Digital Marketing del Vino e Social Media Marketing del Vino by Social Margarita

Digital Marketing e Social Media: la chiave del successo per le cantine nella promozione del vino

 

Riprendo con questo post un tema già affrontato relativo al digital marketing del vino e al rapporto che questo prodotto ha con i social media. Negli ultimi mesi, ho avuto la possibilità di approfondire l’argomento e sono sempre più convinta che gli strumenti messi a disposizione dal mondo del web 2.0 siano perfetti per il vino.

Il vino è sì una “bevanda”, ma allo stesso tempo rappresenta un “oggetto sociale” che avvicina e lega le persone.  Il passaparola deve essere, quindi, considerato dalle cantine come uno degli strumenti principali a disposizione. I social media possono aiutare le cantine a coinvolgere direttamente i propri clienti o quelli potenziali: il web diventa allora il luogo dove interagire con loro. L’utente contribuisce alla creazione del racconto della cantina e del prodotto tramite le foto che scatta, i video che registra, i commenti che scrive: condividendoli sui social media, tutto questo rimane online anche col passare del tempo. Una cantina disponibile ad ascoltare e ad interagire online con i propri clienti è una cantina che è destinata ad aumentare la sua Brand Awareness.

Wine Facts by www.vinoduepuntozero.it | VinoTiAmoI social media hanno attratto probabilmente in modo disordinato ma inevitabile una grande quantità di persone negli ultimi anni e, oggi, praticamente tutti noi utilizziamo almeno una di queste piattaforme quotidianamente. Come rilevato nel Social Media Report 2012 di Nielsen già nel 2011, più dell’80% delle prime 500 aziende presenti su Forbes hanno utilizzato i social media per “connettersi” con i propri clienti. Le aziende che li utilizzano in modo efficiente, non li usano per farsi pubblicità, ma per creare relazioni con i consumatori, quindi per stabilire con loro un rapporto di “fiducia”. La mera pubblicità non è il modo migliore per creare legami con le persone, ma piuttosto un mezzo per fornire al consumatore un messaggio diretto senza riceverne un feedback. L’utilizzo dei social media è completamente diverso da quello della pubblicità tradizionale: i consumatori di oggi sono iper-informati ma hanno continuamente bisogno di conoscere di più del prodotto o servizio che hanno intenzione di comprare e vogliono ricevere un feedback da chi l’ha già acquistato. I social media hanno il potere di limitare l’incertezza dell’acquisto e di aumentare la trasparenza delle aziende perché i consumatori vengono in qualche modo coinvolti nel mondo aziendale.

 

Siamo sicuri allora che le cantine e tutti gli attori che operano nel settore del vino abbiano ben presente le potenzialità di questi strumenti?
L’utilizzo dei social media nell’industria del vino è molto più diffuso nei paesi del “nuovo mondo” (USA, Sud America, Australia ecc.). Il “vecchio mondo” del vino è molto più conservativo e probabilmente sta aspettando che le nuove generazioni di consumatori crescano e invertano il trend. Molto spesso, l’industria del vino ha la tendenza a rimanere legata alla comunicazione tradizionale dimostrando difficoltà ad affidarsi ai nuovi media. Vero è comunque che, sebbene i social media siano uno strumento di comunicazione potente e un importante canale diretto di servizio per il consumatore, intraprendere un programma di Social Media Marketing senza integrarlo a quanto si sta già facendo negli altri canali di comunicazione tradizionale e vendita, probabilmente non porterebbe ai risultati sperati. Ma pensate invece a cosa potrebbe succedere se comunicazione online e offline fossero “mixate” nel modo adeguato!

BareFoot Wine Caso Studio Digital Marketing del Vino by Social MargaritaE’ molto interessante studiare le best practice che provengono da questo “nuovo mondo”. Il caso di Barefoot Wines, ad esempio, è davvero significativo perché mostra come una cantina anche di piccole dimensioni possa competere sul mercato con grandi gruppi grazie ad adeguate strategie di comunicazione online e al corretto utilizzo dei social media. Oggi Barefoot Wines ha 4 volte più follower di Jacob’s Creek su Twitter (oltre 11.000) e quasi 395.000 mi piace su Facebook (contro i 373.000 di Jacob’s Creek).

 

Di questi e di altri casi mi sono interessata negli ultimi mesi nella preparazione di un corso di cui sarò relatrice dal titolo Digital Marketing del Vino in Italia e all’estero: Social, Blog e E-commerce che si terrà a Milano il 5 dicembre. Insieme a me, saranno presenti altri professionisti del mondo dei Social Media e del Marketing Digitale: Andrea AlbaneseRudy BandieraValeria Moschet e Gian Piero Staffa. E’ un corso di livello intermedio/avanzato e si rivolge agli imprenditori e manager delle aziende vinicole, direzione vendite, responsabili marketing e comunicazione e ai responsabili di progetti web/online e social media per il settore vinicolo.

