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10 consigli per iniziare ad utilizzare Google Plus per il marketing

Google Plus, il social network di Google, è spesso considerato il “cenerentolo” dei social media. Ma evidentemente è un grosso errore dettato spesso dalla non conoscenza di questo social e delle potenzialità che può offrire.

Google+ non è Facebook ne Twitter. Non bisognerebbe pensare di aprire un profilo su questo social per sostituirlo ad un’altra piattaforma. Google Plus è un’esperienza totalmente diversa, un modo diverso per relazionarsi sia al proprio network professionale che a quello personale. Attraverso Google Plus è possibile trovare nuove persone con passioni ed interessi comuni alle nostre, è un luogo di condivisione di contenuti di valore, sia che stiamo cercando delle connessioni per motivi personali che di lavoro.

Google Plus Valeria Moschet

Parlando di numeri, Google+ in Italia ha 12 milioni di utenti iscritti dei quali 3,8 milioni attivi, quindi circa un decimo rispetto a Facebook. Anche se sembrano numeri bassi rispetto al “re” Facebook, sono però in linea con quelli degli altri social più popolari (Twitter, Instagram e Pinterest). Sicuramente questo numero è destinato a crescere visto che quando ci si iscrive ad un qualunque servizio di Google, automaticamente  ci si ritrova iscritto a Google+. E’ inoltre interessante ricordare che gli utenti più attivi sono gli uomini e gli utilizzatori in media sono nella fascia di età 25-34, dati che devono davvero farci riflettere.

Per le aziende che fanno marketing sul digitale Google Plus sta diventando sempre più uno strumento essenziale da integrare alla strategia social: eccovi 10 semplici ma efficaci consigli da seguire subito per iniziare a lavorare in modo fruttuoso sulla propria pagina aziendale su Google Plus 😉

#1 Personalizzare il proprio URL: su Google plus è possibile personalizzare il proprio indirizzo (plus.google.com/+username); questo è un ottimo modo per fare branding e per essere trovati dai clienti.

#2 Investire in immagini professionali: le immagini sono importantissime su questo social anche perché, a differenza delle altre piattaforme, qui vengono indicizzate su Google motore di ricerca. I contenuti visual qui possono essere davvero molto virali e le opportunità di visibilità sono enormi se bene sfruttate. Guardate come una foto (scattata con Iphone ma di ottima qualità di luce, soggetto e composizione) possa essere virale:

Foto virale su Google Plus

#3 Segmentare l’audience in cerchie: a differenza degli altri social qui si possono suddividere in cerchie, anche se si è una pagina aziendale, i propri followers. E’ utile creare le proprie cerchie in base a temi ed interessi e utilizzare keywords per identificarle e gestirle strategicamente.

#4 Interagire con profili e pagine: l’interazione verso l’esterno per una pagina business su Google+ è molto più facilitata rispetto, per esempio, ad una pagina aziendale su Facebook. Quindi è importante interagire con +1, commenti e condivisioni con costanza.

#5 Utilizzare gli Hashtags: sono un ottimo modo per definire il tema del post e per intercettare conversazioni. Meglio utilizzarne al massimo 2-3, quelli più pertinenti, altrimenti si potrebbe risultare “spammer” 😉

#6 Ottimizzare i propri contenuti: oltre a postare contenuti di qualità, sia visual che testuali, su Google Plus è importante curare la forma dei propri contenuti. Per esempio è molto utile formattare il testo: è possibile scrivere in grassetto delimitando una parola da due asterischi (ex: *parola*) oppure in corsivo delimitandola con due trattini bassi (ex: _parola_). Bisogna inoltre usare titoli accattivanti e “call to action” forti. Oltre ad integrare video da Youtube un’altra buona idea è di utilizzare GIF o cinema-graph (immagini che si muovono).

#7 Creare una community: se non si trovano community relative alla propria area di interesse, creiamone una! Grazie a un eccellente sistema di gestione dello spam Google+ modera i post “critici” e li sottopone agli amministratori prima che vengano pubblicati. Noi con Social Margarita abbiamo per esempio creato la community “Web social media e vino”, in quanto non esisteva nulla di simile in Italia 😉

Community Web social media e vino su Google Plus

 

#8 Integrare il proprio profilo con Youtube: se si possiede un canale Youtube è importante integrarlo su Google Plus per poter raggiungere un audience più esteso. Tutti i commenti sul video da G+ verrà mostrato come commento anche su Youtube.

#9 Utilizzare Hangouts on air: un’ottima idea è di usare questo servizio di live streaming (gratuito) per webinar, corsi o altro che potrebbe dare visibilità e referenziare la nostra “voce” nel nostro settore. Anche il presidente Obama ha utilizzato Hangouts on Air come canale per parlare con i propri elettori 🙂

Obama Hangout on Air

#10 Creare video con foto: i video sono di solito i contenuti più coninvolgenti. Grazie alla “composizione automatica” di Google Plus è possibile convertire le foto che carichiamo in un video.

 

Ovviamente sarà poi importante connettersi con gli influencer del nostro settore: ricordiamoci che prima di chiedere qualsiasi cosa dobbiamo noi per primi dare del valore a queste persone. E’ importante interagire, commentare ed essere di aiuto: una volta che la relazione sarà di reciproco beneficio a quel punto si potrà sviluppare il rapporto che probabilmente diverrà davvero interessante anche per un’azienda.

Spero che questi consigli vi siano stati utili per capire i primi passi fondamentali da fare aprendo una pagina Google Plus. Fatemi sapere se diventerete fan di questo social come me 😉

Se volete approfondire oltre eccovi il link all’intervista e qui un’estratto  video della serata in cui sono stata ospite a Bologna, insieme al collega Claudio Gagliardini, del salotto “TolkTolk” su Google Plus condotto da Dora Carapellese 🙂

MobilePhotography_SocialMargarita

Mobile Photography: 5 App per rendere i tuoi scatti speciali

La Mobile Photography è entrata a far parte delle nostre vite in modo massiccio negli ultimi anni (ovviamente dall’avvento degli smartphone in poi). Quando dico “nostre”, intendo un po’ quelle di tutti, perché credo che sia davvero difficile non diventare appassionati di fotografia quando provare a cimentarsi in questa pratica diventa oltremodo “quotidiano” e “alla portata di un clic”.

Le origini della mobile photography sono strettamente legate all’invenzione dell’Iphone e delle app sviluppate appositamente  (Instagram, con la sua community, è sicuramente la più conosciuta). Questa tendenza, col tempo, si è poi estesa a macchia d’olio, non rimanendo legata al modello di smartphone o al sistema operativo. L’offerta di device si è allargata e le possibilità di scelta per i fotografi sono diventate moltissime.

Lo scorso 6 febbraio, comunque, l’Iphoneography ha fatto un passo importante, conquistando ufficialmente un proprio spazio all’interno della storia dell’arte. Al Columbus Museum of Art, nell’Ohio, è stata inaugurata, infatti, la più ampia mostra di mobile photography mai organizzata prima da un museo: la Mobile Photo Now (tra i selezionati anche 6 fotografi italiani).

MobilePhotoNow

 

Vogliamo parlare, poi delle svariate competizioni internazionali dedicate alla mobile photography?
Di seguito ve ne cito alcune.

