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Nice To Link You: Ford Italia lancia la sfida e noi l’accettiamo!

Gli scorsi 10-11 giugno abbiamo avuto il piacere di partecipare alla Social Media Week di Roma, dove abbiamo accettato la divertente sfida lanciata da Ford Italia“Nice to Link you”.

Ci è stato chiesto di riuscire a connettere quanti più utenti possibili a un nuovo social network, in sostanza di diventare per un’ora dei veri e propri “social-evangelizzatori“. Partecipare è stato molto divertente, lo ammettiamo! Competere con un obiettivo di questo tipo ci ha rese agguerrite e pronte a tutto 🙂

In realtà, andare in giro per le strade di Roma ad intervistare persone sul tema “social media” ci ha messe davanti a diverse reazioni interessanti. Di fatto, questa esperienza può essere inserita tra i nostri casi studio (forse non proprio tra i più scientifici, ma sicuramente tra i più divertenti!) sulla diffusione della conoscenza dei social media in Italia.

Abbiamo fermato diverse categorie di persone, italiani e stranieri, e da quanto abbiamo potuto constatare (ma del resto ce lo immaginavamo) gli stranieri hanno dimostrato di avere più confidenza e conoscenza dei canali social, anche se ancora con diverse lacune (un intervistato di nazionalità inglese ci ha confessato di non avere ancora un profilo Linkedin!). Però è stato un italiano che ci ha dichiarato in modo perentorio e convinto che “mai e poi mai avrebbe aperto nessun profilo social“, nulla è servito perseverare nell’opera di convincimento, in questo caso l’evangelizzazione si è rivelata davvero impossibile 🙂 Grandi soddisfazioni invece sono arrivate dalla Marina Militare Italiana, che proprio in quei giorni si trovava in Piazza del Popolo per un evento: abbiamo fermato due simpaticissimi esponenti del corpo militare che si sono dimostrati preparatissimi e che ci hanno illustrato su quali canali social era già presente la nostra forza armata, e sono davvero tanti (guardate qui)! A loro, abbiamo tentato di strappare la promessa dell’apertura di un canale Periscope perfetto per trasmettere live 🙂

Chissà che cosa hanno potuto riscontrare gli altri influencer coinvolti nell’avventura! 🙂

Ecco il video racconto della sfida #NiceToLinkYou!

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

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Chiacchiere e Margaritas: un margarita con IlarysGrill

Ritornano le nostre interviste per “Chiacchiere e Margaritas”, una rubrica d’interviste “utili & futili” con i nostri amici della rete!
Un momento di confronto con colleghi e amici del web su tematiche in cui gli intervistati sono specializzati, per conoscere le loro esperienze “sul campo” direttamente dalla loro voce.

Ilaria Barbotti è Digital PR, Social Media Strategist, Fondatrice e Presidente di IgersItalia ed di Exploring Marche e Autrice di “Instagram Marketing” di Hoepli.

Perché questa volta abbiamo scelto proprio Ilary?
Appassionate di fotografia e Instagram quali siamo non potevamo certo lasciarci sfuggire una chiacchierata con lei soprattutto dopo il lancio del suo libro dedicato al Marketing su Instagram. Eccoci qui, quindi, attentissime per conoscere tutti i segreti del successo su Instagram! 😉 Pronti a leggere la sua intervista?

Quando e come nasce la tua avventura su Instagram? In che modo diventi fondatrice di @IgersItalia e in cosa consiste avere questo ruolo?
Instagram lo scopro nel marzo 2011. In Italia lo usavamo in pochi… scopro poco dopo essermi innamorata di questo mezzo che esistono delle community locali, ma in Italia nulla. Contatto il fonder @igers Philippe, che subito mi risponde entusiasta, partiamo con @igersitalia. All’inizio molto divertimento per capire che ben presto che sarebbe diventato moto altro…

IlariaBarbotti_ProfiloInstagram
Sui tuoi profili condividi sempre fotografie di luoghi meravigliosi, sei sempre in viaggio, è il tuo lavoro che lo richiede? Qual è una tua giornata tipo?
Sono spesso in viaggio per lavoro, sì. Tra lezioni, workshop e tour di promozione turistica o progetti che seguo mi sposto spessissimo,anche perché vivo nelle Marche che sono bellissime ma non proprio il centro del business per eccellenza. Sono spesso a Milano per incontri e progetti di lavoro, ma anche a Roma o in qualsiasi luogo d’Italia e d’Europa in cui si organizza un Instagram tour a promozione del territorio.

Come nasce invece il progetto di Exploring Marche? Che cosa è?
Exploring Marche
nasce nel dicembre 2013 da un’idea e dall’esperienza accumulata in svariati progetti social di promozione turistica. Nelle Marche se ne sente il bisogno e insieme a Nadia Stacchiotti, creiamo questo gruppo di persone che aiutano aziende, marchigiani e luoghi a farsi conoscere e a promuoversi nel mondo, attraverso il web, i social media e gli influencers di questi mondi.

Sappiamo che hai da poco scritto e lanciato il tuo libro sull’Instagram Marketing di Hoepli: ci riassumi brevemente di cosa parla e come hai vissuto la stesura del libro?
Il libro parla dei miei ultimi anni di vita ed esperienze lavorative. C’è molto di me nel libro, e di quello che ho creato con Instagram dal 2011 ad oggi. Ci sono idee, progetti, consigli, testimonianze felici, la mia idea di PR, su questo mondo ancora sconosciuto a tantissimi… vi consiglio di prenderne una copia 😉
La stesura è stata più veloce del previsto perché sapevo bene cosa e come scrivere, quindi grazie al supporto di una laureanda in economia e marketing, in 4 mesi abbiamo consegnato il libro finito con tante belle fotografie colorate a corredo. Le ultime pagine sono ispirazioni, con 30 foto di alcuni dei migliori Iger mondiali per me.

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Instagram è diventato un Social Network davvero diffuso e tante sono le community che nascono ogni giorno: cosa pensi delle diverse Community su Instagram?

Instagramers Italia da sempre li riunisce tutti con eventi sempre aperti a tutti e con attività online per tutti. Non amiamo creare divisioni o gruppi chiusi, è proprio il nostro focus. Col tempo i numeri parlano chiaro, siamo l’unica community che rimane nel tempo, che organizza eventi online e offline e che ha un indiscusso seguito.

Qual è l’app che preferisci per la gestione o editing delle foto su Instagram?Assolutamente Snapseed. L’ho sempre usata e continuo ad usarla con soddisfazione. È completa, facile, veloce e si allontana dalle mode del momento. Utile anche Retouch per cancellare cavi o fili indesiderati :-)-
Altri strumenti utili per un community manager sono Picframe, Squaready, Photorepost.

Cosa ne pensi delle foto scattate con macchine fotografiche reflex e poi caricate su Instagram? Credi che si allontanino dall’essenza e dallo spirito con cui è nato questo social?

Capisco però che col tempo, molti Instagramer con un seguito e un’immagine, già bravissimi, cerchino ora strumenti più sofisticati di uno smartphone soprattutto per zoom e dettagli. L’importante è che venga sempre dichiarato lo strumento con cui si scatta. Io stessa scatto quasi sempre con Iphone, ma uso a volte la camera Sony QX10, il Sony Xperia Z3 Compact,

Ci daresti la tua ricetta segreta per il perfetto “Instagram Cocktail”?
Ovvero gli ingredienti più giusti per fare Marketing su Instagram.