Se siete appassionati, come me, di Vino e Digitale vi invito poi a visitare il nostro nuovo blog vinoduepuntozero, realizzato in collaborazione con NetPropaganda. Legati al Blog vi segnalo anche i diversi canali social di VinoTiAmo, dedicati a chi ama il vino e ne vuole parlare in termini di comunicazione digitale.

 
[Fonti: www.wineconversation.com | www.nielsen.com]
pin

Pinterest per aziende “green”: la sostenibilità spiegata con le immagini

Le principali caratteristiche di Pinterest sono la sua semplicità ed immediatezza. Questo social network permette infatti agli utenti di condividere foto che meglio rappresentano i propri desideri, passioni ed interessi, semplicemente con un click. Ed il linguaggio delle immagini è senza dubbio il più immediato, universale ed emozionale.

Per questo motivo le aziende stanno progressivamente prendendo coscienza del potenziale comunicativo di Pinterest e dei benefici che esso può portare se si sceglie di utilizzarlo per la comunicazione dei propri valori, e le aziende green non fanno eccezione. Sia che si tratti di un ristorante biologico, di un brand che crea prodotti sostenibili per la cura dei capelli, di un produttore di cibo a km zero, per tutti Pinterest può essere un utile strumento per condividere attraverso l’uso delle immagini il senso della cura e dell’attenzione verso l’ambiente, rendere partecipe la propria community delle  iniziative di Responsabilità Sociale ed Ambientale (CSR) messe in atto, e perché no dare impulso al proprio business sostenibile.

Ma quali sono i vantaggi che offre l’apertura di un profilo Pinterest ad  un’azienda “green” grande o piccola che sia?

1) Pinterest offre una modalità più immediata ed appealing rispetto alla sezione di  Corporate Social Responsibility del sito aziendale per raccontare in proprio impegno nella sostenibilità. Le immagini possono aiutare a comprendere meglio di tante parole i concetti di “efficienza energetica”, “gestione dei rifiuti”, “ecodesign”, “commercio equo e solidale”, non solo informando ma anche, ed è importantissimo, coinvolgendo. Whole Foods, la più  grande azienda di distribuzione americana di prodotti biologici ed alimenti naturali,  ha creato una board  dedicata alla sua Whole Planet Foundation ed alle molte iniziative green che porta avanti nel  mondo. Whole Planet Foundation è un’organizzazione privata, senza scopo di lucro che offre microcredito in America Latina, Africa e Asia.

Pinterest_WholeFoods

2) Pinterest, permette di presentare agevolmente in un unico luogo più iniziative di sostenibilità e responsabilità sociale aziendali, senza annoiare chi visita il profilo, proprio grazie al potere evocativo delle immagini. Chi lo desidera potrà poi, semplicemente cliccando su una board o su un’immagine, approfondire il tema che lo appassiona o lo incuriosisce maggiormente.  Naturalmente non tutte le aziende sono paragonabili ad IBM che nel suo profilo Pinterest  presenta numerose bacheche sul tema della sostenibilità (di particolare rilevanza: Building a Smarter Planet), ma ad ogni  modo se un’ azienda, qualsiasi sia la sua dimensione, sta facendo progressi nello sviluppo di un prodotto sostenibile o ha acquisito una certificazione “green” dovrebbe creare almeno una board che si ispiri a tali successi.

3)Pinterest coinvolge ed incoraggia l’adozione di comportamenti green anche nella vita di tutti i giorni. Uno degli obiettivi di un’azienda green dovrebbe essere anche quello di formare il pubblico sui temi ambientali e spingere quante più persone possibili a pensare ed agire responsabilmente anche nelle piccole azioni quotidiane. Su questo fronte Pinterest può essere di grande aiuto. Le bacheche legate al tema del DIY (do it yourself), del riciclo e riuso creativo, della realizzazione di prodotti di bellezza naturali, sono molto diffuse e soprattutto molto seguite su Pinterest. Le aziende “green oriented” attraverso l’uso di bacheche ispirate a tali temi posso stimolare interesse e condivisione nonché generare un atteggiamento mentale positivo nei confronti dello stile di vita sostenibile.