L’Iphone Photo Awards è forse la più datata (2007) ed è dedicata alle foto scattate con device IOS. Recentissima (2014) è, invece, l’Android Photography Awards dedicata ai sistemi Android. E ancora: la Mobile Photography Awards è un’altra competizione, oggi alla sua 4°edizione, che vuole riconoscere e celebrare il talento dei “mobile photographer” e delle comunità artistiche in generale. L’MPA rappresenta una vetrina per i fotografi e gli artisti che hanno deciso di abbracciare questo modo di scattare indipendentemente dal device. Sul sito si legge che nel corso degli ultimi 4 anni, l’MPA è diventata il più grande evento annuale a livello mondiale sul tema della mobile photography.

“Con l’MPA le foto scattate con gli smartphone raggiungono la giusta dimensione artistica”, San Francisco Guardian

Se avete qualche dubbio in merito alla natura delle foto che possono partecipare al concorso, basta leggere sulle FAQ della MPA dove c’è scritto chiaramente che “solo le foto scattate ed editate su smartphone o tablet possono partecipare al concorso” e ancora “che si possono usare solamente app per editare le foto e nessun programma di computer”.

Ecco allora che per diventare dei perfetti “mobile photographer” è fondamentale la scelta della app più giusta! Come immaginerete, dire che ce ne sono “una marea” è dire poco e ovviamente ciascuno di noi ha la sua preferita.

Di seguito vi elenco quelle che ho scelto di usare io e perché (con la dovuta premessa che il mio smartphone è da sempre un iphone 😉 ):

Camera +
Definita in passato da Apple stessa “la migliore App per le tue foto”, Camera+ è uno dei migliori software in grado di migliorare le caratteristiche e le funzionalità della fotocamera dell’iPhone. È un’app dotata di diverse funzioni utili che non sono comprese nell’applicazione della fotocamera standard.
A me piace perché ha un’interfaccia gradevole e immediata e accompagna il fotografo dallo scatto, all’archiviazione, alla post-produzione nel modo più agevole.

Snapseed
A differenza di Camera +, Snapseed è disponibile per tutti i dispositivi (anche da Desktop!). È, infatti, un applicativo fotografico per Desktop, iPhone, iPad e Android e consente lo scatto, la post-produzione e la condivisione delle immagini anche in questo caso in modo molto semplice. L’utilizzo è molto intuitivo e ben studiato.
Snapseed è stata la prima app che ho scaricato per la post-produzione, mi sono trovata bene per diverso tempo, ma oggi preferisco usare Camera + perché la trovo più immediata. Di Snapseed mi piace però la funzione “Selective Adjust” che permette di andare a migliorare punti precisi di ogni singola immagine aggiustandone la luminosità, il contrasto e la saturazione.

VSCOcam
Quest’app è diventata una sorta di must non solo per me, ma per molti mobile photographer. Gli effetti desaturati o ipercontrastati, ormai tanto amati e diffusi su altre app (vedi i nuovi filtri di Instagram ad esempio) provengono da qui. Definire VSCOcam una semplice app (disponibile sia per IOS che per Android) è però riduttivo: attorno ad essa ruota un mondo che giorno dopo giorno viene implementato con nuove possibilità. Per capire di cosa sto parlando basta dare un’occhiata al sito.

VscoCam

 

Queste 3 app sono in assoluto quelle che utilizzo sempre. Però, come credo capiti a tutti, ciclicamente mi viene voglia di provarne delle nuove. Le ultime che sto testando sono:

SKRWT
Disponibile solo per IOS, quest’app si preannuncia utile per correggere le prospettive e le distorsioni dovute ad un’inquadratura spesso non ottimale. Con molta semplicità, SKRWT mette a disposizione diversi tipi di correzioni delle distorsioni (come l’angolatura e la prospettiva). Le ottiche degli smartphone spesso distorcono le linee degli oggetti che fotografiamo compromettendone la prospettiva. Grazie a questa app, che promette di “raddrizzare palazzi”, è possibile correggere queste linee.

SKRWT

TouchRetouch
È un’app studiata per gestire i contenuti indesiderati nelle foto. Basta solo qualche tocco e tutte le imperfezioni o gli oggetti non voluti nell’inquadratura possono essere cancellati. È semplice da utilizzare (si usano le dita) ed è ricca di funzioni utili.
Onestamente vi devo dire che ho provato ad usarla un paio di volte, o meglio, ho provato ad usare la sua funzione di “timbro-clone” e ammetto di non essere riuscita benissimo, ma le funzionalità che quest’app ha sulla carta sono notevoli, quindi conto di imparare ad usarla al meglio.

Per rimanere sempre aggiornata sulle novità legate al mondo della mobile photography, frequento spesso il blog degli Instagramers Italia che per me è fonte d’ispirazione, oltre che di scoperta e consigli utili.
Scambiarsi trucchi, esperienze e opinioni è importante nell’ambito della mobile photography: voi quali applicazioni usate per scattare e post-produrre le vostre foto? 🙂

 

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Chiacchiere e Margaritas: un margarita con Maricler

Inauguriamo con questa bella intervista la nuova sezione del blog chiamata Chiacchiere e Margaritas, una rubrica d’interviste “utili & futili” con i nostri amici della rete!

Quando abbiamo pensato a questo spazio, ci siamo immaginate di essere sedute ad un bancone di un locale trendy a sorseggiare un buonissimo Margarita ( 😉 ) in compagnia di amici con cui scambiare punti di vista sui nostri argomenti preferiti!
Un momento informale per facilitare il confronto su diverse tematiche, ma soprattutto per parlare di esperienze personali. In sostanza, un mix irresistibile di spunti sul mondo del digitale e confessioni (da cui nasce la scelta dell’hashtag #InMargaritaVeritas).

Mariachiara Montera è Blogger, Food Writer, Digital Strategist e Digital PR.

Perché abbiamo scelto proprio Mariachiara?
Oltre al fatto di essere una nostra amica e collega, con cui ci piace moltissimo lavorare e fare progetti (una nuova edizione di DigitalRisto è alle porte 😉 ), per noi Mariachiara è un bell’esempio di tenacia, carattere e professionalità da cui prendere spunto. Il mondo delle Digital PR non è affatto semplice, né da capire né da vivere, ma lei riesce a essere protagonista di questa dimensione con una naturalezza e un’umanità assolutamente disarmanti. Pronti a leggere la sua intervista?

Quando e come nasce la tua avventura nel mondo del Food? E in quello delle Digital PR?
Come data possiamo mettere il 2006, anno in cui ho aperto il food blog. L’ho aperto per condividere ricette e qualche recensione di prodotti e ristoranti ed è da qui che è nata la mia passione per il Food, che poi si è trasformata in lavoro. Una delle cose che ha differenziato subito il blog è stata quella di essere un po’ opinionista in quello che scrivevo: esprimevo un punto di vista molto personale, articolato, critico e argomentato sul mondo del Food (cosa molto rara per i tempi). Da food blogger, una volta raggiunta una certa notorietà, venivo invitata dalle aziende (le prime che iniziavano a muoversi nelle digital PR) agli eventi. Parallelamente continuavo a lavorare. Mi occupavo di comunicazione per la FNAC e poi di community management per un’agenzia. Il lavoro vero è stato quello che mi ha permesso di acquisire competenze e punti di vista solidi per poter tentare di passare dall’altra parte, a lavorare a tempo pieno nell’ambito della comunicazione del mondo Food, e contemporaneamente grazie al blog sono riuscita a costruire la rete di contatti che mi ha permesso poi di rendere più facile il passaggio da dipendente a freelance.

