Archivio per ottobre 2013 | Pagina di archivio mensile

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Pinterest per aziende “green”: la sostenibilità spiegata con le immagini

Le principali caratteristiche di Pinterest sono la sua semplicità ed immediatezza. Questo social network permette infatti agli utenti di condividere foto che meglio rappresentano i propri desideri, passioni ed interessi, semplicemente con un click. Ed il linguaggio delle immagini è senza dubbio il più immediato, universale ed emozionale.

Per questo motivo le aziende stanno progressivamente prendendo coscienza del potenziale comunicativo di Pinterest e dei benefici che esso può portare se si sceglie di utilizzarlo per la comunicazione dei propri valori, e le aziende green non fanno eccezione. Sia che si tratti di un ristorante biologico, di un brand che crea prodotti sostenibili per la cura dei capelli, di un produttore di cibo a km zero, per tutti Pinterest può essere un utile strumento per condividere attraverso l’uso delle immagini il senso della cura e dell’attenzione verso l’ambiente, rendere partecipe la propria community delle  iniziative di Responsabilità Sociale ed Ambientale (CSR) messe in atto, e perché no dare impulso al proprio business sostenibile.

Ma quali sono i vantaggi che offre l’apertura di un profilo Pinterest ad  un’azienda “green” grande o piccola che sia?

1) Pinterest offre una modalità più immediata ed appealing rispetto alla sezione di  Corporate Social Responsibility del sito aziendale per raccontare in proprio impegno nella sostenibilità. Le immagini possono aiutare a comprendere meglio di tante parole i concetti di “efficienza energetica”, “gestione dei rifiuti”, “ecodesign”, “commercio equo e solidale”, non solo informando ma anche, ed è importantissimo, coinvolgendo. Whole Foods, la più  grande azienda di distribuzione americana di prodotti biologici ed alimenti naturali,  ha creato una board  dedicata alla sua Whole Planet Foundation ed alle molte iniziative green che porta avanti nel  mondo. Whole Planet Foundation è un’organizzazione privata, senza scopo di lucro che offre microcredito in America Latina, Africa e Asia.

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2) Pinterest, permette di presentare agevolmente in un unico luogo più iniziative di sostenibilità e responsabilità sociale aziendali, senza annoiare chi visita il profilo, proprio grazie al potere evocativo delle immagini. Chi lo desidera potrà poi, semplicemente cliccando su una board o su un’immagine, approfondire il tema che lo appassiona o lo incuriosisce maggiormente.  Naturalmente non tutte le aziende sono paragonabili ad IBM che nel suo profilo Pinterest  presenta numerose bacheche sul tema della sostenibilità (di particolare rilevanza: Building a Smarter Planet), ma ad ogni  modo se un’ azienda, qualsiasi sia la sua dimensione, sta facendo progressi nello sviluppo di un prodotto sostenibile o ha acquisito una certificazione “green” dovrebbe creare almeno una board che si ispiri a tali successi.

3)Pinterest coinvolge ed incoraggia l’adozione di comportamenti green anche nella vita di tutti i giorni. Uno degli obiettivi di un’azienda green dovrebbe essere anche quello di formare il pubblico sui temi ambientali e spingere quante più persone possibili a pensare ed agire responsabilmente anche nelle piccole azioni quotidiane. Su questo fronte Pinterest può essere di grande aiuto. Le bacheche legate al tema del DIY (do it yourself), del riciclo e riuso creativo, della realizzazione di prodotti di bellezza naturali, sono molto diffuse e soprattutto molto seguite su Pinterest. Le aziende “green oriented” attraverso l’uso di bacheche ispirate a tali temi posso stimolare interesse e condivisione nonché generare un atteggiamento mentale positivo nei confronti dello stile di vita sostenibile.

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4) Utilizzare in chiave “green” i contest su Pinterest. I concorsi, come noto, fanno leva su tendenze innate nella natura umana: raggiungere obiettivi, ottenere ricompense e vincere nella competizione e, se realizzati  sui social media, permettono agli utenti di discutere, condividere e comparare le proprie esperienze. Un esempio di contest Pinterest basato sulla sostenibilità ce lo offre Wallmart, l’azienda titolare della più grande catena per il commercio al dettaglio nel mondo. Il concorso intitolato “Walmart Pin to Win” richiedeva ai partecipanti di creare sul proprio profilo Pinterest una bacheca intitolata “Walmart Green” e pinnare almeno 10 prodotti dal sito di Walmart che esprimessero al meglio le loro scelte sostenibili nella vita di tutti i giorni.

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Sotto ogni pin doveva essere riportato l’hashtag #WalmartGreen. In palio cinque buoni spesa da $ 500 destinati ai creatori delle migliori board. Il concorso, che è durato una sola settimana, ha dato buoni frutti per l’azienda generando 100 commenti, 700 Likes, 1.547 repin e 1657 nuovi follower. Certo non tutte le aziende hanno le dimensioni e la notorietà di Walmart, ma l’organizzazione di un contest su Pinterest può dare ottimi risultati in termini  di viralità dei contenuti e di engagement, e per attrarre nuovi follower che potranno diventare potenziali nuovi clienti.