Recycle

4) Utilizzare in chiave “green” i contest su Pinterest. I concorsi, come noto, fanno leva su tendenze innate nella natura umana: raggiungere obiettivi, ottenere ricompense e vincere nella competizione e, se realizzati  sui social media, permettono agli utenti di discutere, condividere e comparare le proprie esperienze. Un esempio di contest Pinterest basato sulla sostenibilità ce lo offre Wallmart, l’azienda titolare della più grande catena per il commercio al dettaglio nel mondo. Il concorso intitolato “Walmart Pin to Win” richiedeva ai partecipanti di creare sul proprio profilo Pinterest una bacheca intitolata “Walmart Green” e pinnare almeno 10 prodotti dal sito di Walmart che esprimessero al meglio le loro scelte sostenibili nella vita di tutti i giorni.

ad843x403-e1346790043423

Sotto ogni pin doveva essere riportato l’hashtag #WalmartGreen. In palio cinque buoni spesa da $ 500 destinati ai creatori delle migliori board. Il concorso, che è durato una sola settimana, ha dato buoni frutti per l’azienda generando 100 commenti, 700 Likes, 1.547 repin e 1657 nuovi follower. Certo non tutte le aziende hanno le dimensioni e la notorietà di Walmart, ma l’organizzazione di un contest su Pinterest può dare ottimi risultati in termini  di viralità dei contenuti e di engagement, e per attrarre nuovi follower che potranno diventare potenziali nuovi clienti.

Cover photo credit: jm2c via photopin cc

Abstract Fluid Painting Brown & Green | Mark Chadwick on Flickr

Social Media e Musei: l’arte di diventare social

Impossibile pensare che i Social Media non possano giocare un ruolo fondamentale nella promozione dei musei. Su questo dovremmo essere tutti d’accordo. E invece, in Italia, l’utilizzo di questi strumenti è ancora limitato. C’è però una buona notizia: sta crescendo la consapevolezza che “affacciarsi a questo mondo” possa rappresentare una buona opportunità sia per far circolare le informazioni sia per promuovere gli eventi a costi accessibili.

Ho trovato una presentazione molto interessante in rete che fa una panoramica generale sulla situazione italiana e ovviamente porta ad esempio il caso di successo del Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, che già nel 2006 ha compiuto il primo passo verso la comunicazione museale 2.0. Se poi si consulta la classifica pubblicata su Museum Analytics, seppur non proprio tra i primi posti rispetto ad altri nel mondo, troviamo in Italia diversi musei che hanno reso la comunicazione “social” primaria, veicolandola in modo particolare sulla propria pagina Facebook: questo è il caso di MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, (con oltre 65.000 fan) e della Triennale di Milano (oltre 51.000). Segue appunto il Mart, al terzo posto, con oltre 49.000. Se siete curiosi di sapere quali sono gli altri, vi consiglio di scorrere questa classifica, che a mio parere, anche se strumento ancora in beta, è molto interessante.

Ma quali possono essere i vantaggi di un approccio strutturato e di una strategia di comunicazione integrata sui social media per un museo? Di seguito solo alcuni spunti.

  • I social media sono fondamentali per il Branding, per creare o rafforzare l’immagine del museo;
  • Tramite il social media marketing si può raccontare una storia (Storytelling) che parla del museo, partendo dalla sua inaugurazione per poi seguire tutte le tappe salienti della sua esistenza. In questo modo si accresce il coinvolgimento del pubblico ed il senso di appartenenza alla Community;
  • Con questi strumenti si diversifica la presenza sul web, usando toni informali che in altri luoghi non è sempre possibile utilizzare;
  • Si può coinvolgere il pubblico, creando interesse verso una nuova iniziativa, generando “passaparola” sull’evento stesso (presentandolo in anteprima, fornendo dettagli, rispondendo alle domande o alle curiosità, raccogliendo feedback, chiedendo ai visitatori il proprio parere diretto, magari premiandoli per il contributo fornito);
  • I social media possono essere utili anche per mettere in contatto i professionisti che lavorano all’interno della struttura coi visitatori, favorendo così il dialogo e accrescendo il rapporto umano che è alla base della costruzione della Community;
  • Con questi strumenti si può fare ricerca diretta (Survey o Sondaggi) utilizzandoli per fare domande e per confrontarsi con il proprio pubblico, per acquisire tutte le informazioni relative agli interessi, per poi realizzare una programmazione che possa soddisfare il maggior numero di persone possibile;
  • Si può fare promozione alle vendite (per gli ingressi online, i prodotti editoriali, il merchandising e tutto quanto viene venduto nello store);
  • Tramite i social media si può fare anche un buon Customer Service: le risposte alle diverse domande ed esigenze dei propri visitatori possono essere soddisfatte immediatamente;
  • Infine, social media, Qr code e applicazioni mobile possono essere utilizzati per creare “percorsi” guidati e interattivi della mostra stessa, facilitandone la dimensione del racconto, rendendo il percorso multimediale.

Fatte queste dovute premesse, mi piacerebbe concludere il mio articolo riportandovi una case history completa riguardante appunto il social media marketing applicato ai musei: quella del Brooklyn Museum.