  • Belle foto
  • Stile personale
  • Lasciare un po’ di sé stessi
  • Interagire tantissimo
  • Selezionare i vostri iger preferiti e seguirli costantemente
  • Condividere attimi della propria vita

Tu sei una marchigiana Doc, cosa ti piace di più della tua terra? Se non vivessi nelle Marche, dove ti piacerebbe vivere?
Io adoro le Marche, adoro le sue colline, il mare del Conero che dista 10 minuti da casa mia, mi piace la serenità e la semplicità con cui le persone vivono e con cui questi luoghi si presentano. Qui si mangia bene e si vive bene. Se non vivessi qui, vorrei vivere in un luogo tranquillo ma che mi permetta di lavorare e incontrare persone, ma le Marche rimangono al 1 posto.

Qual è il posto più bello che hai visitato?
In assoluto? Al primo posto c’è la costiera amalfitana, soprattutto il tratto Amalfi-Positano. Ma devo vedere ancora tantissimo per poter essere sicura… seguite il #girodilaria.

E come la tradizione di “Chiacchiere & Margaritas” vuole, finiamo l’intervista con un bel video messaggio sulle “grandi verità di Instagram” ☺

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

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Spotify & Brand Identity: le possibilità offerte ai brand e non solo

Lanciato nell’ottobre del 2008 (disponibile in Italia da aprile 2013), oggi Spotify è indiscutibilmente il servizio di streaming musicale principale del mercato. Negli ultimi mesi (da novembre 2014) ha visto incrementare il proprio numero di utenti attivi di 10 milioni di unità raggiungendo i 60 milioni, mentre di 2,5 milioni gli abbonati a pagamento che oggi sono 15 milioni.

Che cosa sia Spotify e come funziona forse lo sabbiamo un po’ tutti (qui la pagina dedicata su Wikipedia) ma che questa piattaforma possa essere una buona opportunità per sviluppare attività di marketing digitale e per costruire l’identità di un marchio o azienda probabilmente non è molto noto, soprattutto nelle sue modalità.

Per capire quindi il valore dello strumento, partiamo da qualche dato/affermazione utile che lo stesso Spotify pubblica sul suo sito:

  • Il 53% delle persone online ascolta l’audio digitale;
  • Il pubblico audio digitale cresce rapidamente, soprattutto grazie agli utenti di smartphone e tablet;
  • Le persone portano la musica con sé ovunque: al lavoro, in palestra, sui mezzi di trasporto o quando camminano. Creano la colonna sonora delle loro giornate.
  • Le persone ascoltano la musica in più luoghi ma anche più a lungo: il 67% degli ascoltatori audio digitali dichiara di ascoltare più musica rispetto allo scorso anno

Sulle diverse possibilità pensate per i brand sembra proprio che Spotify stia puntando moltissimo: è notizia di qualche giorno fa del lancio all’interno di Spotify for Brands del servizio di Playlist Targeting, una soluzione dedicata alle aziende per aiutarle a raggiungere meglio il target di proprio interesse. A partire dal 1 maggio, le aziende potranno selezionare segmenti di audience specifici basati sugli streaming di oltre un milione e mezzo di playlist Spotify, cercando quindi di andare a colpire gli utenti in base a chi sono (età e sesso, provenienza, lingua), cosa ascoltano (playlist, genere) e quando lo fanno (momento della giornata e piattaforma/dispositivo).

Spotify_per_Brand_SitoWeb

Quindi, come possono i brand e le aziende sfruttare Spotify per implementare la propria Brand Identity?

Le possibilità sono diverse, partiamo da quelle legate al mondo dell’advertising (ad oggi si contano 8 formati pubblicitari):

  1. Sponsored Session (novità): attualmente disponibile solo su smartphone e in alcuni mercati, costituisce un modo per offrire al pubblico del brand la possibilità di ascoltare musica senza pubblicità per 30 minuti, in cambio di una visualizzazione di uno spot video.
  2. Video Take Over (nuovo formato): attualmente disponibile solo su desktop e in certi mercati, sponsorizza il break pubblicitario con video e display ad impatto.
  3. Pubblicità Audio: consiste in un messaggio commerciale (massimo 30 secondi) che viene trasmesso tra un brano e l’altro insieme a un banner pubblicitario cliccabile.
  4. Pubblicità Display: è la modalità di inserzione visuale più diffusa. Il banner pubblicitario (Leaderboard, posizionato nella parte inferiore del player) viene visualizzato per 30 secondi massimo ed è cliccabile con la possibilità di puntare verso un sito esterno.
  5. Billboard: in questo modo è possibile proporre delle immagini “screen saver” grandi che garantiscono il 100% di visibilità del brand.
  6. Homepage Takeover: pensata per presidiare l’Homepage di Spotify con l’immagine del brand per un’intera giornata.
  7. Branded Playlist: playlist personalizzate, promosse poi dalla piattaforma, con logo del brand, testo e link opzionale alla campagna. Tutte le playlist personalizzate devono essere generate dagli utenti e contenere un minimo di 40 brani, con solo un brano per artista.
  8. Branded Page: è un mini sito perfettamente integrato in Spotify, raggiungibile dall’utente tramite clic sulle inserzioni del brand stesso. Può contenere video, immagini, blog, news, link e commenti, può contenere praticamente tutti i contenuti di una pagina Web. Mentre l’utente visita la pagina, tutte le pubblicità display di altri brand sono bloccate (eccetto le inserzioni audio).

A parte le modalità legate all’advertising, è assolutamente possibile aprire un profilo con il nome di un brand, proprio come faremmo per un account personale. Ho approfondito l’argomento parlando direttamente con i referenti di Spotify che sono stati molto disponibili a chiarirmi le idee. Aprire un account personale è consentito e non viola quanto contenuto nelle linee guida dell’utente.
La differenza che c’è tra aprire un account per un brand in autonomia o con la collaborazione di Spotify è che, nel secondo caso, l’account sarà verificato e quindi avrà un flag di spunta azzurro visibile a fianco al marchio (vedi di seguito Coca-Cola).
Le playlist che un account può creare non possono essere commerciali o contenere il nome del marchio, ma possono essere legate solo alla creazione di un mondo emozionale che ruota attorno al brand. Le playlist commerciali (legate al marchio e riconducibili ad esso) sono invece le “Branded Playlist” di cui ho scritto sopra, offerte direttamente dalla piattaforma a fronte di un determinato investimento.  È importante dire che, da quanto mi pare di aver compreso, di solito i brand che hanno aperto un account su Spotify hanno poi previsto investimenti sullo stesso, realizzando progetti di comunicazione ad hoc.

Con un profilo è possibile raccontare attraverso la musica i valori del brand, la sua brand identity, e far vivere un’esperienza di branding sensoriale unica e personale. Chi lo ha fatto (ad esempio Coca-Cola, Nike Women e Reebok) ha creato playlist con canzoni con un elevato significato per il brand e, ancora, ne ha realizzate altre per radunare un insieme di brani ideali, ispirati ai propri valori, da far ascoltare agli utenti in momenti particolari della giornata (es. il risveglio, l’aperitivo, l’attività fisica ecc.).

CocaCola_Spotify_Account

Ecco, quindi, 5 consigli per utilizzare al meglio un account Spotify (consigli, che mi sento di dare anche ai singoli utenti che vogliono costruire una propria identità in rete e lavorare sul proprio personal branding per farsi conoscere anche da un punto di vista musicale):

1) Costruite la vostra presenza su Spotify: create un profilo Spotify in modo da poter stabilire la vostra identità musicale con playlist multiple e rendendo ai vostri follower più facile l’interazione con i vostri contenuti.

