App.etite_Enogastronomia_e_Crossmedialita

App.etite: una piccola bibliografia con l’aggiunta delle nostre considerazioni

Lo scorso weekend (20 e 21 settembre) si è svolto a Bologna App.etite, una due-giorni dedicata all’enogastronomia e alla crossmedialità, iniziativa molto interessante a cui (alla fine e con un po’ di fortuna – visto che si trattava di un convegno a numero chiuso) abbiamo avuto il piacere di poter partecipare anche noi di Social Margarita.

Leggendo la presentazione e il programma, le premesse erano delle migliori e noi c’eravamo create molte aspettative (lo confessiamo):

Uno scatto fotografico sulla comunicazione enogastronomica, uno sguardo diffuso sul comunicare il cibo e il bere, un’analisi del presente, il racconto del passato, una proiezione di quello che sarà il futuro della comunicazione food & wine.

Parlare di come fare bene comunicazione enogastronomica partendo da quello che è stato fatto e quello che si può fare in futuro è sicuramente una bella sfida e non una delle più facili (come alla fine si è dimostrato essere).

La nascita dell’iniziativa è altresì da tenere in particolare considerazione: questo speciale momento d’incontro è stato fortemente voluto da Stefano Bonilli (aka @paperogiallo), fondatore del Gambero Rosso e di Gazzetta Gastronomica, purtroppo recentemente scomparso. L’incontro nasceva come: “una riunione nella quale discutere con chi è impegnato in iniziative nuove in Italia e all’estero e dove ascoltare chi ha già dato vita a progetti innovativi non solo nel mondo del food” .

E così è stato. Ma forse è stato anche qualcosa di più.
Le tante opinioni diverse e discordanti ritrovate in rete durante e dopo l’evento probabilmente hanno fatto capire a tutti i presenti quanto sia lunga la strada da percorrere verso una direzione comune. Le nostre aspettative da un lato sono state mantenute (i temi trattati sono stati comunque di notevole interesse), ma dall’altro ci siamo rese conto che anche il settore della comunicazione enogastronomica risente di una certa rigidità soprattutto nei rapporti tra i diversi “attori”.

Appetite_SocialMargarita_collage

 

Per amor di cronaca e per fare chiarezza su quanto è emerso riassumiamo di seguito i diversi punti di vista ritrovati in rete in questi giorni. Un esercizio che crediamo serva per farsi un po’ un’idea sulla complessità dell’argomento.

La prima testimonianza che abbiamo trovato in rete, già la sera della domenica, è il live tweeting gentilmente organizzato e messo a disposizione su Seejay da @cieffe27 (“il mio modo per riordinare gli appunti, va fatto a caldo per non ridursi a un semplice tweet wall” dice lui – “molto utile, aggiungiamo noi”).

Poi c’è stato l’articolo di @Maricler dal titolo “Tre punti per App.etite“.
Uno scritto lucido, intelligente e molto sincero che fornisce 3 spunti su cui riflettere davvero:

  1. “le competenze sono sopravvalutate (o sottovalutate) – chi l’ha detto che deve essere la persona che più sa di cibo la più brava a comunicarlo?”;
  2. “il mondo food deve imparare a farsi permeare da settori diversi e riconoscere la competenze in quei settori per costruire insieme un percorso di eccellenza”;
  3. “fate le slides, presentatevi e predisponetevi a comunicare”: un invito aperto rivolto a tutti i relatori in generale (ma in particolare alla maggior parte di quelli intervenuti) – “chi è sul palco è lì per trasmettere qualcosa” ed esistono davvero tanti mezzi, strumenti e modi per farlo (qualcuno ci è riuscito bene, e probabilmente non a caso era straniero).

Abbiamo ritrovato poi altri due articoli dai toni e modi completamente diversi: quello di Federico Decesare Viola su Food24 e quello di Sandra Salerno (aka @toccodizenzerosul suo blog dal titolo “App.etite: cosa ci aspettiamo dopo?” di cui condividiamo pienamente, tra le altre cose, l’idea di base del titolo e la sua conclusione:

Basta lagnarsi e rimbocchiamoci tutti le maniche che forse è giunto il momento.

E ancora, immancabili il post di Identità Golose e una piccola riflessione di Intravino.