Il Brooklyn Museum ha un Blog, una Pagina Facebook, un Profilo Twitter, un Account Flickr, un Tumblr, una Venue Foursquare e altro ancora.
Il sito principale del museo fornisce informazioni sulle mostre, sugli orari di visita e su come raggiungerlo. In sostanza, il genere di cose che ci aspettiamo da un sito di un museo. Nella parte inferiore, sul lato destro, dell’home page troviamo però tutti pulsanti “social” e il link al blog. La pagina Facebook del museo ha oltre 121.000 fan ed è utilizzata principalmente per dare informazioni al pubblico e rispondere alle domande degli utenti. Molto interessanti invece sono il profilo Flickr e il Blog. Il primo funge da archivio per le opere d’arte (dove viene mostrata anche la loro realizzazione), il secondo nasce con la premessa di raccontare cosa c’è “dietro le quinte” del Brooklyn Museum. Infine, vale la pena notare quanto questo museo investa nella “creazione” della propria community e abbia scelto, quindi, la strada di costruirla su uno spazio dedicato chiamato Posse, accessibile dal sito, che di fatto è un social network personalizzato.

Installing Jean Paul Gaultier

Secondo me sarà sempre più importante da parte dei musei (da quelli più famosi a quelli locali) riuscire a trovare nuove forme di comunicazione in grado di coinvolgere in maniera diretta il proprio visitatore, interessandolo attivamente alle proprie iniziative. Quindi, pensare a Musei 2.0 è sicuramente la strada da intraprendere e non è poi così lontana visto la sempre più ampia diffusione dei social media. Si tratta solo di costruire la giusta strategia di social media marketing a misura di ogni realtà. Siete d’accordo?

 
Photo Credits
Cover Photo: photo credit: markchadwickart via photopin cc
Photo Articolo: “Installing Jean Paul Gaultier di Brooklyn Museum, su Flickr”
 
craving_truck_01

Quando un furgone da street food dà lezioni di Social Media Marketing

Qualche giorno fa mi sono imbattuta nella storia di Kianta, John e del loro furgone da street food soprannominato Lazarus: sebbene la loro società The Cravings Truck nel frattempo si sia sciolta trovo che la loro esperienza costituisca un ottimo esempio.

I due fidanzati americani di Tallahassee hanno aperto la loro attività nel 2010 e, studiando le mosse della concorrenza, si sono resi conto che gli altri ristoratori mobili si erano già mossi da tempo sui vari social network, in particolare Twitter e Facebook, hanno capito quindi che per avere successo era necessario distinguersi non limitandosi ad essere presenti, ma diventando creatori di contenuti.

craving_truck

 

La loro prima mossa è stata quella di integrare ed incoraggiare l’uso di Foursquare: non solo i loro check in venivano visualizzati anche su Facebook e Twitter attirando quindi potenziali consumatori, ma i clienti stessi venivano incoraggiati a registrarsi con degli special appetibili come una bibita o un dolce gratuito, coinvolgendo quindi a loro volta amici e follower.

Kianta e John hanno anche stipulato vantaggiose partnership con altre piccole imprese locali: ad esempio, durante l’inaugurazione di un nuovo negozio di abbigliamento per giovani donne hanno ottenuto il permesso di piazzare il loro furgone in una delle vie più frequentate dalla città, invitando in cambio i propri clienti, sia tramite check-in sia con l’interazione diretta, a visitare la boutique.

Tramite Twitter e Facebook i gestori del Cravings Truck hanno anche cercato di aumentare il più possibile l’engagement dei loro fan, proponendo sondaggi per decidere il gusto del “Waffle della settimana”, promuovendo specifici hashtag e, talvolta, intitolando il piatto all’utente più attivo. La loro fan base veniva chiamata Cravers, aumentando così il senso di appartenenza del pubblico.

Un’altra mossa vincente è stata quella di utilizzare Twitter non solo per il customer service, rispondendo con particolare attenzione agli eventuali tweet negativi, ma anche per aumentare il buzz incoraggiando i propri clienti a twittare le proprie esperienze positive, come ad esempio complimentandosi con un membro dello staff particolarmente capace: ogni fine settimana il miglior impiegato riceveva un bonus, ed i tweet conferivano l’immagine di un posto dove non solo si mangiava bene, ma si poteva ricevere un ottimo servizio.

food_truck

Non poteva mancare infine lo storytelling: Kianta e John hanno saputo infatti coinvolgere e far affezionare i propri clienti utilizzando i social non solo per raccontare come mai avessero deciso di battezzare il proprio furgone Lazarus, ma anche postandone le piccole avventure e disavventure quotidiane: una gomma a terra, una terribile coda in autostrada, la batteria da cambiare e così via. Questo non solo ha portato molti follower ad affezionarsi a Lazarus quasi come se si trattasse del proprio mezzo di trasporto, ma ha trasmesso anche la determinazione e la forza dei due proprietari.