Cover photo credit: jm2c via photopin cc

About Paola Valeri

Ho un'esperienza a 360° nel Marketing e nella Comunicazione aziendale, in tutte le sue forme… soprattutto quelle social 🙂 Per diffondere e condividere questa passione parlo di Marketing e Social Network anche nei corsi che tengo per aziende, enti ed associazioni. Scrivere mi appassiona e diverte e per questo sono diventata giornalista pubblicista. Da qualche tempo mi interesso di sostenibilità aziendale e di “green marketing”.

Abstract Fluid Painting Brown & Green | Mark Chadwick on Flickr

Social Media e Musei: l’arte di diventare social

Impossibile pensare che i Social Media non possano giocare un ruolo fondamentale nella promozione dei musei. Su questo dovremmo essere tutti d’accordo. E invece, in Italia, l’utilizzo di questi strumenti è ancora limitato. C’è però una buona notizia: sta crescendo la consapevolezza che “affacciarsi a questo mondo” possa rappresentare una buona opportunità sia per far circolare le informazioni sia per promuovere gli eventi a costi accessibili.

Ho trovato una presentazione molto interessante in rete che fa una panoramica generale sulla situazione italiana e ovviamente porta ad esempio il caso di successo del Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, che già nel 2006 ha compiuto il primo passo verso la comunicazione museale 2.0. Se poi si consulta la classifica pubblicata su Museum Analytics, seppur non proprio tra i primi posti rispetto ad altri nel mondo, troviamo in Italia diversi musei che hanno reso la comunicazione “social” primaria, veicolandola in modo particolare sulla propria pagina Facebook: questo è il caso di MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, (con oltre 65.000 fan) e della Triennale di Milano (oltre 51.000). Segue appunto il Mart, al terzo posto, con oltre 49.000. Se siete curiosi di sapere quali sono gli altri, vi consiglio di scorrere questa classifica, che a mio parere, anche se strumento ancora in beta, è molto interessante.

Ma quali possono essere i vantaggi di un approccio strutturato e di una strategia di comunicazione integrata sui social media per un museo? Di seguito solo alcuni spunti.

  • I social media sono fondamentali per il Branding, per creare o rafforzare l’immagine del museo;
  • Tramite il social media marketing si può raccontare una storia (Storytelling) che parla del museo, partendo dalla sua inaugurazione per poi seguire tutte le tappe salienti della sua esistenza. In questo modo si accresce il coinvolgimento del pubblico ed il senso di appartenenza alla Community;
  • Con questi strumenti si diversifica la presenza sul web, usando toni informali che in altri luoghi non è sempre possibile utilizzare;
  • Si può coinvolgere il pubblico, creando interesse verso una nuova iniziativa, generando “passaparola” sull’evento stesso (presentandolo in anteprima, fornendo dettagli, rispondendo alle domande o alle curiosità, raccogliendo feedback, chiedendo ai visitatori il proprio parere diretto, magari premiandoli per il contributo fornito);
  • I social media possono essere utili anche per mettere in contatto i professionisti che lavorano all’interno della struttura coi visitatori, favorendo così il dialogo e accrescendo il rapporto umano che è alla base della costruzione della Community;
  • Con questi strumenti si può fare ricerca diretta (Survey o Sondaggi) utilizzandoli per fare domande e per confrontarsi con il proprio pubblico, per acquisire tutte le informazioni relative agli interessi, per poi realizzare una programmazione che possa soddisfare il maggior numero di persone possibile;
  • Si può fare promozione alle vendite (per gli ingressi online, i prodotti editoriali, il merchandising e tutto quanto viene venduto nello store);
  • Tramite i social media si può fare anche un buon Customer Service: le risposte alle diverse domande ed esigenze dei propri visitatori possono essere soddisfatte immediatamente;
  • Infine, social media, Qr code e applicazioni mobile possono essere utilizzati per creare “percorsi” guidati e interattivi della mostra stessa, facilitandone la dimensione del racconto, rendendo il percorso multimediale.

Fatte queste dovute premesse, mi piacerebbe concludere il mio articolo riportandovi una case history completa riguardante appunto il social media marketing applicato ai musei: quella del Brooklyn Museum.

Il Brooklyn Museum ha un Blog, una Pagina Facebook, un Profilo Twitter, un Account Flickr, un Tumblr, una Venue Foursquare e altro ancora.
Il sito principale del museo fornisce informazioni sulle mostre, sugli orari di visita e su come raggiungerlo. In sostanza, il genere di cose che ci aspettiamo da un sito di un museo. Nella parte inferiore, sul lato destro, dell’home page troviamo però tutti pulsanti “social” e il link al blog. La pagina Facebook del museo ha oltre 121.000 fan ed è utilizzata principalmente per dare informazioni al pubblico e rispondere alle domande degli utenti. Molto interessanti invece sono il profilo Flickr e il Blog. Il primo funge da archivio per le opere d’arte (dove viene mostrata anche la loro realizzazione), il secondo nasce con la premessa di raccontare cosa c’è “dietro le quinte” del Brooklyn Museum. Infine, vale la pena notare quanto questo museo investa nella “creazione” della propria community e abbia scelto, quindi, la strada di costruirla su uno spazio dedicato chiamato Posse, accessibile dal sito, che di fatto è un social network personalizzato.