2) Lavorate sulla vostra identità musicale, raccontatevi attraverso la musica. Comunicate! Le Playlist devono essere coinvolgenti. Incoraggiate i vostri follower a condividere i vostri contenuti musicali su Facebook o Twitter, amplificandone così la divulgazione.

3) Aggiornate i contenuti musicali in modo costante e frequente: aggiungete nuove playlist, nuove canzoni e rendete i vostri contenuti ancora più interessanti. Chiedete agli utenti dei suggerimenti musicali attraverso i vostri canali social per create playlist tematiche e collaborative.

4) Fatevi trovare con facilità: rendete il vostro account Spotify raggiungibile pubblicando il link sul vostro sito web o sugli altri canali social.

5) Divertitevi! Lasciandovi trasportare dalla musica 😉

Spotify è sicuramente uno strumento di digital marketing dall’alto potenziale ma in parte è ancora tutto da testare in questo senso. Sono molto curiosa e interessata ad assistere agli ulteriori servizi/modalità di utilizzo che Spotify penserà per le aziende e le strade che gli stessi brand intraprenderanno in tale direzione.
E voi, cosa pensate delle potenzialità di Spotify per le aziende? E per il Personal Branding? Mi piacerebbe ricevere i vostri commenti o segnalazioni in merito 🙂

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

Matrimoni_Digitali

Matrimoni social e digitali? Sì, grazie!

Ormai è evidente che il rapporto tra matrimoni e digitale, social network in particolare, sta diventando sempre più stretto, anche nel nostro paese. Ovviamente non troveremo ancora tutti gli spunti e le incredibili possibilità che potremmo invece trovare negli States, precursori di tendenze in tanti settori, ma sicuramente una certa apertura c’è stata negli anni anche qui in Italia.

Di recente sono stata al matrimonio di una mia cara amica che mi ha invitata a scaricare un’applicazione (WedShoots) per condividere le mie fotografie in un album dedicato creato dagli sposi. Questo mi ha fatto riflettere e mi ha fatto venir voglia di indagare l’argomento da un punto di vista “professionale”. Ho fatto quindi delle ricerche sul web e ho trovato moltissimo materiale. Dietro al settore del wedding si nasconde ovviamente un mondo e questo non è un segreto, ma siamo tutti a conoscenza che anche il digital wedding sia un ambito altrettanto vasto e ricco di possibilità?

Devo fare una premessa doverosa: non ho mai organizzato un matrimonio e quindi non ho mai avuto la possibilità di sviscerare l’argomento da un punto di vista analitico come solo io saprei fare 😉 Quanto leggerete in questo post è frutto di una ricerca di qualche ora che riporta quello che mi ha colpito e che mi ha fatto riflettere.

Partiamo dalla mia esperienza personale, ovvero dal matrimonio a cui sono appena stata. Gli sposi, oltre a invitarci a condividere le nostre foto tramite WedShots, hanno creato il sito del proprio matrimonio. Pensate forse che abbiano usato un WordPress? Certo che no, ancora più facile: basta andare su matrimonio.com nella sezione “wedding site” e con un clic ti sei tolto il pensiero! Fantastico! Puoi raccontare la tua storia, dare informazioni utili sulla cerimonia, sulla lista di nozze ecc.

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Navigando poi su matrimonio.com ci si rende subito conto di quanti altri servizi questo sito web può offrire: dal weddingorganizer, alle testimonianze di sposi, alle community in cui entrare a far parte, fino ad arrivare  addirittura a un concorso a cui partecipare per vincere un budget per il “tuo matrimonio”.

Praticamente matrimonio.com è il parente italiano dell’americano The Knot insieme a cui Mashable ha condotto una ricerca sulle abitudini digitali degli sposi durante il processo di preparazione del proprio matrimonio. L’articolo di Mashable dedicato appunto a questa ricerca (datato luglio 2014) descrive i risultati emersi e mostra come “le spose stanno digitalizzando in maniera sempre più consistente il grande giorno. Ecco l’infografica scaturita dalla ricerca.

The-Knot-Mashable-SocialWeddingSurvey-Infographic-FINAL
I dati che mi colpiscono di più sono:

  1. Il 55% delle spose sceglie e utilizza un hashtag per il proprio matrimonio;
  2. Sebbene ci siano delle percentuali rilevanti di sposi che non vogliono condividere foto del proprio matrimonio sui social media e nemmeno vogliono farlo fare ai propri ospiti (31-35%), il 68% vuole vedere foto condivise sui social media in tempo reale e il 60% prende in considerazione di utilizzare App di condivisione per i propri ospiti; 
  3. L’89% delle spose, poi, utilizza App per pianificare il proprio matrimonio (Oo)

Sembra proprio che, da un lato, nella cultura americana il matrimonio sia fondamentalmente digital, dall’altro, che il fatto che non lo sia dipenda da una scelta voluta e consapevole degli sposi e non da una mancanza di conoscenza della possibilità.

E ancora la ricerca condotta ci dice che prima di dire il sì tanto atteso le spose americane “traggono ispirazione su Pinterest, Facebook e altri tool dedicati al matrimonio” […] oppure scelgono la canzone per il loro primo ballo su Spotify.

Vogliamo parlare poi dei video che sono diventati virali e che milioni di persone hanno visto? Vorrei citarne solo 2, quello intitolato JK Wedding Entrance Dance” con più di 88 milioni di visualizzazioni, che mostra un’allegra danza al momento dell’ingresso in chiesa, e quello dal titolo “Best Marriage Proposal of 2015 (Warning: Will Make You Cry!) – 365 Day Proposal” con più di 20 milioni di visualizzazioni, forse la proposta di matrimonio più lunga e pianificata della storia dell’umanità 😉

 

Alla luce di tutto questo, come non pesare che pianificare e organizzare matrimoni “social” e digitali possa non diventare oltre che una capacità da possedere per i singoli sposi anche una professione o un servizio da sviluppare? Sulla base di quanto esiste già, ad esempio il Social Media Wedding Concierge oppure il Wedding Reporter, e di quanto accade in altri paesi, forse varrebbe proprio la pena provare a specializzarsi in questo settore anche in Italia. Quasi quasi ci faccio un pensierino 😉

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

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Mobile Photography: 5 App per rendere i tuoi scatti speciali

La Mobile Photography è entrata a far parte delle nostre vite in modo massiccio negli ultimi anni (ovviamente dall’avvento degli smartphone in poi). Quando dico “nostre”, intendo un po’ quelle di tutti, perché credo che sia davvero difficile non diventare appassionati di fotografia quando provare a cimentarsi in questa pratica diventa oltremodo “quotidiano” e “alla portata di un clic”.

Le origini della mobile photography sono strettamente legate all’invenzione dell’Iphone e delle app sviluppate appositamente  (Instagram, con la sua community, è sicuramente la più conosciuta). Questa tendenza, col tempo, si è poi estesa a macchia d’olio, non rimanendo legata al modello di smartphone o al sistema operativo. L’offerta di device si è allargata e le possibilità di scelta per i fotografi sono diventate moltissime.

Lo scorso 6 febbraio, comunque, l’Iphoneography ha fatto un passo importante, conquistando ufficialmente un proprio spazio all’interno della storia dell’arte. Al Columbus Museum of Art, nell’Ohio, è stata inaugurata, infatti, la più ampia mostra di mobile photography mai organizzata prima da un museo: la Mobile Photo Now (tra i selezionati anche 6 fotografi italiani).