Quella del Cravings Truck è una storia che può essere d’ispirazione non solo per le attività itineranti, ma anche e soprattutto per le piccole imprese locali: voi cosa ne pensate? Nella vostra città ci sono esempi di una simile strategia? Fatecelo sapere! 😉

[photo credits: www.facebook.com/cravegoodness; fonte: www.thedailymuse.com ]
Blogfest 2013_ Social Margarita

Blogfest e Tweet Awards 2013, racconto di un weekend molto “social”

Il 20-21-22 Settembre si è tenuto a Rimini il “Blogfest 2013”, l’annuale evento dedicato a chi vive, lavora o in generale gravita intorno al web. Ovviamente noi vi abbiamo partecipato con grande entusiasmo essendo in primis un’ottima occasione di confronto sui temi della rete, oltre che il momento perfetto per fare networking, confrontarsi con colleghi, ascoltare “guru” del settore e magari tradurre delle conoscenze virtuali in “reali”.

Blogfest2013 Rimini_ Social Margarita

Gli eventi e gli incontri erano davvero tantissimi, suddivisi per settore di pertinenza (Community/ Economy/ Education/ Food e Media) e dislocati in varie location; noi abbiamo cercato di partecipare a quelli più attinenti alla comunicazione digitale e il social media marketing, oltre che avere una particolare attenzione per quelli attinenti ai settori con cui operiamo con i nostri clienti. Ci hanno particolarmente colpito due interventi:

1) “Professione Storyteller” con Anna Masera (giornalista brillante e sincera), Massimo Melica (avvocato esperto in web), Alberto Puliafito (di Blogo.it) con la moderazione di Peter Gomez (direttore de “Il Fatto Quotidiano”). Una conversazione stimolante su blogging e giornalismo, con tante domande sui confini di questi ruoli, forse spesso stereotipati.

2) “Online reputation managment nel turismo” con Giovanni Arata (Community Manager Emilia Romagna), Carlo Vischi (editore) e Matteo Toresani (un brillante social-albergatore). Quando la rete puà determinare o meno il successo di strutture ricettive e quanto essa sia fondamentale per la promozione del territorio.

3) Intervista di Daria Bignardi a Marco Patuano, AD di Telecom: un manager che racconta la sua passione per il lavoro e il digitale, mostrando il suo lato umano in modo sincero. A noi è piaciuto molto! Brava anche Daria che riesce sempre a mettere i suoi intervistati davvero a proprio agio…

Intervista Marco Patuano al Blogfest 2013

L’Intervista a Marco Patuano al Blogfest 2013

A giusta conclusione delle intense giornate tra panel e workshop si sono tenuti delle venerdì e sabato gli eventi “must be”, ossia: Teleratti, Tweet Awards e la premiazione dei MIA (Macchianera Italian Awards). Sono stati degli eventi super divertenti, in particolare quello organizzato per i #TA13 (dagli instancabili e simpaticissimi @Skande, @RudyBandiera, @davidelico e @Cla_Gagliardini) e dove ci è stato possibile incontrare e magari bere qualcosa insieme con quelle persone che fino a quel momento erano solo un nome su twitter! Per farvi qualche nome abbiamo parlato con i mitici @Iddio, @TristeMietitore, @Stefigno, @StanzaSelvaggia… Ovviamente gli abbiamo offerto un “Social Margarita” 😉

Social Margarita all'Opificio Beccadelli

Per noi è stato un evento pieno di stimoli e abbiamo portato a casa un sacco di energia positiva, o perlomeno quella derivante da quelle persone che hanno davvero incluso nella loro vita il concetto di 2.0 e il valore della community. Inoltre ci portiamo via delle belle cartoline di un weekend non solo di lavoro ma anche di svago e amicizia tra colleghi, incorniciate in una meravigliosa Rimini di fine stagione 🙂

Cartolina Social Margarita dal Blogfest 2013

Se siete curiosi di vedere altre nostro foto del nostro Blogfest le trovate sulla nostra pagina Facebook e sul nostro account Flickr . Nel frattempo vi facciamo vedere questa simpatica intervista che ci hanno fatto i ragazzi di “Ciao Tv” 😉

PolyvoreHeader

Polyvore apre le porte all’home decor

Se siete appassionati o addetti ai lavori del mondo del fashion sicuramente conoscete già Polyvore, il social che fin dal 2007 permette agli utenti di creare i propri set personalizzati abbinando abiti, cosmetici e accessori e che vanta collaborazioni con nomi come Lady Gaga e Katy Perry e brand del calibro di Calvin Klein, Lancôme e Diane Von Furstenberg.