Facile dire “Foodie” ma cosa è per te realmente una Foodie?
Domanda interessante. Foodie è un termine molto denigrato da gran parte del giornalismo gastronomico rifacendosi, secondo me, alla famosa differenza che si vuole sottolineare tra il giornalista e il blogger, tra chi ne sa e chi no, tra chi è esperto e chi no. La parola Foodie viene usata solitamente per indicare una persona curiosa, interessata al settore, ma non particolarmente capace di approfondire, che ne sa un po’ ma non troppo. In realtà, secondo me, è soltanto un approccio diverso e non necessariamente meno profondo. Più che tra categorie, la differenza deve essere fatta tra persone. Io questo termine lo uso con un connotazione positiva perché esprime una curiosità genuina che non è imprigionata in stereotipi e in percorsi obbligati. Il Foodie può essere veramente chiunque, dal designer che s’interessa alle mostre di arte e Food, a chi segue Masterchef e sogna di fare lo stesso percorso.

A proposito di Foodie, com’è nato il bellissimo progetto della Foodie Geek Dinner?
L’approccio è sempre quello più easy possibile… di fronte a una birra! 🙂
È nato con una doppia intenzione:
1 – far conoscere persone del settore, per creare relazioni umane e professionali;
2 – creare un evento in cui il Food non fosse il centro ma fosse il tramite di un modo informale e scanzonato di raccontare il cibo.
Quello che spinge oggi me e Francesca a lavorare con entusiasmo a questo progetto, al di là delle motivazioni di business, è la spinta creativa che si sprigiona ogni volta che elaboriamo un tema e studiamo un nuovo allestimento. Il poter realizzare dei concept in cui il cibo diventa conversazione, divertimento, convivialità e condivisione è il lato che ci piace di più.

DueMargaritas_alla_FGDiner_Milano

Nota dell’intervistatrice: abbiamo partecipato anche noi diverse volte alle FGD e ce ne siamo follemente innamorate (la foto lo dimostra). Se non ci fossero bisognerebbe inventarle 😉

Quasi 2 anni da freelance, hai scritto tanto a riguardo, tra cui un ebook, che consigli daresti a chi sta pensando di diventarlo?
È una scelta che non consiglio a chiunque. Molto dipende dall’indole caratteriale che si ha e dalla perseveranza che si mette nelle cose. Essere freelance è un’attitudine a perseguire gli obiettivi anche nei giorni in cui vorresti soltanto rimanere sotto il piumone. Ogni giorno devi fare qualcosa per te stesso, perché non c’è nessun altro che lo farà per te. Devi imparare ad affrontare momenti di sconforto, malattia, pigrizia e ansia portando a casa ogni giorno una piccola cosa. Anche se non è un progetto con del fatturato o un nuovo cliente, devi mettere sempre qualcosa “in pista” e questo è faticosissimo, difficile e non è per chiunque. Io sono freelance dall’11 marzo 2013, non è sempre stato facile ma il valore aggiunto di esserlo sta nel voler realizzare progetti tuoi che altrimenti non potresti nemmeno pensare di progettare.

Sappiamo che stai lavorando a molti nuovi progetti, tra cui corsi di formazione, dicci tutto…
Ho di recente messo online il mio sito, che si è andato ad affiancare al blog “The chef is on the table”Ho aperto un mio canale You Tube che ho chiamato “La ragazza della GDO”, dedicato a delle micro-recensioni di prodotti bizzarri che si trovano nei supermercati, con l’intenzione di restituire un racconto surreale degli scaffali. La lampadina mi si è accesa andando a fare la spesa, mi piaceva l’idea di parlare di queste cose facendo divertire le persone, sfruttando un nuovo (almeno per me) canale di comunicazione, e di fare qualcosa di divertente e rilassante.

LaRagazzadellaGDO_MariachiaraMontera_ChiacchiereeMargaritas_InMargaritaVeritas
Poi, sì, ci sono i corsi di formazione: uno di Digital PR e uno (che voi conoscete molto bene 😉 ) dedicato alle strategie digitali per i Ristoranti, DigitalRistoHo lasciato tutto il mondo della critica gastronomica e mi sto proponendo come Digital PR per ristoranti e aziende. Infine, sto scrivendo un libro sugli eventi e sto iniziando la mia avventura nel mondo beauty…

Si parla ovunque di cibo, in TV e online, si fotografa il cibo, perché secondo te il cibo fa sempre più notizia e… non staremo andando in overdose?
No, anzi secondo me non se ne parla mai abbastanza 🙂
Da una parte perché il tema della convivialità, in questo momento, è la risposta al bisogno delle persone di stare insieme condividendo momenti, e in questo il cibo è un collante perfetto, e dall’altra parte perché, in un momento di crisi del lavoro, il settore Food offre molte opportunità (basta pensare ai concorrenti di Masterchef che partecipano alla trasmissione con il sogno di poter cambiare vita).

Com’è cambiato il modo ed il mondo delle PR dall’avvento del Digitale?
È cambiato l’obiettivo che non è più solamente vendere ma è “instaurare una relazione”. Quello che fa vendere è diventato il legame affettivo che la marca riesce a creare con il consumatore e non più un mero messaggio pubblicitario per lo più slegato dai bisogni delle persone.

Ci daresti la tua ricetta segreta per il perfetto “Digital PR Cocktail”?
Buon senso, creatività, cura per le persone e capacità di individuare i valori che rendono quella marca unica.

Una donna del sud che ha scelto di trasferirsi a Milano e poi a Torino. Cosa ti piace di più di queste città?
Di Milano mi piace il fatto che vive in continuazione un processo di cambiamento continuo ed evidente, mi piace la modernità e la trasformazione incessante. Di Torino, dall’altra parte, mi piace il suo aspetto più statico, più tranquillo, la qualità della vita, il suo essere una città a misura d’uomo e il cibo. Cosa rimpiangi della tua terra (la Campania)? Mozzarelle e pomodori a parte, la luce. Non ho mai ritrovato in nessun altro posto la luce della costiera, a Salerno. Ogni volta che ci vado, mi si apre il cuore.

Sei stata da poco in Thailandia, come ti ha cambiato (se ti ha cambiato) questo viaggio?
Mi ha riequilibrato. Prima avevo l’attitudine a fare molte proiezioni: mi svegliavo la mattina e pensavo a come sarebbe andata la giornata in base a timori, alle ansie o anche agli entusiasmi. In Thailandia ho imparato che la giornata è fatta di attimi ad eventi su cui paure o entusiasmi non hanno la minima influenza. Ho capito che le situazioni più brutte o anche le più belle comunque non sono la realtà, ma solo momenti di essa. Adesso vivo con meno ansia anche le situazioni più complicate.

Qual è il tuo piatto preferito e perché?
Pane, burro e alici. Delle alici sono maniaca.

Dacci una dritta utile: 3 nomi di ristoranti da non perdere a Torino? 
Banco vini e alimenti, Enoteca Bordò e Ristorante San Giors.

E finiamo questa ricca chiacchierata con un bel video messaggio, visto che ormai sei avvezza allo strumento 😉 Dicci una grande verità del web e un consiglio per affrontarla al meglio, a te la parola!

Ringraziamo Mariachiara per aver bevuto questo Margarita con noi, vi diamo appuntamento al prossimo Margarita e ricordate… Socializzate Sempre Responsabilmente 😉

cuore

San Valentino sui Social Media: consigli “last-minute”per piccole aziende

San Valentino è alle porte, e tradizionalmente questa festa porta con sé, oltre a rose, cuori e cioccolatini, un’ottima occasione di marketing per le aziende che vogliono aumentare la propria visibilità ed il proprio giro d’affari.