MobilePhotoNow

 

Vogliamo parlare, poi delle svariate competizioni internazionali dedicate alla mobile photography?
Di seguito ve ne cito alcune.

L’Iphone Photo Awards è forse la più datata (2007) ed è dedicata alle foto scattate con device IOS. Recentissima (2014) è, invece, l’Android Photography Awards dedicata ai sistemi Android. E ancora: la Mobile Photography Awards è un’altra competizione, oggi alla sua 4°edizione, che vuole riconoscere e celebrare il talento dei “mobile photographer” e delle comunità artistiche in generale. L’MPA rappresenta una vetrina per i fotografi e gli artisti che hanno deciso di abbracciare questo modo di scattare indipendentemente dal device. Sul sito si legge che nel corso degli ultimi 4 anni, l’MPA è diventata il più grande evento annuale a livello mondiale sul tema della mobile photography.

“Con l’MPA le foto scattate con gli smartphone raggiungono la giusta dimensione artistica”, San Francisco Guardian

Se avete qualche dubbio in merito alla natura delle foto che possono partecipare al concorso, basta leggere sulle FAQ della MPA dove c’è scritto chiaramente che “solo le foto scattate ed editate su smartphone o tablet possono partecipare al concorso” e ancora “che si possono usare solamente app per editare le foto e nessun programma di computer”.

Ecco allora che per diventare dei perfetti “mobile photographer” è fondamentale la scelta della app più giusta! Come immaginerete, dire che ce ne sono “una marea” è dire poco e ovviamente ciascuno di noi ha la sua preferita.

Di seguito vi elenco quelle che ho scelto di usare io e perché (con la dovuta premessa che il mio smartphone è da sempre un iphone 😉 ):

Camera +
Definita in passato da Apple stessa “la migliore App per le tue foto”, Camera+ è uno dei migliori software in grado di migliorare le caratteristiche e le funzionalità della fotocamera dell’iPhone. È un’app dotata di diverse funzioni utili che non sono comprese nell’applicazione della fotocamera standard.
A me piace perché ha un’interfaccia gradevole e immediata e accompagna il fotografo dallo scatto, all’archiviazione, alla post-produzione nel modo più agevole.

Snapseed
A differenza di Camera +, Snapseed è disponibile per tutti i dispositivi (anche da Desktop!). È, infatti, un applicativo fotografico per Desktop, iPhone, iPad e Android e consente lo scatto, la post-produzione e la condivisione delle immagini anche in questo caso in modo molto semplice. L’utilizzo è molto intuitivo e ben studiato.
Snapseed è stata la prima app che ho scaricato per la post-produzione, mi sono trovata bene per diverso tempo, ma oggi preferisco usare Camera + perché la trovo più immediata. Di Snapseed mi piace però la funzione “Selective Adjust” che permette di andare a migliorare punti precisi di ogni singola immagine aggiustandone la luminosità, il contrasto e la saturazione.

VSCOcam
Quest’app è diventata una sorta di must non solo per me, ma per molti mobile photographer. Gli effetti desaturati o ipercontrastati, ormai tanto amati e diffusi su altre app (vedi i nuovi filtri di Instagram ad esempio) provengono da qui. Definire VSCOcam una semplice app (disponibile sia per IOS che per Android) è però riduttivo: attorno ad essa ruota un mondo che giorno dopo giorno viene implementato con nuove possibilità. Per capire di cosa sto parlando basta dare un’occhiata al sito.

VscoCam

 

Queste 3 app sono in assoluto quelle che utilizzo sempre. Però, come credo capiti a tutti, ciclicamente mi viene voglia di provarne delle nuove. Le ultime che sto testando sono:

SKRWT
Disponibile solo per IOS, quest’app si preannuncia utile per correggere le prospettive e le distorsioni dovute ad un’inquadratura spesso non ottimale. Con molta semplicità, SKRWT mette a disposizione diversi tipi di correzioni delle distorsioni (come l’angolatura e la prospettiva). Le ottiche degli smartphone spesso distorcono le linee degli oggetti che fotografiamo compromettendone la prospettiva. Grazie a questa app, che promette di “raddrizzare palazzi”, è possibile correggere queste linee.

SKRWT

TouchRetouch
È un’app studiata per gestire i contenuti indesiderati nelle foto. Basta solo qualche tocco e tutte le imperfezioni o gli oggetti non voluti nell’inquadratura possono essere cancellati. È semplice da utilizzare (si usano le dita) ed è ricca di funzioni utili.
Onestamente vi devo dire che ho provato ad usarla un paio di volte, o meglio, ho provato ad usare la sua funzione di “timbro-clone” e ammetto di non essere riuscita benissimo, ma le funzionalità che quest’app ha sulla carta sono notevoli, quindi conto di imparare ad usarla al meglio.

Per rimanere sempre aggiornata sulle novità legate al mondo della mobile photography, frequento spesso il blog degli Instagramers Italia che per me è fonte d’ispirazione, oltre che di scoperta e consigli utili.
Scambiarsi trucchi, esperienze e opinioni è importante nell’ambito della mobile photography: voi quali applicazioni usate per scattare e post-produrre le vostre foto? 🙂

 

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

Oggi_Beviamo_un_Margarita_con_Mariachiara_Montera_Chiacchiere_e_Margarita_InMargaritaVeritasok

Chiacchiere e Margaritas: un margarita con Maricler

Inauguriamo con questa bella intervista la nuova sezione del blog chiamata Chiacchiere e Margaritas, una rubrica d’interviste “utili & futili” con i nostri amici della rete!

Quando abbiamo pensato a questo spazio, ci siamo immaginate di essere sedute ad un bancone di un locale trendy a sorseggiare un buonissimo Margarita ( 😉 ) in compagnia di amici con cui scambiare punti di vista sui nostri argomenti preferiti!
Un momento informale per facilitare il confronto su diverse tematiche, ma soprattutto per parlare di esperienze personali. In sostanza, un mix irresistibile di spunti sul mondo del digitale e confessioni (da cui nasce la scelta dell’hashtag #InMargaritaVeritas).

Mariachiara Montera è Blogger, Food Writer, Digital Strategist e Digital PR.

Perché abbiamo scelto proprio Mariachiara?
Oltre al fatto di essere una nostra amica e collega, con cui ci piace moltissimo lavorare e fare progetti (una nuova edizione di DigitalRisto è alle porte 😉 ), per noi Mariachiara è un bell’esempio di tenacia, carattere e professionalità da cui prendere spunto. Il mondo delle Digital PR non è affatto semplice, né da capire né da vivere, ma lei riesce a essere protagonista di questa dimensione con una naturalezza e un’umanità assolutamente disarmanti. Pronti a leggere la sua intervista?

Quando e come nasce la tua avventura nel mondo del Food? E in quello delle Digital PR?
Come data possiamo mettere il 2006, anno in cui ho aperto il food blog. L’ho aperto per condividere ricette e qualche recensione di prodotti e ristoranti ed è da qui che è nata la mia passione per il Food, che poi si è trasformata in lavoro. Una delle cose che ha differenziato subito il blog è stata quella di essere un po’ opinionista in quello che scrivevo: esprimevo un punto di vista molto personale, articolato, critico e argomentato sul mondo del Food (cosa molto rara per i tempi). Da food blogger, una volta raggiunta una certa notorietà, venivo invitata dalle aziende (le prime che iniziavano a muoversi nelle digital PR) agli eventi. Parallelamente continuavo a lavorare. Mi occupavo di comunicazione per la FNAC e poi di community management per un’agenzia. Il lavoro vero è stato quello che mi ha permesso di acquisire competenze e punti di vista solidi per poter tentare di passare dall’altra parte, a lavorare a tempo pieno nell’ambito della comunicazione del mondo Food, e contemporaneamente grazie al blog sono riuscita a costruire la rete di contatti che mi ha permesso poi di rendere più facile il passaggio da dipendente a freelance.