Polyvore2

Da pochi giorni Polyvore ha aperto una nuova sezione dedicata all’home decor, Polyvore for Home per l’appunto, nella quale gli utenti possono creare i propri set dedicati alla casa secondo il proprio gusto e fantasia.
Quello che differenzia Polyvore da altri social già accreditati nel mondo dell’home design come ad esempio Houzz è la possibilità di importare gli oggetti direttamente dai siti web ed abbinarli e comporli tra loro tramite una semplice interfaccia drag&drop, e soprattutto il suo collegamento diretto col mondo dell’e-commerce.

03_home_create
Polywore è infatti focalizzato sullo shopping, e navigando tra i set è possibile visualizzare direttamente il prezzo dei singoli oggetti che lo compongono, ed andare immediatamente al sito e-commerce corrispondente con un semplice clic.

E’ possibile creare il proprio profilo inserendo i link al proprio sito ed ai propri contatti sociali e si può interagire commentando sia i set che i singoli oggetti, entrambi ricercabili tramite tag ed organizzabili in collezioni. I set possono essere facilmente condivisi sugli altri social, siti e blog, e gli oggetti importati possono essere utilizzati anche dagli altri utenti.

Teen room ♥

E’ facile quindi intuire le potenzialità di marketing di Polyvore, già affermato soprattutto tra il pubblico femminile (il 50% degli utenti sono donne con meno di 34 anni, ma è altamente probabile che grazie a questa innovazione il pubblico si amplierà) e con un alto potenziale virale anche grazie alla facile integrazione  con Pinterest.

Io ho creato il mio profilo già da alcuni anni, e non vedo l’ora di provare questa novità, e voi? 😉

 

[fonti: techcrunch.com, blog.polyvore.com]
sqcuoladiblog

#BattleRoyale di SQcuola di Blog, e il gioco si fa serio…

SQcuola di Blog, per chi non lo sapesse, è il Master che tutte noi di Social Margarita abbiamo frequentato, in varie annate, per affinare le conoscenze nel Social Media Marketing. Siamo molto legate alle attività della “SQcuola” (sì, con la “Q” 😉 ) e ognuna di noi continua a parteciparvi in differente forma (io e Paola siamo addirittura docenti!). Ecco una foto mia e di Lara con le nostre compagne di Project Work (per Davines Italia) nella primissima edizione del Master.

SDB vale e Lara copia

La quinta edizione di #SDBawards, che si svolgerà a Parma il 25 e 26 Ottobre,  sarà, rispetto alle edizioni precedenti, ricca di tante novità. Quest’anno, infatti, ispirandosi a “Battle Royale” – romanzo giapponese, da cui sono stati tratti film e fumetto manga – a Parma prenderà vita una “sfida” avvincente, una sorta di “X-factor” del Social Media Marketing che coinvolgerà tutte le Classi, anche quelle degli anni precedenti… Ecco allora cosa succederà:

Oltre a dare visibilità al talento individuale dei nuovi professionisti del #SMM (nati o cresciuti in SQcuola di Blog), l’idea è anche quella di giocare con le dinamiche di un contest/reality vero e proprio, con tempi addirittura televisivi (5 min max ad intervento). Una delle motivazioni principali alla base della realizzazione di un evento come questo è dimostrare, con i fatti, professionalità, duro lavoro, idee e talento applicati a progetti concreti.

tulip geek

Noi saremo presenti come partecipanti delle squadre, quindi seguiteci e supportateci mi raccomando (se ci fosse un televoto… televotateci!!!). A parte gli scherzi, fare questa professione è invece una cosa molto seria: essere social media marketer 2.0 oggi, soprattutto in Italia, non è così facile e noi per prime spesso ci confrontiamo con il dover dimostrare che non è un’attività leggera, un gioco, ma è parlare per conto dell’azienda verso il mondo (web e non solo). Per essere efficaci, soprattutto nell’attuale scenario, è necessario essere professionisti preparati a 360°, pronti a rispondere a svariate esigenze aziendali che spesso non si fermano a quelle del marketing ma toccano molti altri ambiti.

Un evento come questo vuole proprio dimostrare con i fatti le nuove professionalità del SMM e noi siamo ben felici di parteciparvi e di metterci in gioco, sicure che sarà una giornata davvero stimolante 😉

1888-2

1888 Hotel, l’albergo per gli amanti di Instagram

Instagram sta prendendo sempre più piede, e condividere le proprie fotografie è diventato ormai parte integrante di un viaggio: lo sanno bene i gestori della compagnia alberghiera 8Hotels che a Sydney hanno inaugurato un mese fa il lussuoso 1888 Hotel, dove il social network è parte integrante dell’esperienza.

