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Quando un furgone da street food dà lezioni di Social Media Marketing

Qualche giorno fa mi sono imbattuta nella storia di Kianta, John e del loro furgone da street food soprannominato Lazarus: sebbene la loro società The Cravings Truck nel frattempo si sia sciolta trovo che la loro esperienza costituisca un ottimo esempio.

I due fidanzati americani di Tallahassee hanno aperto la loro attività nel 2010 e, studiando le mosse della concorrenza, si sono resi conto che gli altri ristoratori mobili si erano già mossi da tempo sui vari social network, in particolare Twitter e Facebook, hanno capito quindi che per avere successo era necessario distinguersi non limitandosi ad essere presenti, ma diventando creatori di contenuti.

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La loro prima mossa è stata quella di integrare ed incoraggiare l’uso di Foursquare: non solo i loro check in venivano visualizzati anche su Facebook e Twitter attirando quindi potenziali consumatori, ma i clienti stessi venivano incoraggiati a registrarsi con degli special appetibili come una bibita o un dolce gratuito, coinvolgendo quindi a loro volta amici e follower.

Kianta e John hanno anche stipulato vantaggiose partnership con altre piccole imprese locali: ad esempio, durante l’inaugurazione di un nuovo negozio di abbigliamento per giovani donne hanno ottenuto il permesso di piazzare il loro furgone in una delle vie più frequentate dalla città, invitando in cambio i propri clienti, sia tramite check-in sia con l’interazione diretta, a visitare la boutique.

Tramite Twitter e Facebook i gestori del Cravings Truck hanno anche cercato di aumentare il più possibile l’engagement dei loro fan, proponendo sondaggi per decidere il gusto del “Waffle della settimana”, promuovendo specifici hashtag e, talvolta, intitolando il piatto all’utente più attivo. La loro fan base veniva chiamata Cravers, aumentando così il senso di appartenenza del pubblico.

Un’altra mossa vincente è stata quella di utilizzare Twitter non solo per il customer service, rispondendo con particolare attenzione agli eventuali tweet negativi, ma anche per aumentare il buzz incoraggiando i propri clienti a twittare le proprie esperienze positive, come ad esempio complimentandosi con un membro dello staff particolarmente capace: ogni fine settimana il miglior impiegato riceveva un bonus, ed i tweet conferivano l’immagine di un posto dove non solo si mangiava bene, ma si poteva ricevere un ottimo servizio.

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Non poteva mancare infine lo storytelling: Kianta e John hanno saputo infatti coinvolgere e far affezionare i propri clienti utilizzando i social non solo per raccontare come mai avessero deciso di battezzare il proprio furgone Lazarus, ma anche postandone le piccole avventure e disavventure quotidiane: una gomma a terra, una terribile coda in autostrada, la batteria da cambiare e così via. Questo non solo ha portato molti follower ad affezionarsi a Lazarus quasi come se si trattasse del proprio mezzo di trasporto, ma ha trasmesso anche la determinazione e la forza dei due proprietari.

Quella del Cravings Truck è una storia che può essere d’ispirazione non solo per le attività itineranti, ma anche e soprattutto per le piccole imprese locali: voi cosa ne pensate? Nella vostra città ci sono esempi di una simile strategia? Fatecelo sapere! 😉

[photo credits: www.facebook.com/cravegoodness; fonte: www.thedailymuse.com ]

About Lara Babitcheff

A cavallo tra Generazione X e Millennials (giusto per ricordarmi quanto basta di com'era la vita pre-Google) sono sempre stata smanettona fin da ragazzina: ho creato il mio primo sito nel 1998 e la mia prima community l'anno successivo, e nel frattempo mi davo da fare su Usenet e forum... Ho lavorato per molti anni come Web Developer, ma non mi bastava: volevo ritrovare il bello della condivisione che avevo apprezzato fin dai miei primi approcci col web, e così mi sono tuffata nel mondo dei Social Media e dei blog. Non ho mai tradito la mia grande passione per la lettura e l'informazione, amo viaggiare, cucinare e scoprire sempre cose nuove.

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Polyvore apre le porte all’home decor

Se siete appassionati o addetti ai lavori del mondo del fashion sicuramente conoscete già Polyvore, il social che fin dal 2007 permette agli utenti di creare i propri set personalizzati abbinando abiti, cosmetici e accessori e che vanta collaborazioni con nomi come Lady Gaga e Katy Perry e brand del calibro di Calvin Klein, Lancôme e Diane Von Furstenberg.

