Archivio per settembre 2014 | Pagina di archivio mensile

App.etite_Enogastronomia_e_Crossmedialita

App.etite: una piccola bibliografia con l’aggiunta delle nostre considerazioni

Lo scorso weekend (20 e 21 settembre) si è svolto a Bologna App.etite, una due-giorni dedicata all’enogastronomia e alla crossmedialità, iniziativa molto interessante a cui (alla fine e con un po’ di fortuna – visto che si trattava di un convegno a numero chiuso) abbiamo avuto il piacere di poter partecipare anche noi di Social Margarita.

Leggendo la presentazione e il programma, le premesse erano delle migliori e noi c’eravamo create molte aspettative (lo confessiamo):

Uno scatto fotografico sulla comunicazione enogastronomica, uno sguardo diffuso sul comunicare il cibo e il bere, un’analisi del presente, il racconto del passato, una proiezione di quello che sarà il futuro della comunicazione food & wine.

Parlare di come fare bene comunicazione enogastronomica partendo da quello che è stato fatto e quello che si può fare in futuro è sicuramente una bella sfida e non una delle più facili (come alla fine si è dimostrato essere).

La nascita dell’iniziativa è altresì da tenere in particolare considerazione: questo speciale momento d’incontro è stato fortemente voluto da Stefano Bonilli (aka @paperogiallo), fondatore del Gambero Rosso e di Gazzetta Gastronomica, purtroppo recentemente scomparso. L’incontro nasceva come: “una riunione nella quale discutere con chi è impegnato in iniziative nuove in Italia e all’estero e dove ascoltare chi ha già dato vita a progetti innovativi non solo nel mondo del food” .

E così è stato. Ma forse è stato anche qualcosa di più.
Le tante opinioni diverse e discordanti ritrovate in rete durante e dopo l’evento probabilmente hanno fatto capire a tutti i presenti quanto sia lunga la strada da percorrere verso una direzione comune. Le nostre aspettative da un lato sono state mantenute (i temi trattati sono stati comunque di notevole interesse), ma dall’altro ci siamo rese conto che anche il settore della comunicazione enogastronomica risente di una certa rigidità soprattutto nei rapporti tra i diversi “attori”.

Appetite_SocialMargarita_collage

 

Per amor di cronaca e per fare chiarezza su quanto è emerso riassumiamo di seguito i diversi punti di vista ritrovati in rete in questi giorni. Un esercizio che crediamo serva per farsi un po’ un’idea sulla complessità dell’argomento.

La prima testimonianza che abbiamo trovato in rete, già la sera della domenica, è il live tweeting gentilmente organizzato e messo a disposizione su Seejay da @cieffe27 (“il mio modo per riordinare gli appunti, va fatto a caldo per non ridursi a un semplice tweet wall” dice lui – “molto utile, aggiungiamo noi”).

Poi c’è stato l’articolo di @Maricler dal titolo “Tre punti per App.etite“.
Uno scritto lucido, intelligente e molto sincero che fornisce 3 spunti su cui riflettere davvero:

  1. “le competenze sono sopravvalutate (o sottovalutate) – chi l’ha detto che deve essere la persona che più sa di cibo la più brava a comunicarlo?”;
  2. “il mondo food deve imparare a farsi permeare da settori diversi e riconoscere la competenze in quei settori per costruire insieme un percorso di eccellenza”;
  3. “fate le slides, presentatevi e predisponetevi a comunicare”: un invito aperto rivolto a tutti i relatori in generale (ma in particolare alla maggior parte di quelli intervenuti) – “chi è sul palco è lì per trasmettere qualcosa” ed esistono davvero tanti mezzi, strumenti e modi per farlo (qualcuno ci è riuscito bene, e probabilmente non a caso era straniero).

Abbiamo ritrovato poi altri due articoli dai toni e modi completamente diversi: quello di Federico Decesare Viola su Food24 e quello di Sandra Salerno (aka @toccodizenzerosul suo blog dal titolo “App.etite: cosa ci aspettiamo dopo?” di cui condividiamo pienamente, tra le altre cose, l’idea di base del titolo e la sua conclusione:

Basta lagnarsi e rimbocchiamoci tutti le maniche che forse è giunto il momento.

E ancora, immancabili il post di Identità Golose e una piccola riflessione di Intravino.