Facile dire “Foodie” ma cosa è per te realmente una Foodie?
Domanda interessante. Foodie è un termine molto denigrato da gran parte del giornalismo gastronomico rifacendosi, secondo me, alla famosa differenza che si vuole sottolineare tra il giornalista e il blogger, tra chi ne sa e chi no, tra chi è esperto e chi no. La parola Foodie viene usata solitamente per indicare una persona curiosa, interessata al settore, ma non particolarmente capace di approfondire, che ne sa un po’ ma non troppo. In realtà, secondo me, è soltanto un approccio diverso e non necessariamente meno profondo. Più che tra categorie, la differenza deve essere fatta tra persone. Io questo termine lo uso con un connotazione positiva perché esprime una curiosità genuina che non è imprigionata in stereotipi e in percorsi obbligati. Il Foodie può essere veramente chiunque, dal designer che s’interessa alle mostre di arte e Food, a chi segue Masterchef e sogna di fare lo stesso percorso.

A proposito di Foodie, com’è nato il bellissimo progetto della Foodie Geek Dinner?
L’approccio è sempre quello più easy possibile… di fronte a una birra! 🙂
È nato con una doppia intenzione:
1 – far conoscere persone del settore, per creare relazioni umane e professionali;
2 – creare un evento in cui il Food non fosse il centro ma fosse il tramite di un modo informale e scanzonato di raccontare il cibo.
Quello che spinge oggi me e Francesca a lavorare con entusiasmo a questo progetto, al di là delle motivazioni di business, è la spinta creativa che si sprigiona ogni volta che elaboriamo un tema e studiamo un nuovo allestimento. Il poter realizzare dei concept in cui il cibo diventa conversazione, divertimento, convivialità e condivisione è il lato che ci piace di più.

DueMargaritas_alla_FGDiner_Milano

Nota dell’intervistatrice: abbiamo partecipato anche noi diverse volte alle FGD e ce ne siamo follemente innamorate (la foto lo dimostra). Se non ci fossero bisognerebbe inventarle 😉

Quasi 2 anni da freelance, hai scritto tanto a riguardo, tra cui un ebook, che consigli daresti a chi sta pensando di diventarlo?
È una scelta che non consiglio a chiunque. Molto dipende dall’indole caratteriale che si ha e dalla perseveranza che si mette nelle cose. Essere freelance è un’attitudine a perseguire gli obiettivi anche nei giorni in cui vorresti soltanto rimanere sotto il piumone. Ogni giorno devi fare qualcosa per te stesso, perché non c’è nessun altro che lo farà per te. Devi imparare ad affrontare momenti di sconforto, malattia, pigrizia e ansia portando a casa ogni giorno una piccola cosa. Anche se non è un progetto con del fatturato o un nuovo cliente, devi mettere sempre qualcosa “in pista” e questo è faticosissimo, difficile e non è per chiunque. Io sono freelance dall’11 marzo 2013, non è sempre stato facile ma il valore aggiunto di esserlo sta nel voler realizzare progetti tuoi che altrimenti non potresti nemmeno pensare di progettare.

Sappiamo che stai lavorando a molti nuovi progetti, tra cui corsi di formazione, dicci tutto…
Ho di recente messo online il mio sito, che si è andato ad affiancare al blog “The chef is on the table”Ho aperto un mio canale You Tube che ho chiamato “La ragazza della GDO”, dedicato a delle micro-recensioni di prodotti bizzarri che si trovano nei supermercati, con l’intenzione di restituire un racconto surreale degli scaffali. La lampadina mi si è accesa andando a fare la spesa, mi piaceva l’idea di parlare di queste cose facendo divertire le persone, sfruttando un nuovo (almeno per me) canale di comunicazione, e di fare qualcosa di divertente e rilassante.

LaRagazzadellaGDO_MariachiaraMontera_ChiacchiereeMargaritas_InMargaritaVeritas
Poi, sì, ci sono i corsi di formazione: uno di Digital PR e uno (che voi conoscete molto bene 😉 ) dedicato alle strategie digitali per i Ristoranti, DigitalRistoHo lasciato tutto il mondo della critica gastronomica e mi sto proponendo come Digital PR per ristoranti e aziende. Infine, sto scrivendo un libro sugli eventi e sto iniziando la mia avventura nel mondo beauty…

Si parla ovunque di cibo, in TV e online, si fotografa il cibo, perché secondo te il cibo fa sempre più notizia e… non staremo andando in overdose?
No, anzi secondo me non se ne parla mai abbastanza 🙂
Da una parte perché il tema della convivialità, in questo momento, è la risposta al bisogno delle persone di stare insieme condividendo momenti, e in questo il cibo è un collante perfetto, e dall’altra parte perché, in un momento di crisi del lavoro, il settore Food offre molte opportunità (basta pensare ai concorrenti di Masterchef che partecipano alla trasmissione con il sogno di poter cambiare vita).

Com’è cambiato il modo ed il mondo delle PR dall’avvento del Digitale?
È cambiato l’obiettivo che non è più solamente vendere ma è “instaurare una relazione”. Quello che fa vendere è diventato il legame affettivo che la marca riesce a creare con il consumatore e non più un mero messaggio pubblicitario per lo più slegato dai bisogni delle persone.

Ci daresti la tua ricetta segreta per il perfetto “Digital PR Cocktail”?
Buon senso, creatività, cura per le persone e capacità di individuare i valori che rendono quella marca unica.

Una donna del sud che ha scelto di trasferirsi a Milano e poi a Torino. Cosa ti piace di più di queste città?
Di Milano mi piace il fatto che vive in continuazione un processo di cambiamento continuo ed evidente, mi piace la modernità e la trasformazione incessante. Di Torino, dall’altra parte, mi piace il suo aspetto più statico, più tranquillo, la qualità della vita, il suo essere una città a misura d’uomo e il cibo. Cosa rimpiangi della tua terra (la Campania)? Mozzarelle e pomodori a parte, la luce. Non ho mai ritrovato in nessun altro posto la luce della costiera, a Salerno. Ogni volta che ci vado, mi si apre il cuore.

Sei stata da poco in Thailandia, come ti ha cambiato (se ti ha cambiato) questo viaggio?
Mi ha riequilibrato. Prima avevo l’attitudine a fare molte proiezioni: mi svegliavo la mattina e pensavo a come sarebbe andata la giornata in base a timori, alle ansie o anche agli entusiasmi. In Thailandia ho imparato che la giornata è fatta di attimi ad eventi su cui paure o entusiasmi non hanno la minima influenza. Ho capito che le situazioni più brutte o anche le più belle comunque non sono la realtà, ma solo momenti di essa. Adesso vivo con meno ansia anche le situazioni più complicate.

Qual è il tuo piatto preferito e perché?
Pane, burro e alici. Delle alici sono maniaca.