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Da pochi giorni Polyvore ha aperto una nuova sezione dedicata all’home decor, Polyvore for Home per l’appunto, nella quale gli utenti possono creare i propri set dedicati alla casa secondo il proprio gusto e fantasia.
Quello che differenzia Polyvore da altri social già accreditati nel mondo dell’home design come ad esempio Houzz è la possibilità di importare gli oggetti direttamente dai siti web ed abbinarli e comporli tra loro tramite una semplice interfaccia drag&drop, e soprattutto il suo collegamento diretto col mondo dell’e-commerce.

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Polywore è infatti focalizzato sullo shopping, e navigando tra i set è possibile visualizzare direttamente il prezzo dei singoli oggetti che lo compongono, ed andare immediatamente al sito e-commerce corrispondente con un semplice clic.

E’ possibile creare il proprio profilo inserendo i link al proprio sito ed ai propri contatti sociali e si può interagire commentando sia i set che i singoli oggetti, entrambi ricercabili tramite tag ed organizzabili in collezioni. I set possono essere facilmente condivisi sugli altri social, siti e blog, e gli oggetti importati possono essere utilizzati anche dagli altri utenti.

Teen room ♥

E’ facile quindi intuire le potenzialità di marketing di Polyvore, già affermato soprattutto tra il pubblico femminile (il 50% degli utenti sono donne con meno di 34 anni, ma è altamente probabile che grazie a questa innovazione il pubblico si amplierà) e con un alto potenziale virale anche grazie alla facile integrazione  con Pinterest.

Io ho creato il mio profilo già da alcuni anni, e non vedo l’ora di provare questa novità, e voi? 😉

 

[fonti: techcrunch.com, blog.polyvore.com]

About Lara Babitcheff

A cavallo tra Generazione X e Millennials (giusto per ricordarmi quanto basta di com'era la vita pre-Google) sono sempre stata smanettona fin da ragazzina: ho creato il mio primo sito nel 1998 e la mia prima community l'anno successivo, e nel frattempo mi davo da fare su Usenet e forum... Ho lavorato per molti anni come Web Developer, ma non mi bastava: volevo ritrovare il bello della condivisione che avevo apprezzato fin dai miei primi approcci col web, e così mi sono tuffata nel mondo dei Social Media e dei blog. Non ho mai tradito la mia grande passione per la lettura e l'informazione, amo viaggiare, cucinare e scoprire sempre cose nuove.

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1888 Hotel, l’albergo per gli amanti di Instagram

Instagram sta prendendo sempre più piede, e condividere le proprie fotografie è diventato ormai parte integrante di un viaggio: lo sanno bene i gestori della compagnia alberghiera 8Hotels che a Sydney hanno inaugurato un mese fa il lussuoso 1888 Hotel, dove il social network è parte integrante dell’esperienza.

Il nome rende omaggio al 1888, anno in cui la Kodak lanciò la prima macchina fotografica, ma il suo approccio è decisamente moderno: innanzitutto l’hotel offre un soggiorno di una notte gratuito a chi ha più di 10mila follower iniziativa a cui ha già aderito lo youtuber statunitense Toby Turner che ha oltre 620mila follower su Instagram ed oltre 6 milioni di iscritti al suo canale YouTube, ma non finisce qui: ogni mese si terrà infatti un contest che premierà la miglior fotografia scattata dagli ospiti, secondo criteri sia estetici che di engagement generato.

Nell’hotel è presente anche una sala appositamente allestita per scattarsi autoscatti (selfie) che testimonino il proprio passaggio, nonché una parete digitale in continuo aggiornamento popolata dalle fotografie condivise su Instagram col tag #1888Hotel, e sempre dal social network sono tratte le immagini che abbelliscono le stanze.

L’albergo non si limita però ad utilizzare Instagram per rafforzare la propria immagine, ma anche per fornire spunti per visitare la città, aumentando il coinvolgimento dei propri ospiti: ecco quindi la Pyrmont Insta-Walk, una passeggiata alla scoperta dei luoghi più pittoreschi da immortalare nelle proprie fotografie digitali.