La buona notizia è che non è necessario essere una grande azienda ed utilizzare budget da capogiro per essere più visibile on line in questo periodo, sicuramente affollato dal punto di vista dell’advertising. Anche i titolari di piccole imprese possono mettere in pratica alcune semplici idee nell’utilizzo dei canali social che permetteranno loro di mostrare apprezzamento per i clienti più fedeli, coinvolgerli in iniziative speciali, offrire sconti, promozioni ed utili consigli per trascorrere al meglio questa festa.

Vogliamo quindi darvi di seguito alcuni suggerimenti “last minute” utili, semplici e pratici per ristoranti, negozi, parrucchieri, saloni di bellezza, agenzie di viaggi, ma anche per altre piccole imprese che desiderano utilizzare al meglio i social media far emergere con creatività i valori e le emozioni di questa occasione, in modo da rendere il proprio messaggio il più condiviso possibile.

Ristoranti

Se per questa serata speciale avete intenzione di proporre un menù insolito o particolarmente gourmet, è un’ ottima idea sfruttare i vostri canali social, in particolare Facebook per dare indizi o anteprime del vostro menù speciale in modo da coinvolgere ed incuriosire i clienti. Postate ogni giorno per il periodo di tempo che ci separa dal 14 Febbraio la foto di uno o più ingredienti che saranno alla base di alcuni piatti (zenzero, peperoncino, etc), oppure preparate in anticipo alcune delle portate e pubblicate le loro foto raccontando il perché avete deciso di includerle nel vostro menù. Potrete così dare il via ad un dialogo con i vostri fan che continuerà anche dopo S.Valentino sulla proposta di menù che hanno apprezzato di più.

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 Agenzie di viaggi

Se gestite un’agenzia di viaggi vi consigliamo di dedicare i post o i tweet degli ultimi giorni prima di San Valentino alle descrizione delle mete tradizionalmente più romantiche per un week-end a due. Corredate le immagini accattivanti delle varie destinazioni con  la vostra proposta di viaggio che contenga possibilmente un piccolo sconto o una promozione speciale dedicata alla festa degli innamorati. Un’altra ottima idea è quella di chiedere direttamente ai vostri fan tramite un sondaggio on line qual è la destinazione dei loro sogni.

Hair Stylist e Saloni di Bellezza

San Valentino è un’occasione speciale che invoglia a farsi più belle. Quindi perché non invitare con un piccolo omaggio le vostre clienti a condividere sulla vostra pagina Facebook le immagini delle loro acconciature romantiche realizzate per l’occasione? Oppure del trucco speciale che avete creato per loro? Potrete raccogliere tutti gli scatti pubblicati in un album fotografico creato sulla vostra pagina Facebook o creare un collage di immagini da postare nei giorni successivi. In questo modo avrete a disposizione una bellissima gallery di acconciature/makeup che potrà essere di richiamo per le future clienti che visiteranno la vostra pagina.

acconciatura

Negozi

Utilizzate i social media per comunicare le vostre offerte speciali, in particolare quelle last-minute. Per farlo seguendo il “mood San Valentino” potreste creare un post con un biglietto d’auguri virtuale che spinga alla condivisione. Abbinate ad un’ immagine evocativa una frase di auguri o di ringraziamento per la fedeltà dei vostri fan/clienti ed unite ad essa un’offerta speciale o un buono sconto da utilizzare in negozio il giorno di San Valentino.

Offrite attraverso i vostri post giornalieri dei suggerimenti per il regalo ideale per San Valentino. Potete realizzare anche dei collage fotografici che presentino varie proposte sia per Lui che per Lei.joannagoddard

L’idea in più…supportate un’iniziativa benefica

San Valentino è la festa dell’amore, ma non necessariamente da dimostrare solo all’interno della coppia. Potete prendere spunto da questa ricorrenza per iniziare a supportare un’iniziativa benefica che vi sta particolarmente a cuore. Scegliete di farlo attraverso i social media, donando una cifra simbolica per ogni nuovo fan che si unirà alla vostra community nella settimana di San Valentino. Condividete il vostro obiettivo su tutti i vostri social, diffondete la notizia e dopo S.Valentino e… mantenete la vostra promessa!

Buon San Valentino a tutti!

Fotografie cornici

Come creare contenuti visual per promuovere al meglio il proprio brand

L’importanza dei contenuti visual nelle attività di social media marketing è in continua e forte crescita: questo oramai è un dato di fatto per tutti coloro che svolgono in qualche modo un’attività online. E’ bene ricordare che quando parliamo di contenuti visual dobbiamo includere in questa definizione non solo le foto ma anche i video, le vignette, le infografiche e i meme.

Siamo però sicuri che stiamo utilizzando i fonts, i colori, gli elementi grafici o gli effetti per rendere, attraverso queste immagini, la nostra azienda davvero riconoscibile? E’ infatti importante che la nostra immagine sia coordinata e coerente per fare in modo che i nostri clienti, o potenziali tali, si ricordino di noi. In questo articolo vi darò delle semplici ma efficaci dritte per fare il modo che i contenuti visual che andiamo a pubblicare vengano subito associati al nostro brand 😉

Tip 1: Usare dei font coerenti

Se scriviamo delle frasi sui nostri contenuti visual, è importante scegliere non più di 3 tipi di font differenti da utilizzare nelle varie grafiche che andiamo a pubblicare sui nostri social media. Inoltre l’ideale sarebbe, per essere più riconoscibili, utilizzare dei font che rispecchino lo stile e il “mood” del brand. Un ottimo esempio è Nike, poichè il suo font è davvero riconoscibile in tutto il mondo!  

nike images

 Tip 2: Utilizzare i colori aziendali nei contenuti visual

Guardando i contenuti visual dei grandi brand ci si rende conto subito che utilizzano gli stessi colori in modo continuo: nel logo, nel testo e addirittura anche nelle immagini. Questa è una coerenza che aiuta l’audience a ricordarsi del brand, ma anche a suscitare emozioni e ricordi relativi a un determinato marchio. Ad ogni modo non tutte i contenuti visual devono utilizzare i colori aziendali, ma diciamo almeno il 50% di essi affinchè le persone inizino ad associare i colori con quel determinato brand.

Un ottimo esempio è Cadbury:

Cadbury visual

Tip 3: Scegliere immagini che esprimano lo stile del marchio

Bisogna ricordarsi che:

“People don’t buy products, they buy lifestyles” (cit.)

Sia che le immagini siano le protagoniste o sia che servano da sfondo per un post grafico, esse devono avere un tema coerente ed esprimere lo stile del marchio. Per fare marketing in modo efficace il brand deve mostrare tutto il suo mondo, insieme alla “cultura” e al “lifestyle” che ha generato per quel prodotto.

Redbull è un ottimo esempio, più che vendere una bevanda vende un mondo fatto di sport, passione, divertimento:

Redbull visual

Tip 4: Ambientare i prodotti

Se si sceglie di non avere dei font o dei colori identificativi nelle grafiche sui social, fare branding su un prodotto può essere un pò più difficile. Sarà quindi prima di tutto necessario focalizzare l’immagine sul prodotto o/e sul logo del prodotto, deve avere un chiaro ruolo di protagonista e rispecchiare anche la giusta posizione per attirare l’interesse di chi guarda (vi consiglio di approfondire la “regola dei terzi” se non la conoscete 😉 ).

Un’altra buona idea è di ambientare i prodotti in una situazione o “set” che rafforzi l’esperienza che quel determinato prodotto vuole fare vivere ai propri consumatori o potenziali tali.

Per esempio Estee Lauder, pur non utilizzando font o colori che rimandino al marchio, riesce a far “vivere” i prodotti e avvicinarli emotivamente al consumatore.