Dacci una dritta utile: 3 nomi di ristoranti da non perdere a Torino? 
Banco vini e alimenti, Enoteca Bordò e Ristorante San Giors.

E finiamo questa ricca chiacchierata con un bel video messaggio, visto che ormai sei avvezza allo strumento 😉 Dicci una grande verità del web e un consiglio per affrontarla al meglio, a te la parola!

Ringraziamo Mariachiara per aver bevuto questo Margarita con noi, vi diamo appuntamento al prossimo Margarita e ricordate… Socializzate Sempre Responsabilmente 😉

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

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Ecco come web e tecnologia aiutano a viaggiare

Le Feste sono davvero vicine e sono sicura che molti di voi hanno quasi le valigie pronte!
Questo periodo insieme a quello estivo è il periodo in cui la maggior parte di noi organizza le proprie meritate vacanze e parte per dei viaggi bellissimi.

In questo contesto di partenze e nuove scoperte, quindi, mi voglio interrogare sul rapporto tra web, tecnologia e viaggio, che indubbiamente è molto cambiato nel tempo ed è diventato sempre più stretto. Mi sono dilettata a indagare questo argomento già in occasione di un evento in cui ho avuto il piacere di partecipare con le GGDModena dal titolo: “Donne in viaggio 2.0” ed è proprio per questa occasione che ho raccolto alcune delle informazioni che riporto in questo post.

Iniziamo col farci la domanda probabilmente retorica: possono il web e la tecnologia aiutare a viaggiare? Beh, ovviamente sì. E lo fanno in modi diversi.
Quali? Vediamoli insieme.

1. Possono fare incontrare i viaggiatori
Matchtrip, il social network tutto italiano dedicato proprio ai viaggiatori, ne è un esempio.

MatchTrip_hompage

Se siete amanti dei consigli di viaggio, vi piace raccontare, recensire e confrontarvi con gli altri questo è il posto giusto per farlo.

2. Possono ispirare nuovi viaggi o mete
Forse un po’ scontato perché ovviamente il web è il luogo di ricerca e ispirazione per eccellenza! In questo contesto però, vi voglio parlare di Pinterest come fonte di ispirazione suprema 😉
Pinnando qua e là potete trovare senza grandi difficoltà la stanza di un Bed and Breakfast bellissimo in cui vorreste andare, lo scorcio di una nuova destinazione alla quale non avete ancora pensato o addirittura scoprire le cose belle che sono intorno a voi, nel vostro territorio, che ancora non conoscevate (per me è un po’ così quando guardo le bacheche di Turismo Emilia Romagna).

TurismoEr_su_Pinterest

3. Aiutano a organizzare e a pianificare i viaggi e trovare sistemazioni più economiche e caratteristiche.
Ovviamente l’elenco di siti che si prestano a far questo sarebbe lunghissimo ma io vi faccio due nomi che secondo me sono casi interessanti.

Airbnb, un classico che non stanca 🙂
Il portale online che mette in contatto persone che sono alla ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono uno spazio da affittare, generalmente privati. Gli annunci includono stanze, appartamenti, ville, ma addirittura castelli, barche, baite, case sugli alberi, igloo, isole private e qualsiasi altro tipo di alloggio.

Coachsurfing, l’insolito che incuriosisce 😉
Letteralmente “navigazione sui divani”, il Coachsurfing è un servizio gratuito di scambio di ospitalità, un progetto che nasce no-profit con l’intento di mettere in contatto persone disponibili a scambiarsi ospitalità.

4. Aiutano a muoversi meglio
Ne sono esempi, Uber, che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione software mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti e Moovit un’applicazione social gratuita per il trasporto pubblico che utilizza le informazioni generate dai propri utenti in tempo reale riguardanti i mezzi di trasporto e permette di viaggiare sereni risparmiando tempo.

Moovit

5. Aiutano a documentarsi, a ricordare, conservare e condividere emozioni. Per far questo spesso utilizziamo App: ecco quelle che secondo me sono le più interessanti.

App per prenotare
HotelTonight è un esempio interessante perché permette di viaggiare con stile ma all’ultimo minuto. Cerca e prenota hotel di media ed alta categoria o addirittura lussuosi nelle principali città europee e nordamericane in last minute (per la sera stessa) a prezzi davvero convenienti.

HotelTonight

App per prepararsi al viaggio
Ma nel vero senso della parola! Avete mai pensato di farvi aiutare a preparare la valigia?Packing Pro è l’app per dispositivi IOS ideale, è l‘assistente perfetto “per lista bagaglio e cose da fare per il viaggio” 😉

Packing-Pro

App per documentarsi
Mi hanno incuriosita e penso che le proverò: Hear Planet, app che aiuta a trovare monumenti e i luoghi interessanti di una data località, e Localscope, di fatto una mole enciclopedica d’informazioni, immagini, valutazioni e commenti su ogni parte del mondo che s’incrociano con la posizione dell’utente che potrà scoprire tutto quello che è intorno a lui: negozi, locali, ristoranti, monumenti, musei ecc. S’interfaccia con moltissimi servizi da cui raccoglie le informazioni, da Facebook a Foursquare, da Wikipedia a Instagram.

App per ricordare, conservare e condividere informazioni/emozioni del viaggio
Tripit è una risorsa quasi fondamentale per chi viaggia molto. Permette di registrare e conservare i percorsi di tutti i propri viaggi, per poterli eventualmente condividere.

Tripit

E poi indispensabili ( almeno per me sicuramente 🙂 ) sono le app fotografiche e di post-produzione. Ecco le mie preferite: Camera +Snapseed e VSCOcam.

Per condividere le foto possiamo utilizzare ovviamente Instagram e per ricordare e annotare pensieri Evernote WriteRoom.

Ci sono poi delle App davvero buffe… anzi tra lo strano e il buffo, ma chissà… potrebbero tornare utili comunque durante il viaggio 🙂 Io ve le scrivo!

Problemi col Jet Lag?! Da oggi non ne avrete più.
Jet Lag App 
è l’app disponibile per dispositivi IOS che affronta il problema del “mal di fuso” in maniera scientifica basandosi sui ritmi sonno-veglia e sui dati relativi alla lunghezza del tragitto, al tempo di volo e alla durata complessiva del viaggio. Provare per credere!

JetLag app

Problemi a trovare un bagno? (Penso sarà capitato a tutti!)
Sit or Squat
lo trova per voi! Oo

Sit-or-Squat

Che dire… spero che queste indicazioni vi possano essere utili!
Buon viaggio a tutti 🙂

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

App.etite_Enogastronomia_e_Crossmedialita

App.etite: una piccola bibliografia con l’aggiunta delle nostre considerazioni

Lo scorso weekend (20 e 21 settembre) si è svolto a Bologna App.etite, una due-giorni dedicata all’enogastronomia e alla crossmedialità, iniziativa molto interessante a cui (alla fine e con un po’ di fortuna – visto che si trattava di un convegno a numero chiuso) abbiamo avuto il piacere di poter partecipare anche noi di Social Margarita.

Leggendo la presentazione e il programma, le premesse erano delle migliori e noi c’eravamo create molte aspettative (lo confessiamo):

Uno scatto fotografico sulla comunicazione enogastronomica, uno sguardo diffuso sul comunicare il cibo e il bere, un’analisi del presente, il racconto del passato, una proiezione di quello che sarà il futuro della comunicazione food & wine.

Parlare di come fare bene comunicazione enogastronomica partendo da quello che è stato fatto e quello che si può fare in futuro è sicuramente una bella sfida e non una delle più facili (come alla fine si è dimostrato essere).