Finiamo (e non a caso) con il report ufficiale su la Gazzetta Gastronomica, da cui abbiamo estrapolato alcune parti:

Parlare di editoria gastronomica insieme per tentare di capire verso dove andare, come stiamo, chi siamo, quali sono le nostre fragilità ma soprattutto le nostre forze. Questo voleva essere il senso di questo incontro. Non un numero zero ma un tentativo di dialogo, scambio e confronto. […] Non erano gli stati generali dell’editoria gastronomica, come qualcuno ha erroneamente titolato, ma l’inizio di un ragionamento […].
Le polemiche, gli assenti, le critiche sono andati di pari passo con la voglia di trovare delle tessere di un mosaico troppo vario da comporre in un solo incontro […].
Intanto diteci chi e cosa avreste voluto ad App.etite. Streaming a parte. Perché, come ha detto Massimo Bottura in chiusura, bisogna smettere di dire e comunicare e bisogna iniziare a fare.

Una richiesta aperta che presume una risposta.
Bene, ecco le nostre considerazioni (streaming a parte – che comunque riteniamo importante).

1 – App.etite dovrebbe diventare un appuntamento periodico dove ritrovarsi e poter andare avanti. Ok, non voleva essere un “numero zero”, ma non può rimanere nemmeno un’occasione fine a se stessa se si vuole andare avanti costruttivamente insieme alle tante voci che abbiamo constatato essere presenti nel settore. Altrimenti che senso ha?

2 – Facce “nuove” al tavolo degli speaker. E per nuove pensiamo all’altra metà del digitale, che non siano i grandi o piccoli editori solamente ma foodblogger, digital Pr operanti nel food e comunicatori anche con piccole/medie esperienze alle spalle in grado di portare un punto di vista diverso, che esiste e non può essere ignorato.

3- Iniziare a portare avanti insieme la cultura della “semplificazione strategica” (ci piace chiamarla così). Iniziare a “parlare semplice” e non per questo “parlare male o valere/sapere meno”. Diffonderla. Svecchiare i sistemi di comunicazione. Cercare di spiegare alle aziende, per fare un esempio concreto alle cantine, che forse la comunicazione va oltre un punteggio, sicuramente comprensibile ma riduttivo.
La semplicità non è poi così facile come si crede. Vuol dire svestirsi di tante strutture mentali complicate e aprirsi ad un pubblico nuovo cogliendo nuove opportunità.
Un primo passo in questa direzione si è fatto con il bellissimo intervento dall’americana Cathy Huyghe,  Wine columnist  di @Forbes e @Food52 (aka @cathyhuyghe), che ha riportato il livello della comunicazione a qualcosa di “terreno” comprensibile da tutti, per questo esaltante.
L’idea di comunicare il vino abbandonando in parte i tecnicismi per avvicinare nuovi consumatori (stranieri e giovani target) dovrebbe essere facilmente comprensibile e assolutamente condivisa ma per un paese, quale l’Italia, in cui “è passato il messaggio che si può avere paura di sbagliare nella scelta del vino alla carta di un ristorante” (cit. Andrea Gori aka @burde) sicuramente è un gran passo avanti.

Appetite_vino_SocialMargarita

Vi consigliamo di leggere questo bellissimo post di Cathy su Forbes, dedicato sempre al post-App.etite visto però dal punto di vista di questa speaker americana che si sofferma a riflettere sulle differenze comunicative rispetto al prodotto vino in Italia e in USA.
“Who has time to read about wine?” se il tempo è limitato, se il messaggio deve passare velocemente allora la comunicazione deve colpire per una sua qualche caratteristica di forma che può essere l’immediatezza, lo stupore, il coinvolgimento e tutto quanto possa emozionare (i punteggi per far questo non servono). Noi di questo ne siamo fermamente convinte e, nel nostro piccolo, attraverso il lavoro sul nostro nuovo blog “Pane, vino e web”, stiamo cercando di diffondere il concetto agli operatori di settore che la semplicità nel modo di comunicare è necessaria per aprirsi nuove strade.

Forse un articolo un po’ lungo questo ma la complessità dell’argomento lo richiedeva. Forse la bibliografia che abbiamo trovato in questi giorni non è completa, se avete da segnalarci altri articoli ci farebbe piacere e potete farlo nei commenti al post.
La nostra intenzione era di tenere traccia di tutto quanto è emerso da questo confronto.
Noi siamo positive e vogliamo assolutamente essere costruttive nei confronti del futuro della comunicazione enogastronomica. Ci sarà da fare un percorso lungo e tanti cambiamenti, ma questo non deve spaventare.

 

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

Festa della Rete collage

Il racconto della “nostra” Festa della Rete 2014

Anche quest’anno a Rimini si è tenuto uno degli appuntamenti del “post” vacanze estive davvero irrinunciabile per chi gravita nel mondo del web per lavoro o passione: la Festa della Rete, o (ex) Blogfest.

Il 12-13-14 di settembre si è infatti svolta l’edizione 2014 dell’evento, alla quale quest’anno eravamo anche invitate come speaker del panel “Il vino può essere pop?” dedicato al mondo del vino e del digitale, e proprio io sono stata l’onorata portavoce di Social Margarita.