Finiamo (e non a caso) con il report ufficiale su la Gazzetta Gastronomica, da cui abbiamo estrapolato alcune parti:

Parlare di editoria gastronomica insieme per tentare di capire verso dove andare, come stiamo, chi siamo, quali sono le nostre fragilità ma soprattutto le nostre forze. Questo voleva essere il senso di questo incontro. Non un numero zero ma un tentativo di dialogo, scambio e confronto. […] Non erano gli stati generali dell’editoria gastronomica, come qualcuno ha erroneamente titolato, ma l’inizio di un ragionamento […].
Le polemiche, gli assenti, le critiche sono andati di pari passo con la voglia di trovare delle tessere di un mosaico troppo vario da comporre in un solo incontro […].
Intanto diteci chi e cosa avreste voluto ad App.etite. Streaming a parte. Perché, come ha detto Massimo Bottura in chiusura, bisogna smettere di dire e comunicare e bisogna iniziare a fare.

Una richiesta aperta che presume una risposta.
Bene, ecco le nostre considerazioni (streaming a parte – che comunque riteniamo importante).

1 – App.etite dovrebbe diventare un appuntamento periodico dove ritrovarsi e poter andare avanti. Ok, non voleva essere un “numero zero”, ma non può rimanere nemmeno un’occasione fine a se stessa se si vuole andare avanti costruttivamente insieme alle tante voci che abbiamo constatato essere presenti nel settore. Altrimenti che senso ha?

2 – Facce “nuove” al tavolo degli speaker. E per nuove pensiamo all’altra metà del digitale, che non siano i grandi o piccoli editori solamente ma foodblogger, digital Pr operanti nel food e comunicatori anche con piccole/medie esperienze alle spalle in grado di portare un punto di vista diverso, che esiste e non può essere ignorato.

3- Iniziare a portare avanti insieme la cultura della “semplificazione strategica” (ci piace chiamarla così). Iniziare a “parlare semplice” e non per questo “parlare male o valere/sapere meno”. Diffonderla. Svecchiare i sistemi di comunicazione. Cercare di spiegare alle aziende, per fare un esempio concreto alle cantine, che forse la comunicazione va oltre un punteggio, sicuramente comprensibile ma riduttivo.
La semplicità non è poi così facile come si crede. Vuol dire svestirsi di tante strutture mentali complicate e aprirsi ad un pubblico nuovo cogliendo nuove opportunità.
Un primo passo in questa direzione si è fatto con il bellissimo intervento dall’americana Cathy Huyghe,  Wine columnist  di @Forbes e @Food52 (aka @cathyhuyghe), che ha riportato il livello della comunicazione a qualcosa di “terreno” comprensibile da tutti, per questo esaltante.
L’idea di comunicare il vino abbandonando in parte i tecnicismi per avvicinare nuovi consumatori (stranieri e giovani target) dovrebbe essere facilmente comprensibile e assolutamente condivisa ma per un paese, quale l’Italia, in cui “è passato il messaggio che si può avere paura di sbagliare nella scelta del vino alla carta di un ristorante” (cit. Andrea Gori aka @burde) sicuramente è un gran passo avanti.

Appetite_vino_SocialMargarita

Vi consigliamo di leggere questo bellissimo post di Cathy su Forbes, dedicato sempre al post-App.etite visto però dal punto di vista di questa speaker americana che si sofferma a riflettere sulle differenze comunicative rispetto al prodotto vino in Italia e in USA.
“Who has time to read about wine?” se il tempo è limitato, se il messaggio deve passare velocemente allora la comunicazione deve colpire per una sua qualche caratteristica di forma che può essere l’immediatezza, lo stupore, il coinvolgimento e tutto quanto possa emozionare (i punteggi per far questo non servono). Noi di questo ne siamo fermamente convinte e, nel nostro piccolo, attraverso il lavoro sul nostro nuovo blog “Pane, vino e web”, stiamo cercando di diffondere il concetto agli operatori di settore che la semplicità nel modo di comunicare è necessaria per aprirsi nuove strade.

Forse un articolo un po’ lungo questo ma la complessità dell’argomento lo richiedeva. Forse la bibliografia che abbiamo trovato in questi giorni non è completa, se avete da segnalarci altri articoli ci farebbe piacere e potete farlo nei commenti al post.
La nostra intenzione era di tenere traccia di tutto quanto è emerso da questo confronto.
Noi siamo positive e vogliamo assolutamente essere costruttive nei confronti del futuro della comunicazione enogastronomica. Ci sarà da fare un percorso lungo e tanti cambiamenti, ma questo non deve spaventare.

 

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Creativa, curiosa e organizzata, sono sempre in cerca di nuove avventure!

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