Il nome rende omaggio al 1888, anno in cui la Kodak lanciò la prima macchina fotografica, ma il suo approccio è decisamente moderno: innanzitutto l’hotel offre un soggiorno di una notte gratuito a chi ha più di 10mila follower iniziativa a cui ha già aderito lo youtuber statunitense Toby Turner che ha oltre 620mila follower su Instagram ed oltre 6 milioni di iscritti al suo canale YouTube, ma non finisce qui: ogni mese si terrà infatti un contest che premierà la miglior fotografia scattata dagli ospiti, secondo criteri sia estetici che di engagement generato.

Nell’hotel è presente anche una sala appositamente allestita per scattarsi autoscatti (selfie) che testimonino il proprio passaggio, nonché una parete digitale in continuo aggiornamento popolata dalle fotografie condivise su Instagram col tag #1888Hotel, e sempre dal social network sono tratte le immagini che abbelliscono le stanze.

L’albergo non si limita però ad utilizzare Instagram per rafforzare la propria immagine, ma anche per fornire spunti per visitare la città, aumentando il coinvolgimento dei propri ospiti: ecco quindi la Pyrmont Insta-Walk, una passeggiata alla scoperta dei luoghi più pittoreschi da immortalare nelle proprie fotografie digitali.

Paul Fischman, il CEO di 8Hotels, ha dichiarato: “C’è sempre stato un forte, intrinseco collegamento tra il viaggio e la fotografia, ma l’avvento dei Social Media e di Instagram ha reso la condivisione delle fotografie una parte ancora più importante dell’esperienza di un viaggiatore. Le persone non vogliono più solo visitare e soggiornare in dei bei posti, ma vogliono anche catturare ciò che stanno vivendo e condividerlo in tempo reale coi loro amici e collegamenti.“, parole di cui si può certamente fare tesoro e da cui prendere spunto anche senza bisogno di tematizzare in maniera così radicale il proprio albergo.

E voi soggiornereste in un hotel così, oppure proponete anche voi esperienze simili ai vostri clienti? Fateci sapere! 😉

[fonti: theinteriorsaddict.com, mashable.com]
Once-upon-a-time

Brand storytelling: come raccontare la storia della vostra azienda

Le storie da raccontare sono dovunque…basta saperle trovare ” è questo il concetto base dello storytelling, un’efficace tecnica di comunicazione e marketing sempre più adottata dalle aziende e fondata sulla narrazione del brand attraverso la creazione e lo sviluppo di una storia.

Le storie ed i racconti sono da sempre alla base del registro comunicativo umano. Le prime forme di comunicazione e diffusione del sapere avvengono grazie alla tradizione orale, ossia la capacità, sviluppata dall’uomo sin dagli albori della civiltà, di tramandare di generazione in generazione racconti, memorie ed esperienze.

Se vogliamo guardare anche da un’altra angolazione, meno storica e più personale, ognuno di noi sin dalla prima infanzia sarà rimasto affascinato ed influenzato da favole, storie e racconti che con molta probabilità ricorda ancora dopo molto tempo. Ascoltare una storia, quindi ci coinvolge, ci cattura e sviluppa in noi immedesimazione, sentimenti ed emozioni.

Quanto spiegato sopra riguarda da vicino anche il marketing aziendale. Ogni azienda infatti, senza alcuna distinzione riguardo al settore o al prodotto, ha storia da raccontare: una storia fatta di valori, vicissitudini, traguardi, ambizioni, successi e difficoltà. Una storia che attraverso un’attenta analisi interna può essere messa a fuoco e poi raccontata, ottenendo risultati soddisfacenti in termini di brand awareness ed engagement.community matters

Uno studio del 2012, realizzato presso la Vanderbilt University, ha rivelato che le comunicazioni che riguardano marchi o i prodotti realizzate attraverso il racconto di storie generano nei potenziali clienti delle reazioni più positive ed una maggiore attenzione rispetto a quando quegli stessi annunci vengono presentati solamente come elenco di caratteristiche o vantaggi. E’ la dimostrazione concreta che ognuno di noi è molto più disposto a ricordare un racconto o una storia, soprattutto se questa è coinvolgente, molto meglio di quanto possa memorizzare elenchi, dati o cifre.

Il recente sviluppo dei social network e quindi della possibilità di comunicare attraverso il web stanno permettendo sicuramente una più rapida e capillare diffusione di comunicazioni che si basano sullo brand storytelling, ma c’è anche il rovescio della medaglia.
Nell’era della comunicazione digitale lo storytelling non può più essere unidirezionale, la storia aziendale deve essere raccontata in maniera differente e coerente con i diversi pubblici a cui ci si rivolge e con i diversi canali e format che si utilizzano. Il brand sarà quindi attento a dare al suo racconto una forma “liquida”, mantenendone invariato il “plot” ossia la trama, ma narrando la propria storia in forme e linguaggi diversi adattandosi ai differenti target, ma anche ai differenti canali online ed offline. La “cross-medialità” rinforza il messaggio dando alla storia aziendale diverse sfaccettature che contribuiscono, come le tessere di un puzzle, alla creazione del risultato finale.