Estee Lauder Collage

Tip 5: Utilizzare dei template

E’ molto utile preparare dei template grafici da utilizzare per rubriche, photo post o altri contenuti visual. Il mio consiglio è di crearli utilizzando Photoshop, ma se non siete pratici di questo programma un’opzione molto valida è anche creare dei format utilizzando Canva.

La serie “Toglietimi tutto ma non…” di Breil è un ottimo esempio, oltre che concettuale, anche a livello grafico:

Breil Collage

 

Utilizzando una strategia coerente nell’immagine, anche per la propria presenza online oltre che per quella offline, sarà sicuramente una mossa strategica per incrementare la propria “riconoscibilità” del marchio e infine veicolare più persone verso il proprio business 😉

[ Alcune fonti da: www.socialmediaexaminer.com ]
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Digital e Social Media Marketing: ecco i trend 2015!

Benvenuto 2015!

Siamo entrati nel nuovo anno da pochissimo e, come sempre accade in questi momenti, si guarda avanti con entusiasmo e curiosità, cercando di prevedere cosa ci riserverà il futuro. Trend, scenari, previsioni: in questo periodo ne trovate di tutti i tipi e per tutti i settori!

In questo primo articolo dell’anno, noi di Social Margarita vogliamo presentarvi  quali saranno gli scenari che ci aspettano nel 2015 nel settore del Digital e Social Media Marketing. Per farlo nel migliore dei modi abbiamo scelto di coinvolgere molti dei nostri amici e colleghi che vivono e lavorano “in rete” perché, secondo noi, le migliori previsioni sono proprio quelle che nascono dalla possibilità di guardare il futuro con tantissimi occhi e quindi da tantissimi punti di vista. 🙂

A tutti  abbiamo chiesto di rispondere ad un’unica domanda: “Quale sarà secondo te un trend del 2015 nel social media marketing o nel digital marketing?” e l’analisi delle risposte ci ha permesso di individuare alcune delle tendenze che caratterizzeranno il nostro futuro più prossimo “on line”. Siete curiosi? Ecco cosa ci aspetta!

1. Il contenuto sarà sempre di più il REking

Lo afferma con chiarezza, Miriam Bertoli, consulente e formatrice in marketing digitale, sottolineando che: I buoni contenuti digitali sono sempre più rilevanti e lo saranno anche nel 2015. Intendo anche – ma non solo – contenuti sponsorizzati, ideati e prodotti dalle aziende e soprattutto dalle persone “lì fuori”. Chi saprà usare sapientemente questo ingrediente base di tutti i piani di marketing digitale avrà contatti, engagement e risultati di business”.

È sulla stessa linea d’onda anche Maria Chiara Montera (@maricler), foodblogger e digital pr, che facendo riferimento al settore food, ci dice: Parlando di food, credo (e spero 🙂 ) che vedremo crescere nuovi e-commerce ben targettizzati e assestarsi gli attuali in una direzione che premia il content marketing: siti ben fatti, e soprattutto con newsletter intelligenti, che creino un contenuto realmente interessante per i clienti”.

La certezza della centralità che i contenuti avranno anche nel 2015 ce la dà anche Riccardo Scandellari @Skande, esperto di personal branding e marketing digitale : “I contenuti testuali, video e di immagini avranno sempre più un ruolo centrale. Indipendente dalla piattaforma e il messaggio che vorremo far passare. Come pure la reputazione aziendale e personale sarà sempre più verificabile e condizionerà le persone. Non ultima la quantità di attenzione che riusciremo ad attirare verso i nostri contenuti. In definitiva verrà sempre più consolidata l’opportunità di essere online nei modi giusti, cercando il dialogo e il confronto per poter crescere e arricchirci di idee diverse dalle nostre.”

2. L’avanzata inarrestabile dei video e social “visual”

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Un altro trend 2015 che emerge chiaramente dalle interviste di alcuni dei nostri amici, soprattutto grazie alla capacità di questi mezzi di rendere sempre più umane le relazioni digitali. Veronica Gentili, Web Marketing & Social Media Marketing Specialist, ci dice: “Credo che durante il prossimo anno la fruizione di video online prenderà sempre più spazio nel quotidiano delle persone e, di conseguenza, nell’agenda dei marketer”.

Della stessa idea è anche Cinzia Di Martino, Blogger, CommunityManager & WebDeveloper: “Siamo animali sociali, bisognosi di riprove sociali. Per questo credo che Instagram e i video saranno le tendenze vincenti indiscusse del 2015. Strumenti capaci di esaltare le nostre capacità professionali e creative, creare relazioni H2H (human-to-human) e porre ancor più le persone al centro del marketing, a tutti i livelli e in tutte le forme. Quindi, guardare le cose da sempre nuovi punti di vista (più umani e più orientati al quotidiano) sarà la regola base da seguire in ambito social per incrementare la propria community”.

Quella dell’esplosione del visual è una tendenza 2015 citata anche da Carlotta Silvestrini, grafica e webdesigner: Il marketing parla il linguaggio del target, che è sempre più esigente e di conseguenza necessita di una comunicazione sincera, emozionale, visuale. Ho notato – anche da parte dei più giovani – un progressivo riavvicinamento a piattaforme come Pinterest, Tumblr e Instagram, questo mi fa pensare che il visual sia sempre la scelta migliore, specialmente in ottica crossmediale”.

3.Parola d’ordine: misurabilità

Alla creatività e all’estro che ha da sempre caratterizzato il social e digital marketing, si farà strada nel 2015 una sempre maggiore esigenza di monitorare e misurare rendimenti e risultati, con innumerevoli conseguenze messe in luce da Rudy Bandiera, giornalista e consulente web: “Il 2015 sarà caratterizzato dalla presa di coscienza di un insieme di dati, misurabili, che faranno di noi degli hub pubblicitari veri e propri. L’economia della reputazione diventerà un fatto concreto, le macchine elaboreranno un insieme di dati inconcepibile solo oggi e tutti noi saremo monitorati e, di fatto, misurati molto più precisamente di quanto non avvenga adesso. Le aziende si renderanno conto a tutti i livelli di questa cosa e il “singolo” ovvero l’individuo diventerà il centro comunicativo di tutto: un pochino la morte del media e la nascita del Web 3.0 se vogliamo 😉 ”.

Sempre meno approssimazione e più misurazione è quello che mette in evidenza nella sua previsione per il 2015 anche Futura Paganodigital strategist: Il digital marketing nel 2015? Mi viene in mente solo una parola: conversione! Abbiamo capito come le attività di marketing sul digitale, siano paid o earned, devono portare a un risultato finale: il contatto cliente-brand. Come ottimizzare questo prezioso risultato? Lead generation (e quindi dem, retargeting e remarketing, ma anche profilazione), word of mouth e, in ultimo, vendita. Tutto tracciato online con un sapiente merge di analitics, insight e pixel di monitoraggio, raccolto in un solo funnel di dati ordinati per azioni e conversioni, per generare con un solo click il calcolo del ritorno dell’investimento. Il social si fa sempre meno approssimazione, sempre più puntuale misurazione e creatività.”

4. La centralità del sito web

Ancora da Veronica Gentili la previsione che il 2015 vedrà il sito web  come elemento centrale delle strategie di marketing on line : “Credo anche che, complice una saturazione progressiva degli spazi social, diventerà inevitabilmente chiaro un concetto base del Social media Marketing: i social network sono canali e non fini ultimi della nostra strategia, dobbiamo mettere al centro di tutto uno spazio nostro con regole nostre, il sito web”.