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Secondo me sarà sempre più importante da parte dei musei (da quelli più famosi a quelli locali) riuscire a trovare nuove forme di comunicazione in grado di coinvolgere in maniera diretta il proprio visitatore, interessandolo attivamente alle proprie iniziative. Quindi, pensare a Musei 2.0 è sicuramente la strada da intraprendere e non è poi così lontana visto la sempre più ampia diffusione dei social media. Si tratta solo di costruire la giusta strategia di social media marketing a misura di ogni realtà. Siete d’accordo?

 
Photo Credits
Cover Photo: photo credit: markchadwickart via photopin cc
Photo Articolo: “Installing Jean Paul Gaultier di Brooklyn Museum, su Flickr”
 

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

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Quando un furgone da street food dà lezioni di Social Media Marketing

Qualche giorno fa mi sono imbattuta nella storia di Kianta, John e del loro furgone da street food soprannominato Lazarus: sebbene la loro società The Cravings Truck nel frattempo si sia sciolta trovo che la loro esperienza costituisca un ottimo esempio.

I due fidanzati americani di Tallahassee hanno aperto la loro attività nel 2010 e, studiando le mosse della concorrenza, si sono resi conto che gli altri ristoratori mobili si erano già mossi da tempo sui vari social network, in particolare Twitter e Facebook, hanno capito quindi che per avere successo era necessario distinguersi non limitandosi ad essere presenti, ma diventando creatori di contenuti.

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La loro prima mossa è stata quella di integrare ed incoraggiare l’uso di Foursquare: non solo i loro check in venivano visualizzati anche su Facebook e Twitter attirando quindi potenziali consumatori, ma i clienti stessi venivano incoraggiati a registrarsi con degli special appetibili come una bibita o un dolce gratuito, coinvolgendo quindi a loro volta amici e follower.

Kianta e John hanno anche stipulato vantaggiose partnership con altre piccole imprese locali: ad esempio, durante l’inaugurazione di un nuovo negozio di abbigliamento per giovani donne hanno ottenuto il permesso di piazzare il loro furgone in una delle vie più frequentate dalla città, invitando in cambio i propri clienti, sia tramite check-in sia con l’interazione diretta, a visitare la boutique.

Tramite Twitter e Facebook i gestori del Cravings Truck hanno anche cercato di aumentare il più possibile l’engagement dei loro fan, proponendo sondaggi per decidere il gusto del “Waffle della settimana”, promuovendo specifici hashtag e, talvolta, intitolando il piatto all’utente più attivo. La loro fan base veniva chiamata Cravers, aumentando così il senso di appartenenza del pubblico.

Un’altra mossa vincente è stata quella di utilizzare Twitter non solo per il customer service, rispondendo con particolare attenzione agli eventuali tweet negativi, ma anche per aumentare il buzz incoraggiando i propri clienti a twittare le proprie esperienze positive, come ad esempio complimentandosi con un membro dello staff particolarmente capace: ogni fine settimana il miglior impiegato riceveva un bonus, ed i tweet conferivano l’immagine di un posto dove non solo si mangiava bene, ma si poteva ricevere un ottimo servizio.

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Non poteva mancare infine lo storytelling: Kianta e John hanno saputo infatti coinvolgere e far affezionare i propri clienti utilizzando i social non solo per raccontare come mai avessero deciso di battezzare il proprio furgone Lazarus, ma anche postandone le piccole avventure e disavventure quotidiane: una gomma a terra, una terribile coda in autostrada, la batteria da cambiare e così via. Questo non solo ha portato molti follower ad affezionarsi a Lazarus quasi come se si trattasse del proprio mezzo di trasporto, ma ha trasmesso anche la determinazione e la forza dei due proprietari.

Quella del Cravings Truck è una storia che può essere d’ispirazione non solo per le attività itineranti, ma anche e soprattutto per le piccole imprese locali: voi cosa ne pensate? Nella vostra città ci sono esempi di una simile strategia? Fatecelo sapere! 😉

[photo credits: www.facebook.com/cravegoodness; fonte: www.thedailymuse.com ]

About Lara Babitcheff

A cavallo tra Generazione X e Millennials (giusto per ricordarmi quanto basta di com'era la vita pre-Google) sono sempre stata smanettona fin da ragazzina: ho creato il mio primo sito nel 1998 e la mia prima community l'anno successivo, e nel frattempo mi davo da fare su Usenet e forum... Ho lavorato per molti anni come Web Developer, ma non mi bastava: volevo ritrovare il bello della condivisione che avevo apprezzato fin dai miei primi approcci col web, e così mi sono tuffata nel mondo dei Social Media e dei blog. Non ho mai tradito la mia grande passione per la lettura e l'informazione, amo viaggiare, cucinare e scoprire sempre cose nuove.