La nascita dell’iniziativa è altresì da tenere in particolare considerazione: questo speciale momento d’incontro è stato fortemente voluto da Stefano Bonilli (aka @paperogiallo), fondatore del Gambero Rosso e di Gazzetta Gastronomica, purtroppo recentemente scomparso. L’incontro nasceva come: “una riunione nella quale discutere con chi è impegnato in iniziative nuove in Italia e all’estero e dove ascoltare chi ha già dato vita a progetti innovativi non solo nel mondo del food” .

E così è stato. Ma forse è stato anche qualcosa di più.
Le tante opinioni diverse e discordanti ritrovate in rete durante e dopo l’evento probabilmente hanno fatto capire a tutti i presenti quanto sia lunga la strada da percorrere verso una direzione comune. Le nostre aspettative da un lato sono state mantenute (i temi trattati sono stati comunque di notevole interesse), ma dall’altro ci siamo rese conto che anche il settore della comunicazione enogastronomica risente di una certa rigidità soprattutto nei rapporti tra i diversi “attori”.

Appetite_SocialMargarita_collage

 

Per amor di cronaca e per fare chiarezza su quanto è emerso riassumiamo di seguito i diversi punti di vista ritrovati in rete in questi giorni. Un esercizio che crediamo serva per farsi un po’ un’idea sulla complessità dell’argomento.

La prima testimonianza che abbiamo trovato in rete, già la sera della domenica, è il live tweeting gentilmente organizzato e messo a disposizione su Seejay da @cieffe27 (“il mio modo per riordinare gli appunti, va fatto a caldo per non ridursi a un semplice tweet wall” dice lui – “molto utile, aggiungiamo noi”).

Poi c’è stato l’articolo di @Maricler dal titolo “Tre punti per App.etite“.
Uno scritto lucido, intelligente e molto sincero che fornisce 3 spunti su cui riflettere davvero:

  1. “le competenze sono sopravvalutate (o sottovalutate) – chi l’ha detto che deve essere la persona che più sa di cibo la più brava a comunicarlo?”;
  2. “il mondo food deve imparare a farsi permeare da settori diversi e riconoscere la competenze in quei settori per costruire insieme un percorso di eccellenza”;
  3. “fate le slides, presentatevi e predisponetevi a comunicare”: un invito aperto rivolto a tutti i relatori in generale (ma in particolare alla maggior parte di quelli intervenuti) – “chi è sul palco è lì per trasmettere qualcosa” ed esistono davvero tanti mezzi, strumenti e modi per farlo (qualcuno ci è riuscito bene, e probabilmente non a caso era straniero).

Abbiamo ritrovato poi altri due articoli dai toni e modi completamente diversi: quello di Federico Decesare Viola su Food24 e quello di Sandra Salerno (aka @toccodizenzerosul suo blog dal titolo “App.etite: cosa ci aspettiamo dopo?” di cui condividiamo pienamente, tra le altre cose, l’idea di base del titolo e la sua conclusione:

Basta lagnarsi e rimbocchiamoci tutti le maniche che forse è giunto il momento.

E ancora, immancabili il post di Identità Golose e una piccola riflessione di Intravino.

Finiamo (e non a caso) con il report ufficiale su la Gazzetta Gastronomica, da cui abbiamo estrapolato alcune parti:

Parlare di editoria gastronomica insieme per tentare di capire verso dove andare, come stiamo, chi siamo, quali sono le nostre fragilità ma soprattutto le nostre forze. Questo voleva essere il senso di questo incontro. Non un numero zero ma un tentativo di dialogo, scambio e confronto. […] Non erano gli stati generali dell’editoria gastronomica, come qualcuno ha erroneamente titolato, ma l’inizio di un ragionamento […].
Le polemiche, gli assenti, le critiche sono andati di pari passo con la voglia di trovare delle tessere di un mosaico troppo vario da comporre in un solo incontro […].
Intanto diteci chi e cosa avreste voluto ad App.etite. Streaming a parte. Perché, come ha detto Massimo Bottura in chiusura, bisogna smettere di dire e comunicare e bisogna iniziare a fare.

Una richiesta aperta che presume una risposta.
Bene, ecco le nostre considerazioni (streaming a parte – che comunque riteniamo importante).

1 – App.etite dovrebbe diventare un appuntamento periodico dove ritrovarsi e poter andare avanti. Ok, non voleva essere un “numero zero”, ma non può rimanere nemmeno un’occasione fine a se stessa se si vuole andare avanti costruttivamente insieme alle tante voci che abbiamo constatato essere presenti nel settore. Altrimenti che senso ha?

2 – Facce “nuove” al tavolo degli speaker. E per nuove pensiamo all’altra metà del digitale, che non siano i grandi o piccoli editori solamente ma foodblogger, digital Pr operanti nel food e comunicatori anche con piccole/medie esperienze alle spalle in grado di portare un punto di vista diverso, che esiste e non può essere ignorato.

3- Iniziare a portare avanti insieme la cultura della “semplificazione strategica” (ci piace chiamarla così). Iniziare a “parlare semplice” e non per questo “parlare male o valere/sapere meno”. Diffonderla. Svecchiare i sistemi di comunicazione. Cercare di spiegare alle aziende, per fare un esempio concreto alle cantine, che forse la comunicazione va oltre un punteggio, sicuramente comprensibile ma riduttivo.
La semplicità non è poi così facile come si crede. Vuol dire svestirsi di tante strutture mentali complicate e aprirsi ad un pubblico nuovo cogliendo nuove opportunità.
Un primo passo in questa direzione si è fatto con il bellissimo intervento dall’americana Cathy Huyghe,  Wine columnist  di @Forbes e @Food52 (aka @cathyhuyghe), che ha riportato il livello della comunicazione a qualcosa di “terreno” comprensibile da tutti, per questo esaltante.
L’idea di comunicare il vino abbandonando in parte i tecnicismi per avvicinare nuovi consumatori (stranieri e giovani target) dovrebbe essere facilmente comprensibile e assolutamente condivisa ma per un paese, quale l’Italia, in cui “è passato il messaggio che si può avere paura di sbagliare nella scelta del vino alla carta di un ristorante” (cit. Andrea Gori aka @burde) sicuramente è un gran passo avanti.

Appetite_vino_SocialMargarita

Vi consigliamo di leggere questo bellissimo post di Cathy su Forbes, dedicato sempre al post-App.etite visto però dal punto di vista di questa speaker americana che si sofferma a riflettere sulle differenze comunicative rispetto al prodotto vino in Italia e in USA.
“Who has time to read about wine?” se il tempo è limitato, se il messaggio deve passare velocemente allora la comunicazione deve colpire per una sua qualche caratteristica di forma che può essere l’immediatezza, lo stupore, il coinvolgimento e tutto quanto possa emozionare (i punteggi per far questo non servono). Noi di questo ne siamo fermamente convinte e, nel nostro piccolo, attraverso il lavoro sul nostro nuovo blog “Pane, vino e web”, stiamo cercando di diffondere il concetto agli operatori di settore che la semplicità nel modo di comunicare è necessaria per aprirsi nuove strade.

Forse un articolo un po’ lungo questo ma la complessità dell’argomento lo richiedeva. Forse la bibliografia che abbiamo trovato in questi giorni non è completa, se avete da segnalarci altri articoli ci farebbe piacere e potete farlo nei commenti al post.
La nostra intenzione era di tenere traccia di tutto quanto è emerso da questo confronto.
Noi siamo positive e vogliamo assolutamente essere costruttive nei confronti del futuro della comunicazione enogastronomica. Ci sarà da fare un percorso lungo e tanti cambiamenti, ma questo non deve spaventare.