5. Continua incessante l’ascesa del mobile

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Carlotta Silvestrini, infine, ci ricorda che il 2015 consoliderà e rafforzerà una tendenza che è stata protagonista anche negli anni passati: “È esponenziale l’accesso da mobile, quindi tutto va pensato in funzione della fruibilità da smartphone e tablet. Anche questa non è una novità rispetto alle tendenze del 2014, ma riveste un’importanza talmente fondamentale che va sempre ricordato. Lo stesso web design ormai è fortemente orientato al mobile, i minisiti, le app, le mobile version sono le richieste del futuro rispetto al classico sito web. E no, non vale nemmeno il responsive :)”.

 photo credit: Pen Waggener via photopin cc

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Ecco come web e tecnologia aiutano a viaggiare

Le Feste sono davvero vicine e sono sicura che molti di voi hanno quasi le valigie pronte!
Questo periodo insieme a quello estivo è il periodo in cui la maggior parte di noi organizza le proprie meritate vacanze e parte per dei viaggi bellissimi.

In questo contesto di partenze e nuove scoperte, quindi, mi voglio interrogare sul rapporto tra web, tecnologia e viaggio, che indubbiamente è molto cambiato nel tempo ed è diventato sempre più stretto. Mi sono dilettata a indagare questo argomento già in occasione di un evento in cui ho avuto il piacere di partecipare con le GGDModena dal titolo: “Donne in viaggio 2.0” ed è proprio per questa occasione che ho raccolto alcune delle informazioni che riporto in questo post.

Iniziamo col farci la domanda probabilmente retorica: possono il web e la tecnologia aiutare a viaggiare? Beh, ovviamente sì. E lo fanno in modi diversi.
Quali? Vediamoli insieme.

1. Possono fare incontrare i viaggiatori
Matchtrip, il social network tutto italiano dedicato proprio ai viaggiatori, ne è un esempio.

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Se siete amanti dei consigli di viaggio, vi piace raccontare, recensire e confrontarvi con gli altri questo è il posto giusto per farlo.

2. Possono ispirare nuovi viaggi o mete
Forse un po’ scontato perché ovviamente il web è il luogo di ricerca e ispirazione per eccellenza! In questo contesto però, vi voglio parlare di Pinterest come fonte di ispirazione suprema 😉
Pinnando qua e là potete trovare senza grandi difficoltà la stanza di un Bed and Breakfast bellissimo in cui vorreste andare, lo scorcio di una nuova destinazione alla quale non avete ancora pensato o addirittura scoprire le cose belle che sono intorno a voi, nel vostro territorio, che ancora non conoscevate (per me è un po’ così quando guardo le bacheche di Turismo Emilia Romagna).

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3. Aiutano a organizzare e a pianificare i viaggi e trovare sistemazioni più economiche e caratteristiche.
Ovviamente l’elenco di siti che si prestano a far questo sarebbe lunghissimo ma io vi faccio due nomi che secondo me sono casi interessanti.

Airbnb, un classico che non stanca 🙂
Il portale online che mette in contatto persone che sono alla ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono uno spazio da affittare, generalmente privati. Gli annunci includono stanze, appartamenti, ville, ma addirittura castelli, barche, baite, case sugli alberi, igloo, isole private e qualsiasi altro tipo di alloggio.

Coachsurfing, l’insolito che incuriosisce 😉
Letteralmente “navigazione sui divani”, il Coachsurfing è un servizio gratuito di scambio di ospitalità, un progetto che nasce no-profit con l’intento di mettere in contatto persone disponibili a scambiarsi ospitalità.

4. Aiutano a muoversi meglio
Ne sono esempi, Uber, che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione software mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti e Moovit un’applicazione social gratuita per il trasporto pubblico che utilizza le informazioni generate dai propri utenti in tempo reale riguardanti i mezzi di trasporto e permette di viaggiare sereni risparmiando tempo.

Moovit

5. Aiutano a documentarsi, a ricordare, conservare e condividere emozioni. Per far questo spesso utilizziamo App: ecco quelle che secondo me sono le più interessanti.

App per prenotare
HotelTonight è un esempio interessante perché permette di viaggiare con stile ma all’ultimo minuto. Cerca e prenota hotel di media ed alta categoria o addirittura lussuosi nelle principali città europee e nordamericane in last minute (per la sera stessa) a prezzi davvero convenienti.

HotelTonight

App per prepararsi al viaggio
Ma nel vero senso della parola! Avete mai pensato di farvi aiutare a preparare la valigia?Packing Pro è l’app per dispositivi IOS ideale, è l‘assistente perfetto “per lista bagaglio e cose da fare per il viaggio” 😉

Packing-Pro

App per documentarsi
Mi hanno incuriosita e penso che le proverò: Hear Planet, app che aiuta a trovare monumenti e i luoghi interessanti di una data località, e Localscope, di fatto una mole enciclopedica d’informazioni, immagini, valutazioni e commenti su ogni parte del mondo che s’incrociano con la posizione dell’utente che potrà scoprire tutto quello che è intorno a lui: negozi, locali, ristoranti, monumenti, musei ecc. S’interfaccia con moltissimi servizi da cui raccoglie le informazioni, da Facebook a Foursquare, da Wikipedia a Instagram.

App per ricordare, conservare e condividere informazioni/emozioni del viaggio
Tripit è una risorsa quasi fondamentale per chi viaggia molto. Permette di registrare e conservare i percorsi di tutti i propri viaggi, per poterli eventualmente condividere.

Tripit

E poi indispensabili ( almeno per me sicuramente 🙂 ) sono le app fotografiche e di post-produzione. Ecco le mie preferite: Camera +Snapseed e VSCOcam.

Per condividere le foto possiamo utilizzare ovviamente Instagram e per ricordare e annotare pensieri Evernote WriteRoom.

Ci sono poi delle App davvero buffe… anzi tra lo strano e il buffo, ma chissà… potrebbero tornare utili comunque durante il viaggio 🙂 Io ve le scrivo!

Problemi col Jet Lag?! Da oggi non ne avrete più.
Jet Lag App 
è l’app disponibile per dispositivi IOS che affronta il problema del “mal di fuso” in maniera scientifica basandosi sui ritmi sonno-veglia e sui dati relativi alla lunghezza del tragitto, al tempo di volo e alla durata complessiva del viaggio. Provare per credere!

JetLag app

Problemi a trovare un bagno? (Penso sarà capitato a tutti!)
Sit or Squat
lo trova per voi! Oo

Sit-or-Squat

Che dire… spero che queste indicazioni vi possano essere utili!
Buon viaggio a tutti 🙂

Social Cocktail Google Plus

I Social Cocktail di Social Margarita: Google Plus

Eccoci puntuali con il nostro quarto Social Cocktail!

Quello che vi prepariamo oggi è un cocktail davvero speciale per due motivi: prima di tutto perché vi parliamo di Google Plus, il social network di Google, e poi perché, per la prima volta,  ci siamo noi tre insieme, tutto il team Social Margarita al completo, a creare per voi il mix ideale per il social network di Mountain View.

Siete pronti? Eccovi allora i cinque immancabili ingredienti per preparare un drink a base di Google Plus, davvero perfetto!

  1. Pensa ed utilizza Google Plus come parte della suite Google
  2. Utilizza le cerchie per comunicare al meglio
  3. Entra a far parte delle Community
  4. Sfrutta le potenzialità Local
  5. Usa gli Hangout e gli Hangout on Air

Primo ingrediente – Utilizza Google Plus come parte della suite Google

Google Plus è molto più di un social network perché offre tutte le funzionalità di un social, ma nello stesso tempo è fortemente integrato con tutti gli strumenti della suite Google, in particolare Youtube e Gmail, ma anche Chrome, Maps, Drive etc.  Vi consigliamo quindi, dopo aver creato il vostro profilo o pagina (se siete un’azienda), di sfruttare queste potenzialità collegando ad esso tutti gli altri account che avete all’interno della suite Google.