Paul Fischman, il CEO di 8Hotels, ha dichiarato: “C’è sempre stato un forte, intrinseco collegamento tra il viaggio e la fotografia, ma l’avvento dei Social Media e di Instagram ha reso la condivisione delle fotografie una parte ancora più importante dell’esperienza di un viaggiatore. Le persone non vogliono più solo visitare e soggiornare in dei bei posti, ma vogliono anche catturare ciò che stanno vivendo e condividerlo in tempo reale coi loro amici e collegamenti.“, parole di cui si può certamente fare tesoro e da cui prendere spunto anche senza bisogno di tematizzare in maniera così radicale il proprio albergo.

E voi soggiornereste in un hotel così, oppure proponete anche voi esperienze simili ai vostri clienti? Fateci sapere! 😉

[fonti: theinteriorsaddict.com, mashable.com]

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A cavallo tra Generazione X e Millennials (giusto per ricordarmi quanto basta di com'era la vita pre-Google) sono sempre stata smanettona fin da ragazzina: ho creato il mio primo sito nel 1998 e la mia prima community l'anno successivo, e nel frattempo mi davo da fare su Usenet e forum... Ho lavorato per molti anni come Web Developer, ma non mi bastava: volevo ritrovare il bello della condivisione che avevo apprezzato fin dai miei primi approcci col web, e così mi sono tuffata nel mondo dei Social Media e dei blog. Non ho mai tradito la mia grande passione per la lettura e l'informazione, amo viaggiare, cucinare e scoprire sempre cose nuove.

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Vine e i brand della moda

Vine, la piattaforma di video sharing acquisita da Twitter, per le sue potenzialità è stata immediatamente sfruttata dai brand del fashion, ma subito le case di moda si sono accorte che non è così facile sfruttarlo al meglio: mentre una foto su Instagram grazie ai suoi filtri assume subito un’aria glam un video richiede maggiori sforzi e pianificazione per essere realmente efficace.

Uno studio di Mashable indica però che la probabilità che un video di Vine venga condiviso sono quattro volte maggiori rispetto a quelle delle altre piattaforme come YouTube o Vimeo, proprio per la loro maggiore incisività, caratteristica condivisa anche dal neonati video di Instagram: ecco perchè, se usate nel modo giusto, queste piattaforme costituiscono una grandissima opportunità.

Ecco una carrellata di alcuni dei migliori esempi:

Urban Outfitter e le sua personalità

Il marchio Urban Outfitter ha saputo sfruttare Vine pubblicando una serie di video in stop motion creati appositamente per rappresentare la personalità allo stesso tempo giocosa e chic del brand, come questo in cui una borsa di cosmetici “indispensabili” si prepara da sola.

Mostrare i propri prodotti nel dettaglio: Marc Jacobs…

Mark Jacobs ha pensato di creare una serie di video nei quali le sue borsette ruotano come se fossero su un nastro trasportatore, un modo molto più originale di presentare i propri prodotti rispetto alla classica vista a 360° presente su molti siti. Un altro esempio di successo è Gap, che ha presentato i propri abiti con il video di una modella che piroetta su se stessa: decisamente più accattivante rispetto al banale filmato di una sfilata.

…e i “Dietro le quinte”.

Un altro modo in cui Mark Jacobs sfrutta Vine è mostrare i dietro le quinte del suo brand, come in questo video in cui mostra i diversi stili indossati dai propri dipendenti.

French Connection e i piccoli capolavori in stop motion

L’arte della stop motion pare essere uno degli espedienti più efficaci: in questo caso French Connection si è avvalso della collaborazione della fotografa Meagan Cignoli per produrre una serie di video in cui gli abiti della collezione estiva sono protagonisti, come questo in cui si preparano da soli per essere portati in vacanza.

Nordstrom e i video “How To”

Un altro modo semplice ma efficace di proporsi su Vine sono i video esplicativi o “how to”, in questo caso Nordstrom mostra come fare il nodo alla cravatta.

Le potenzialità sono quindi moltissime, anche se Vine deve ora vedersela col già citato Instagram Video che parte già con una base di utenti molto più ampia: questi consigli sono però ugualmente validi e anzi noi Margaritas siamo certe che specializzarsi nel micro-video editing diventerà sempre più importante.

Fonte: Mashable.com

 

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