Abstract Fluid Painting Brown & Green | Mark Chadwick on Flickr

Social Media e Musei: l’arte di diventare social

Impossibile pensare che i Social Media non possano giocare un ruolo fondamentale nella promozione dei musei. Su questo dovremmo essere tutti d’accordo. E invece, in Italia, l’utilizzo di questi strumenti è ancora limitato. C’è però una buona notizia: sta crescendo la consapevolezza che “affacciarsi a questo mondo” possa rappresentare una buona opportunità sia per far circolare le informazioni sia per promuovere gli eventi a costi accessibili.

Ho trovato una presentazione molto interessante in rete che fa una panoramica generale sulla situazione italiana e ovviamente porta ad esempio il caso di successo del Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, che già nel 2006 ha compiuto il primo passo verso la comunicazione museale 2.0. Se poi si consulta la classifica pubblicata su Museum Analytics, seppur non proprio tra i primi posti rispetto ad altri nel mondo, troviamo in Italia diversi musei che hanno reso la comunicazione “social” primaria, veicolandola in modo particolare sulla propria pagina Facebook: questo è il caso di MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, (con oltre 65.000 fan) e della Triennale di Milano (oltre 51.000). Segue appunto il Mart, al terzo posto, con oltre 49.000. Se siete curiosi di sapere quali sono gli altri, vi consiglio di scorrere questa classifica, che a mio parere, anche se strumento ancora in beta, è molto interessante.

Ma quali possono essere i vantaggi di un approccio strutturato e di una strategia di comunicazione integrata sui social media per un museo? Di seguito solo alcuni spunti.

  • I social media sono fondamentali per il Branding, per creare o rafforzare l’immagine del museo;
  • Tramite il social media marketing si può raccontare una storia (Storytelling) che parla del museo, partendo dalla sua inaugurazione per poi seguire tutte le tappe salienti della sua esistenza. In questo modo si accresce il coinvolgimento del pubblico ed il senso di appartenenza alla Community;
  • Con questi strumenti si diversifica la presenza sul web, usando toni informali che in altri luoghi non è sempre possibile utilizzare;
  • Si può coinvolgere il pubblico, creando interesse verso una nuova iniziativa, generando “passaparola” sull’evento stesso (presentandolo in anteprima, fornendo dettagli, rispondendo alle domande o alle curiosità, raccogliendo feedback, chiedendo ai visitatori il proprio parere diretto, magari premiandoli per il contributo fornito);
  • I social media possono essere utili anche per mettere in contatto i professionisti che lavorano all’interno della struttura coi visitatori, favorendo così il dialogo e accrescendo il rapporto umano che è alla base della costruzione della Community;
  • Con questi strumenti si può fare ricerca diretta (Survey o Sondaggi) utilizzandoli per fare domande e per confrontarsi con il proprio pubblico, per acquisire tutte le informazioni relative agli interessi, per poi realizzare una programmazione che possa soddisfare il maggior numero di persone possibile;
  • Si può fare promozione alle vendite (per gli ingressi online, i prodotti editoriali, il merchandising e tutto quanto viene venduto nello store);
  • Tramite i social media si può fare anche un buon Customer Service: le risposte alle diverse domande ed esigenze dei propri visitatori possono essere soddisfatte immediatamente;
  • Infine, social media, Qr code e applicazioni mobile possono essere utilizzati per creare “percorsi” guidati e interattivi della mostra stessa, facilitandone la dimensione del racconto, rendendo il percorso multimediale.

Fatte queste dovute premesse, mi piacerebbe concludere il mio articolo riportandovi una case history completa riguardante appunto il social media marketing applicato ai musei: quella del Brooklyn Museum.

Il Brooklyn Museum ha un Blog, una Pagina Facebook, un Profilo Twitter, un Account Flickr, un Tumblr, una Venue Foursquare e altro ancora.
Il sito principale del museo fornisce informazioni sulle mostre, sugli orari di visita e su come raggiungerlo. In sostanza, il genere di cose che ci aspettiamo da un sito di un museo. Nella parte inferiore, sul lato destro, dell’home page troviamo però tutti pulsanti “social” e il link al blog. La pagina Facebook del museo ha oltre 121.000 fan ed è utilizzata principalmente per dare informazioni al pubblico e rispondere alle domande degli utenti. Molto interessanti invece sono il profilo Flickr e il Blog. Il primo funge da archivio per le opere d’arte (dove viene mostrata anche la loro realizzazione), il secondo nasce con la premessa di raccontare cosa c’è “dietro le quinte” del Brooklyn Museum. Infine, vale la pena notare quanto questo museo investa nella “creazione” della propria community e abbia scelto, quindi, la strada di costruirla su uno spazio dedicato chiamato Posse, accessibile dal sito, che di fatto è un social network personalizzato.

Installing Jean Paul Gaultier

Secondo me sarà sempre più importante da parte dei musei (da quelli più famosi a quelli locali) riuscire a trovare nuove forme di comunicazione in grado di coinvolgere in maniera diretta il proprio visitatore, interessandolo attivamente alle proprie iniziative. Quindi, pensare a Musei 2.0 è sicuramente la strada da intraprendere e non è poi così lontana visto la sempre più ampia diffusione dei social media. Si tratta solo di costruire la giusta strategia di social media marketing a misura di ogni realtà. Siete d’accordo?

 
Photo Credits
Cover Photo: photo credit: markchadwickart via photopin cc
Photo Articolo: “Installing Jean Paul Gaultier di Brooklyn Museum, su Flickr”
 

About Stefania Fregni

Appassionata di Comunicazione e Marketing nella vita e per lavoro, sono consulente da oltre 10 anni, specializzata nel settore Food & Beverage. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del Social Media Marketing e del Marketing Digitale, specializzandomi e collaborando a diversi progetti. Creativa, curiosa e organizzata, sono sempre in cerca di nuove avventure!

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