Secondo ingrediente – Utilizza le cerchie per comunicare al meglio

Tanto le persone quanto i brand su Google Plus possono essere catalogati in cerchie. Le cerchie sono delle categorie all’interno delle quali è possibile classificare i contatti sulla base del tipo di relazione che abbiamo con essi. Ciò consente da un lato di mantenerli organizzati e dall’altro di condividere i nostri contenuti solo con le persone che riteniamo siano più interessati ad essi. Quando dunque condivideremo un update potremo inserire tra i destinatari una o più cerchie o  condividere pubblicamente il nostro contenuto.

Terzo ingrediente -Entra a far parte delle Community

Le Community sono un elemento distintivo molto importante di Google Plus. Si tratta infatti di gruppi che consentono di aggregare le persone attorno a un tema, un interesse, un marchio. Non solo i profili, ma anche le pagine possono entrare a far parte delle Community o crearne una. Iscrivetevi e partecipate alla vita delle community che trattano argomenti o temi per voi importanti, o ancora meglio, create una vostra community.

Quarto ingrediente – Sfrutta le potenzialità Local

Google Plus è anche local! La pagina Local è una tipologia speciale di pagina business davvero unica perché consente ai clienti di connettersi facilmente alla posizione fisica di un’attività commerciale.
Nelle  pagine Local potete trovare una mappa della posizione dell’attività, l’indirizzo, il numero di telefono ed anche le foto. Sempre per via dell’integrazione con la suite Google, tutte queste informazioni vengono mostrate direttamente su Google Maps. Se gestite un ristorante, albergo o un’attività commerciale è il tipo di pagina che fa per voi!!!

Quinto ingrediente – Usa gli Hangout e gli Hangout on Air

Gli Hangout, sono un servizio esclusivo di Google Plus. Si tratta della possibilità di effettuare chiamate voce e video, creando delle vere e proprie stanze virtuali nelle quali è possibile parlare, condividere e fare video conferenze.  Gli Hangout on Air, sono ancora più straordinari perché  ci permettono di trasmettere in streaming gratuitamente live su Youtube, un corso, un concerto, un evento a cui siano collegate più di dieci persone.

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Allora non vi resta che guardare il video per gustare insieme a noi il Social Cocktail di GPlus!!!

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I Social Cocktail di Social Margarita: Twitter Cocktail

Oggi ho il piacere di presentarvi il nuovissimo Social Cocktail di Social Margarita, tutto dedicato a Twitter.

Dopo le nostre precedenti creazioni: Facebook e Pinterest Cocktail, ora è la volta del social network che cinguetta! Proprio per questo motivo, nel nuovo video c’è un protagonista in più: il famosissimo uccellino azzurro di Twitter, Larry  ;). Vi va di conoscerlo?

Come per i precedenti, anche per questo terzo cocktail, sono cinque gli immancabili ingredienti necessari per creare un Twitter drink perfetto:

  1. Trasmettete una forte immagine del brand
  2. Siate autentici
  3. Pubblicate spesso e con costanza
  4. Partecipate alle conversazioni e coinvolgete gli influencer
  5. Usate gli hashtag

Vediamoli insieme ad uno ad uno:

Primo ingrediente – Trasmettete una forte immagine del brand

Il vostro profilo Twitter deve parlare di voi e della vostra azienda già dalla prima occhiata. Quindi è essenziale curare tutti gli elementi visual: creare l’avatar e la copertina utilizzando immagini che facciano comprendere subito chi siete, qual è il vostro core business e qual è il mood della vostra azienda. Fondamentale è anche la “bio” cioè la piccola descrizione (attenzione solo 160 caratteri) che accompagna il profilo Twitter: scegliete le parole chiave e le frasi che meglio vi rappresentano e vi caratterizzano all’istante. Parola d’ordine: massima efficacia.

Secondo ingrediente – Siate autentici

L’autenticità sui social network è la chiave del successo! Per questo vi consigliamo di esserlo soprattutto su Twitter, il canale dedicato per eccellenza alle conversazioni. Anche se siete un brand, usate un tono confidenziale e parlate in prima persona.  Soprattutto è importante mettersi in luce per quello che siete davvero, con spontaneità, genuinità e autenticità e tutti i vostri sforzi saranno ripagati.

Terzo ingrediente – Pubblicate spesso e con costanza

Twittare con costanza è un elemento essenziale per far emergere il vostro profilo Twitter. La brevità (al max 140 caratteri) e l’immediatezza (sapevate che la vita media di un tweet e di max 18 minuti?) rendono necessario pubblicare più volte al giorno e ad intervalli regolari. Per aiutarvi in questa attività esistono molti tool gratuiti o freemium (ad esempio TweetDeck o Hootsuite) che vi aiuteranno nella programmazione. E’ opportuno sempre creare un piano editoriale di base che lasci però sempre spazio anche ai tweet sulle novità del giorno ed alle conversazioni.

Quarto ingrediente – Partecipate alle conversazioni e coinvolgete gli influencer

Twitter è il social delle conversazioni, quindi è fondamentale prendere parte a quelle che sono più rilevanti per il vostro brand e nelle quali potete offrire un contributo di qualità e farvi notare. Per individuare le conversazioni sui temi per voi più importanti è fondamentale individuare e seguire gli influencer del vostro settore. La mention (cioè l’inserimento nel tweet del nome del vostro interlocutore, ad esempio @Socialmargarita) è il modo più efficace per coinvolgere qualcuno in una conversazione o essere coinvolti.

Quinto ingrediente – Usate gli hashtag

E’ proprio vero che su Twitter l’hashtag (una parola preceduta dal simbolo #) è un “cancelletto” che apre tutte le porte! Utilizzatelo nei vostri tweet per far sì che chi è interessato allo stesso argomento possa trovare il vostro messaggio e conversare con voi. Allo stesso modo, seguite gli hashtag delle parole che più vi interessano e sarete sempre aggiornati sulle nuove conversazioni in corso sul tema. Gli hashtag sono davvero preziosi: perché mettono in relazione tutte le persone che su Twitter parlano degli stessi argomenti: fatene buon uso!

E come tradizione vi regaliamo qualche foto del backstage dove questa volta è presente anche la gabbietta di Larry 😉

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Godetevi ora il nostro Twitter Cocktail su Youtube. Enjoy 😉

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App.etite: una piccola bibliografia con l’aggiunta delle nostre considerazioni

Lo scorso weekend (20 e 21 settembre) si è svolto a Bologna App.etite, una due-giorni dedicata all’enogastronomia e alla crossmedialità, iniziativa molto interessante a cui (alla fine e con un po’ di fortuna – visto che si trattava di un convegno a numero chiuso) abbiamo avuto il piacere di poter partecipare anche noi di Social Margarita.

Leggendo la presentazione e il programma, le premesse erano delle migliori e noi c’eravamo create molte aspettative (lo confessiamo):

Uno scatto fotografico sulla comunicazione enogastronomica, uno sguardo diffuso sul comunicare il cibo e il bere, un’analisi del presente, il racconto del passato, una proiezione di quello che sarà il futuro della comunicazione food & wine.

Parlare di come fare bene comunicazione enogastronomica partendo da quello che è stato fatto e quello che si può fare in futuro è sicuramente una bella sfida e non una delle più facili (come alla fine si è dimostrato essere).