 

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Sono amante del buon cibo e del buon bere, mi piace la fotografia e adoro viaggiare. Sono creativa, curiosa, organizzata e appassionata sempre in cerca di nuove avventure!

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Nasce Pane, Vino e Web: il blog dedicato al digital e al social media marketing nel mondo del food e del vino

È da un po’ che ci stavamo pensando e alla fine ci siamo decise!
È online il nostro nuovo blog Pane, Vino e Web interamente dedicato al mondo del web 2.0 applicato al Food & Beverage, in particolare al vino.

L’idea di creare  Pane,Vino e Web è nata quasi per caso (come la tradizione delle migliori idee vuole 😉 ) durante uno dei nostri spostamenti in treno. Mentre ci confrontavamo sui nostri ultimi progetti lavorativi nel campo del vino e della ristorazione ci siamo chieste: visto che abbiamo raccolto così tanto materiale e diversa esperienza a riguardo perché non apriamo uno spazio sul web dedicato a queste tematiche? Perché non creiamo un luogo dove parlare nel modo più semplice e immediato possibile di social media marketing, digitale e web 2.0 nel Food & Beverage, per aiutare le aziende che operano in questi settori, ma anche gli appassionati, a capire come poter comunicare correttamente in quest’affascinante “nuovo” mondo?

Logo Pane Vino e Web

Chi segue Social Margarita da un po’ sa che lavoriamo già da tempo in questi settori, anche nella comunicazione tradizionale, e che il grande interesse per queste tematiche ci ha fatto portare avanti vari progetti e percorsi di formazione dedicati a questi ambiti, come Vino 2.0 DigitalRisto. La passione, poi, ci ha fatto anche aprire alcune Community sempre dedicate a questi temi: una su GPlus e una su Linkedin alle quali vi invitiamo ovviamente ad unirvi! 🙂

A parte la nostra “vocazione” e background professionale, il motivo per cui abbiamo creato Pane, Vino e Web è anche un altro e molto semplice: di digital e social media marketing applicato al mondo del Food & Beverage c’è davvero tanto da raccontare. Se in passato cibo e bevande sono stati i protagonisti di opere di grandi scrittori, poeti e artisti, oggi più che mai, nell’era del web 2.0, questi argomenti continuano ad attirare l’attenzione dei più e a far parlare di sé. Mangiare e bere per gli esseri umani non sono solo necessità fisiologiche ma costituiscono momenti carichi di significati culturali, sociali e simbolici che con l’avvento delle nuove tecnologie e le possibilità offerte dal web si sono moltiplicati perché possono essere vissuti e condivisi anche a distanza – basti pensare al fenomeno tanto attuale del foodporn in rete.

IlVinoNonSiBeveSoltanto

Per non parlare poi del vino che è l’oggetto sociale per eccellenza possedendo una natura esperienziale intrinseca che gli attribuisce la fama di essere la bevanda più social. L’esperienza di bere il vino, infatti, è un qualcosa che coinvolge a 360° ed è profondamente legata al momento di consumo e a tutta la sfera emozionale delle sensazioni che nascono durante la degustazione. E proprio di vino e digitale siamo state invitate a parlare in occasione del prossimo BlogFest, la Festa della Rete a Rimini, in un panel dal titolo: “Il Vino può essere Pop?” – ovviamente siete tutti invitati! 🙂

Non ci resta quindi augurarci che questa nostra nuova idea vi piaccia e che diventiate assidui frequentatori di Pane, Vino e Web! 🙂

bread photo credit: Diana Eftaiha via photopin cc

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Pinterest_SocialCocktail_SocialMargarita

I Social Cocktail di Social Margarita: Pinterest Cocktail

Il nostro progetto di video-pillole di Social Media Marketing dedicate al business, i nostri Social Cocktail, continua e in questo post vi parliamo del nostro secondo esperimento video dedicato a Pinterest.
Seguiteci quindi nella preparazione del perfetto Pinterest Cocktail! 🙂

Come per il nostro Facebook Cocktail anche per il Cocktail dedicato a Pinterest abbiamo bisogno di 5 ingredienti:

  1. Un profilo ufficiale
  2. Delle board d’impatto
  3. Le immagini giuste da “pinnare”
  4. temi da trattare
  5. Il momento giusto in cui “pinnare”

Vediamoli insieme nel dettaglio:

Primo Ingrediente – La creazione di un profilo ufficiale
Aprite un profilo dedicato alla vostra azienda/brand e integratelo col vostro sito web attraverso plugin e widget (se il vostro sito è fatto con WordPress vi possiamo consigliare come plugin “Pretty Pinterest Pins”)  in modo che i visitatori del sito si accorgano subito che siete presenti anche su Pinterest. Verificate, poi, il vostro sito (fatevi aiutare dal vostro webmaster) attraverso il codice fornito direttamente Pinterest che sarà da inserire all’interno della struttura del sito in modo da ottenerne l’autenticazione. In questo modo chi arriverà sul vostro profilo di Pinterest vedrà la “spunta di verificato” e saprà che quel profilo appartiene a voi ufficialmente.

Secondo Ingrediente – La creazione di board d’impatto
Le board (bacheche) sono una sorta di raccoglitori d’immagini tematiche condivise sul web dagli utenti che danno la possibilità alle persone con gli stessi interessi di entrare in connessione. Questo significa che le vostre board dovranno rappresentarvi il più possibile, le tematiche che sceglierete dovranno descrivere il “vostro universo”. Più saranno, poi, in grado di suscitare emozioni e più saranno d’impatto.

Terzo Ingrediente – La scelta delle immagini giuste da “pinnare”
Le immagini possono essere pinnate sia dal vostro sito web (in questo modo porterete traffico di utenti a “casa” vostra) sia dalla rete. L’importante è che le immagini siano di buona qualità (preferibilmente con orientamento verticale e almeno ad una dimensione di 900 pixel di altezza), accattivanti, dai colori brillanti, accesi e ben saturi (l’occhio li preferisce). Se l’immagine raffigura delle persone meglio se non sono in primo piano.

Quarto Ingrediente – La scelta dei temi da trattare
Ci sono dei temi che funzionano meglio di altri su Pinterest. Una ricerca ha dimostrato, infatti, che i temi che fanno più tendenza sono quelli legati al fai da te/bricolage, bellezza e design. Cercate di sfruttare quest’informazione!

Quinto Ingrediente – La scelta del momento più adatto in cui “pinnare”
Visto che Pinterest è un social network che ha molto successo negli Stai Uniti, l’orario giusto per pinnare è molto legato a quel fuso orario.  Si è quindi verificato che il momento più adatto in Italia è la sera, intorno alle 20.00.

Non ci resta ora che mostrarvi alcune foto del nostro backstage e lasciarvi al video 🙂

Vestiti e trucco rossi accessi per l’occasione (il logo di Pinterest è rosso) e facce sorridenti pronte a farvi scoprire il fantastico mondo di Pinterest (che a noi piace un sacco! 😉 )

PinterestCocktail_Backstage_SocialCocktail_SocialMargarita

E ora, è giunto il momento di gustarsi il nostro Social Cocktail

… ricordatevi: #MixYourLife e socializzate sempre responsabilmente 🙂

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