In sintesi quali regole seguire per avere i migliori risultati dal vostro “brand storytelling”?

1. Scopri qual è la storia del tuo brand e quali e quante storie la tua azienda può raccontare. Quali sono i valori veicolati dal tuo marchio, e quali di questi attraggono di più il cliente finale? Qual è la mission dell’azienda e per cosa si impegna? Quale percorso e quali “milestone” l’hanno portata ad essere ciò che è oggi? Ci sono figure aziendali di riferimento? Tutto ciò può essere una base da cui partire per creare una o più storie. Allo stesso modo all’interno dell’azienda ognuno può farsi portavoce di storie quotidiane, anche semplici (dall’ideazione dell’ ultimo prodotto, alla creazione di un nuovo reparto), che condivise rendono più vicina l’azienda al suo pubblico.

2. Non occorrono storie mirabolanti, sono molto meglio le storie vere. La finzione non paga, il pubblico sente molto più vicino a sé storie semplici e vere che parlano di quotidianità. Quindi, se il tuo obiettivo è l’immedesimazione, racconta con onestà e trasparenza e utilizza un linguaggio semplice, crea una storia lineare che eviti eccessive e inutili complicazioni.

3. Ricorda che alla base dello storytelling ci sono sempre le emozioni. Sono queste che coinvolgono, rendono più semplice ricordare la storia, favoriscono la crescita di una community, creano fidelizzazione, generano viralità e condivisione dei valori proposti dal brand.

Allora siete pronti a raccontare la storia del vostro brand ?

photo credit: UNE Photos via photopin cc
photo credit: Choconancy1 via photopin cc

 

houzz

Houzz… il social per gli appassionati di home design

Appassionati di architettura, design e home decor è arrivato il luogo 2.0 perfetto per voi! Si chiama Houzz.com è il nuovo social media che connette architetti, ristrutturatori e altri professionisti del design. Attraverso questa piattaforma è possibile per questi professionisti mostrare il proprio lavoro e connettersi a persone interessate ai loro servizi; una sorta di Pinterest ma strettamente riferito all’home design.

Houzz è stato definito dalla CNN come il “Wikipedia of interior and exterior design” ed è già diventato il più grande database per idee di home design in rete, con oltre 65000 professionisti connessi.

Houzz, social media per home design

 

Houzz permette sia ai consumatori che ai professionisti del settore di iscriversi e cominciare a condividere idee ed informazioni; dopo avere creato un proprio account è possiible scorrere tra migliaia di idee di design e foto ad alta risoluzione di qualsiasi categoria immaginabile! La differenza rispetto a Pinterest è che i consumatori si possono poi connettere direttamente con questi professionisti: Houzz diventa quindi perfetto per quegli utenti che vogliono arredare o ristrutturare casa ma non vogliono fare lunghi e snervanti giri negli showroom ;).

Schermata 2013-07-26 a 14.46.14

Una delle feature più amate di Houzz è poter creare con un semplice click degli “Ideabooks”, ovvero delle collezioni di tutte quelle fotografie che piacciono o sono interessanti. Si possono creare multipli Ideabooks per organizzare differenti idee di design, per stili o per particolari stanze della casa… Inoltre Houzz dà agli utenti anche la possibilità di caricare le proprie foto, consigliare le foto altrui e partecipare a un forum con delle discussioni, filtrabili per argomenti trattati.

Ideabooks su Houzz

 

Houzz può essere un eccellente strumento di marketing per architetti, designers e costruttori di case: la piattaforma dà loro modo infatti di inserire informazioni, link al proprio sito web, foto dei propri lavori o dei progetti a cui partecipano. Questa è un’ottima modalità per comunicare stile, qualità e varietà dei lavori che la propria azienda può offrire ad una potenziale clientela. Inoltre per questi professionisti sarà possibile, oltre a mostrare i propri lavori, costruire la propria credibilità e aumentare la propria reputazione tra il proprio target partecipando alle discussioni e rispondendo a domande su argomenti di loro competenza. Il servizio di ricerca di professionisti del settore nella propria area è un altro sistema, fondamentale, per farsi trovare dalla potenziale clientela ed è attivo anche in Italia pur essendo, fino ad oggi, il sito solo in inglese (nb: fate una ricerca nella vostra zona e troverete già moltissime attività!).

Io ormai sono “houzzizzata”, questo social mi ha rapito e mi porta con la mente a sognare case e arredamenti meravigliosi… e voi? Fateci sapere 😉

[Fonti: www.bluecorona.com e www.houzz.com]