La nascita dell’iniziativa è altresì da tenere in particolare considerazione: questo speciale momento d’incontro è stato fortemente voluto da Stefano Bonilli (aka @paperogiallo), fondatore del Gambero Rosso e di Gazzetta Gastronomica, purtroppo recentemente scomparso. L’incontro nasceva come: “una riunione nella quale discutere con chi è impegnato in iniziative nuove in Italia e all’estero e dove ascoltare chi ha già dato vita a progetti innovativi non solo nel mondo del food” .

E così è stato. Ma forse è stato anche qualcosa di più.
Le tante opinioni diverse e discordanti ritrovate in rete durante e dopo l’evento probabilmente hanno fatto capire a tutti i presenti quanto sia lunga la strada da percorrere verso una direzione comune. Le nostre aspettative da un lato sono state mantenute (i temi trattati sono stati comunque di notevole interesse), ma dall’altro ci siamo rese conto che anche il settore della comunicazione enogastronomica risente di una certa rigidità soprattutto nei rapporti tra i diversi “attori”.

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Per amor di cronaca e per fare chiarezza su quanto è emerso riassumiamo di seguito i diversi punti di vista ritrovati in rete in questi giorni. Un esercizio che crediamo serva per farsi un po’ un’idea sulla complessità dell’argomento.

La prima testimonianza che abbiamo trovato in rete, già la sera della domenica, è il live tweeting gentilmente organizzato e messo a disposizione su Seejay da @cieffe27 (“il mio modo per riordinare gli appunti, va fatto a caldo per non ridursi a un semplice tweet wall” dice lui – “molto utile, aggiungiamo noi”).

Poi c’è stato l’articolo di @Maricler dal titolo “Tre punti per App.etite“.
Uno scritto lucido, intelligente e molto sincero che fornisce 3 spunti su cui riflettere davvero:

  1. “le competenze sono sopravvalutate (o sottovalutate) – chi l’ha detto che deve essere la persona che più sa di cibo la più brava a comunicarlo?”;
  2. “il mondo food deve imparare a farsi permeare da settori diversi e riconoscere la competenze in quei settori per costruire insieme un percorso di eccellenza”;
  3. “fate le slides, presentatevi e predisponetevi a comunicare”: un invito aperto rivolto a tutti i relatori in generale (ma in particolare alla maggior parte di quelli intervenuti) – “chi è sul palco è lì per trasmettere qualcosa” ed esistono davvero tanti mezzi, strumenti e modi per farlo (qualcuno ci è riuscito bene, e probabilmente non a caso era straniero).

Abbiamo ritrovato poi altri due articoli dai toni e modi completamente diversi: quello di Federico Decesare Viola su Food24 e quello di Sandra Salerno (aka @toccodizenzerosul suo blog dal titolo “App.etite: cosa ci aspettiamo dopo?” di cui condividiamo pienamente, tra le altre cose, l’idea di base del titolo e la sua conclusione:

Basta lagnarsi e rimbocchiamoci tutti le maniche che forse è giunto il momento.

E ancora, immancabili il post di Identità Golose e una piccola riflessione di Intravino.

Finiamo (e non a caso) con il report ufficiale su la Gazzetta Gastronomica, da cui abbiamo estrapolato alcune parti:

Parlare di editoria gastronomica insieme per tentare di capire verso dove andare, come stiamo, chi siamo, quali sono le nostre fragilità ma soprattutto le nostre forze. Questo voleva essere il senso di questo incontro. Non un numero zero ma un tentativo di dialogo, scambio e confronto. […] Non erano gli stati generali dell’editoria gastronomica, come qualcuno ha erroneamente titolato, ma l’inizio di un ragionamento […].
Le polemiche, gli assenti, le critiche sono andati di pari passo con la voglia di trovare delle tessere di un mosaico troppo vario da comporre in un solo incontro […].
Intanto diteci chi e cosa avreste voluto ad App.etite. Streaming a parte. Perché, come ha detto Massimo Bottura in chiusura, bisogna smettere di dire e comunicare e bisogna iniziare a fare.

Una richiesta aperta che presume una risposta.
Bene, ecco le nostre considerazioni (streaming a parte – che comunque riteniamo importante).

1 – App.etite dovrebbe diventare un appuntamento periodico dove ritrovarsi e poter andare avanti. Ok, non voleva essere un “numero zero”, ma non può rimanere nemmeno un’occasione fine a se stessa se si vuole andare avanti costruttivamente insieme alle tante voci che abbiamo constatato essere presenti nel settore. Altrimenti che senso ha?

2 – Facce “nuove” al tavolo degli speaker. E per nuove pensiamo all’altra metà del digitale, che non siano i grandi o piccoli editori solamente ma foodblogger, digital Pr operanti nel food e comunicatori anche con piccole/medie esperienze alle spalle in grado di portare un punto di vista diverso, che esiste e non può essere ignorato.

3- Iniziare a portare avanti insieme la cultura della “semplificazione strategica” (ci piace chiamarla così). Iniziare a “parlare semplice” e non per questo “parlare male o valere/sapere meno”. Diffonderla. Svecchiare i sistemi di comunicazione. Cercare di spiegare alle aziende, per fare un esempio concreto alle cantine, che forse la comunicazione va oltre un punteggio, sicuramente comprensibile ma riduttivo.
La semplicità non è poi così facile come si crede. Vuol dire svestirsi di tante strutture mentali complicate e aprirsi ad un pubblico nuovo cogliendo nuove opportunità.
Un primo passo in questa direzione si è fatto con il bellissimo intervento dall’americana Cathy Huyghe,  Wine columnist  di @Forbes e @Food52 (aka @cathyhuyghe), che ha riportato il livello della comunicazione a qualcosa di “terreno” comprensibile da tutti, per questo esaltante.
L’idea di comunicare il vino abbandonando in parte i tecnicismi per avvicinare nuovi consumatori (stranieri e giovani target) dovrebbe essere facilmente comprensibile e assolutamente condivisa ma per un paese, quale l’Italia, in cui “è passato il messaggio che si può avere paura di sbagliare nella scelta del vino alla carta di un ristorante” (cit. Andrea Gori aka @burde) sicuramente è un gran passo avanti.

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Vi consigliamo di leggere questo bellissimo post di Cathy su Forbes, dedicato sempre al post-App.etite visto però dal punto di vista di questa speaker americana che si sofferma a riflettere sulle differenze comunicative rispetto al prodotto vino in Italia e in USA.
“Who has time to read about wine?” se il tempo è limitato, se il messaggio deve passare velocemente allora la comunicazione deve colpire per una sua qualche caratteristica di forma che può essere l’immediatezza, lo stupore, il coinvolgimento e tutto quanto possa emozionare (i punteggi per far questo non servono). Noi di questo ne siamo fermamente convinte e, nel nostro piccolo, attraverso il lavoro sul nostro nuovo blog “Pane, vino e web”, stiamo cercando di diffondere il concetto agli operatori di settore che la semplicità nel modo di comunicare è necessaria per aprirsi nuove strade.

Forse un articolo un po’ lungo questo ma la complessità dell’argomento lo richiedeva. Forse la bibliografia che abbiamo trovato in questi giorni non è completa, se avete da segnalarci altri articoli ci farebbe piacere e potete farlo nei commenti al post.
La nostra intenzione era di tenere traccia di tutto quanto è emerso da questo confronto.
Noi siamo positive e vogliamo assolutamente essere costruttive nei confronti del futuro della comunicazione enogastronomica. Ci sarà da fare un percorso lungo e tanti cambiamenti, ma questo non deve spaventare.