Festa della Rete 2014

Prima di parlarvi dell’interessante dibattito che si è creato durante il panel a cui ho partecipato in prima persona volevo riassumere in punti quelli che sono stati i concetti che più mi hanno colpito e che ho portato via dagli incontri che ho seguito:

1) Non basta dire la parola “storytelling” (tanto di moda ora  😉 )! Le storie diventano forti se sono autentiche e chi lavora nel digitale deve trovare la chiave perfetta per raccontarle al target di riferimento con la giusta voce. I consumatori, anche nel digital, sono poco interessati a storie poco emozionali e coinvolgenti, solo una narrazione “che sa di vero” può essere lo strumento adatto, i consumatori vogliono entrare in un “mondo” narrativo. (Dal Panel: “Storytelling digitale: come il racconto di moda si evolve in rete”)

2) Una chiave vincente per le aziende che cercano collaborazioni attraverso influencer/opinion leader o blogger  è quella di ingaggiare coloro che già condividono i valori e lo stile del brand. In questo modo le azioni saranno credibili ed esponenzialmente efficaci, a prescindere dal numero dei follower degli stessi. (Dal panel:“Rudy contro tutti: quanto gli influencer contano davvero” )

3) La moda in passato costruiva stereotipi. Oggi è costretta invece a costruire degli archetipi narrativi (Paolo Iabichino dal panel:“Storytelling digitale: come il racconto di moda si evolve in rete”)

4) I brand del lusso che hanno una chiara storia di marchio da raccontare (già consolidata attraverso altre attività di marketing) possono completare l’esperienza di marca attraverso i media digitali. (Dal panel: “Consumatori 2.0: digital e lusso esperenziale”).

5) L’Italia è un Paese che sta cercando di digitalizzarsi, anche in Parlamento. Ma i blocchi burocratici e culturali sono davvero enormi, anche per chi sta cercando di rivoluzionare determinati ambienti ( Dal panel: “La Carta dei diritti di Internet” e “Colazione con… Stefano Quintarelli e Domitilla Ferrari)

Collage Festa della Rete 2014

Il panel a cui ho parlato mi ha davvero stupito per gli spunti che sono stati offerti dagli interlocutori! Ammetto che non pensavo di trovarmi in perfetta sintonia con colleghi giornalisti (Dan Lerner), sommelier (Adua Villa), wine-blogger (Jacopo Cossater), esperti di comunicazione visual (Ilaria Barbotti) e anche con un rappresentante di una grande azienda vinicola (Francesco Zonin): spesso ho infatti vissuto l’ambiente del vino (in ambito soprattutto della comunicazione) come poco “social” e soprattutto poco lungimirante sul tipo di percorso comunicativo che doveva intraprendere questo settore, soprattutto in un’ottica di internazionalizzazione.

Panel  vino Festa della Rete

Quello che è emerso da questa stimolante discussione è stato invece una volontà condivisa di cambiare linguaggio, di farsi più semplici per arrivare davvero a tutti, non solo ai veri esperti del vino (target che rappresenta tra l’altro solo il 10% del mercato del vino). I media digitali ci danno molti strumenti e personalmente, come ho detto nel mio intervento, credo fondamentale unire allo storytelling anche l’edutaintment, ossia il fornire contenuti di valore aggiunto che insegnino e contemporaneamente divertano. Ho citato in merito anche due casi dall’estero davvero interessanti di “best practice” su due target diversi di mercato: Mirabeu Wines e Barefoot Wines. Vi invito a visitarli e coglierne gli interessanti spunti ;).

E’ stato davvero motivante vedere quanto imprenditori e comunicatori italiani siano allineati sul futuro che dovrebbe prendere la comunicazione del mondo del vino, anche dovendo confrontarsi con molte resistenze e blocchi che purtroppo sono presenti ad oggi. Il vino, soprattutto legato alla nostra splendida Italia, è così magico che non resta che raccontarla a tutto il mondo quella storia e sono sicura che ne rimarranno tutti molto affascinati. E la risposta è: Sì! Il vino può essere pop 🙂

Vi lasciamo con una selfie di rito di tutto il team al completo e con un arcobaleno che ha baciato alla sua partenza la Festa della Rete 🙂

Team Social Margarita

Arcobaleno

About Valeria Moschet

Dopo una consolidata esperienza retail e commerciale nei settori abbigliamento e accessori, ho intrapreso una nuova sfida professionale e mi sono specializzata in Social Media Marketing. Da allora con grande passione ed entusiasmo lavoro come consulente per aziende di varie dimensioni e mercati, ma sono specializzata nei settori del Beauty, Moda e Lifestyle. Sono formatrice su temi dei social media e del Web 2.0.